Crioconservazione degli ovociti, approvato l’ordine del giorno della Lega: chiesti voucher in Lombardia
Approvato l’ordine del giorno di Alessandro Corbetta per potenziare la crioconservazione degli ovociti e introdurre possibili voucher regionali.

Un sostegno economico alle giovani donne che vogliono preservare la propria fertilità e rimandare la maternità. È l’obiettivo dell’ordine del giorno presentato da Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale e primo firmatario, approvato nell’ambito dell’assestamento al bilancio della Lombardia.
Il documento chiede alla Giunta regionale di potenziare i percorsi per la crioconservazione degli ovociti, estendere l’esperienza avviata all’ospedale Niguarda di Milano e valutare contributi o voucher per ridurre i costi sostenuti dalle giovani donne italiane residenti in Lombardia.
L’approvazione dell’ordine del giorno, tuttavia, non comporta l’introduzione immediata di un contributo: modalità, risorse, requisiti e tempistiche dovranno essere definiti attraverso successivi provvedimenti regionali.
Crioconservazione degli ovociti: che cosa chiede l’ordine del giorno
La proposta impegna la Regione a rafforzare le misure per la tutela e la preservazione della fertilità, partendo dall’esperienza dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.
L’ordine del giorno indica tre possibili linee di intervento:
- potenziare ed estendere i percorsi per la preservazione della fertilità;
- promuovere campagne informative sui cambiamenti della fertilità legati all’età;
- introdurre contributi o voucher per rendere più accessibile la crioconservazione degli ovociti.
I possibili sostegni economici, secondo il documento, sarebbero rivolti alle giovani donne italiane residenti in Lombardia. Nella documentazione fornita non vengono però precisati limiti di età, requisiti economici, importo dei contributi o modalità per presentare la domanda.
Il modello del Niguarda e il costo del social freezing
Corbetta richiama l’esperienza già avviata al Niguarda con il cosiddetto social freezing, ossia la crioconservazione degli ovociti effettuata non per una patologia, ma per preservare la possibilità di una futura maternità.
«Regione Lombardia ha già aperto una strada importante con la Banca regionale dei gameti e con l’esperienza del social freezing a tariffa calmierata presso il Niguarda. Ora dobbiamo fare un passo in più e rendere ancora più accessibile questa possibilità», sostiene il capogruppo della Lega.
L’obiettivo dichiarato è ridurre l’ostacolo economico per le donne che decidono di ricorrere a questo percorso. Al momento, però, non sono stati comunicati né lo stanziamento necessario né l’eventuale valore dei voucher.
Denatalità in Lombardia, la posizione di Alessandro Corbetta
La proposta viene collegata dalla Lega al progressivo calo delle nascite e alle difficoltà che portano molte donne a rinviare la maternità.
«Sempre più donne lombarde rinviano la maternità per ragioni economiche, lavorative, abitative e personali. Il risultato è che molte arrivano a progettare un figlio quando la fertilità è già fisiologicamente ridotta», afferma Corbetta.
Il capogruppo leghista inserisce il provvedimento in una più ampia strategia contro la denatalità: «La politica non può voltarsi dall’altra parte: deve mettere in campo strumenti moderni, concreti e accessibili».
Nella sua dichiarazione Corbetta contrappone inoltre il sostegno alla natalità all’ipotesi di compensare il calo delle nascite attraverso quella che definisce «immigrazione di massa», ribadendo la necessità di creare condizioni economiche, lavorative e sociali più favorevoli alla formazione di una famiglia.
Che cosa potrebbe cambiare per le donne di Monza e Brianza
Se le richieste contenute nell’ordine del giorno venissero tradotte dalla Giunta in misure operative, anche le giovani donne italiane residenti a Monza e in Brianza potrebbero accedere ai nuovi percorsi e agli eventuali contributi regionali.
Prima che questo possa avvenire serviranno però provvedimenti concreti che stabiliscano coperture finanziarie, requisiti, strutture coinvolte e modalità di accesso. L’ordine del giorno rappresenta quindi un indirizzo politico, non ancora l’apertura di un bando o di una procedura per richiedere il voucher.
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