Siamo solo a metà gara. Non è prudenza, è sano realismo. Onore ai tifosi del Monza presenti a Catanzaro
Il punto di Paolo Corbetta dopo la vittoria brianzola nell'andata della finale Playoff
“Non è finita finché non è finita”. Non tutti sanno che questo celebre aforisma ha le sue radici nel baseball, essendo stato coniato da un ex giocatore ed ex allenatore di questo sport made in USA.
A Lawrence Peter Berra (detto Yogi) ed alla sua più celebre esternazione dovrà ispirarsi il Monza che venerdì affronterà gli ultimi 90’ della stagione. Il passo necessario per riconquistare subito la Serie A dopo la disastrosa stagione conclusasi lo scorso giugno.
Dunque, vorrei che fosse chiaro un concetto: siamo solo nell’intervallo di una partita che dura 180’, dopo aver giocato una prima metà gara che ha visto il Monza interpretare l’incontro con il giusto spirito, la dovuta attenzione mentale e, come auspicato da Paolo Bianco, senza mai “uscire dalla gara” nel corso del match.
Il che ha portato i biancorossi a godere di un doppio vantaggio in termini di realizzazioni che li mette nella condizione di essere i grandi favoriti per la conquista della terza casella utile per arrivare alla Serie A. Ma nulla è già definitivo. Punto.
Non si tratta di esser prudenti, ma di essere attenti
Questo è l’atteggiamento con cui il Monza dovrà scendere in campo contro il Catanzaro tra qualche giorno. Consapevole che la squadra sta bene fisicamente, che nelle ultime due gare la concentrazione e l’attenzione non sono mai mancate; e che, dopo aver subito sette reti tra Mantova, Empoli e andata con la Juve Stabia, c’è una sola rete al passivo nelle ultime due partite. Non si tratta di esser prudenti, si tratta di essere attenti, di aspettare a cullare sogni di gloria finché anche la gara di ritorno non si sarà conclusa.
Intanto, a livello personale, prendo atto che è iniziata una rincorsa sfrenata per salire, o meglio, risalire sul carro del possibile vincitore. Da parte di chi? Dei soliti noti, coloro che criticano a prescindere, senza se e senza ma. C’era da aspettarselo, questo è uno dei maggiori difetti di cui può essere dotata la natura umana e che, per chi segue il Monza, pare una caratteristica piuttosto diffusa.
Un esempio? Ieri, all’annuncio della formazione con cui Bianco aveva deciso di schierare inizialmente la squadra, ho letto più critiche che apprezzamenti. Invece le scelte del mister biancorosso sono state semplicemente perfette, con i gol che hanno deciso la partita ancora una volta provenienti dalla panchina. Quel che è ridicolo è aver letto poi commenti entusiasti proprio da coloro che avevano inizialmente criticato.
Nulla a che vedere, ovviamente, con chi si è sobbarcato la lunga trasferta calabrese con grande entusiasmo e sacrificio; e con la soddisfazione di aver visto una gara che ha portato in dote due gol ed un enorme vantaggio in vista del traguardo finale. Onore a questi cento e passa tifosi, che l’entourage biancorosso ha ringraziato con molta partecipazione a fine gara.
In vista della gara di venerdì, concludo con un altro aforisma, che adoro, anche perché coniato da uno dei più genuini protagonisti del calcio italiano di sempre quale è Giovanni Trapattoni: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Siamo tutti d’accordo?
Paolo Corbetta

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