Chi è Paolo Piffer: il volto civico della politica monzese
Dalla psicologia al Consiglio comunale: il profilo del civico che ha sfidato i partiti a Monza
Nel panorama politico di Monza, Paolo Piffer è una figura che divide ma non passa inosservata. Candidato sindaco per tre volte, consigliere comunale per due mandati, operatore sociale da oltre vent’anni, rappresenta una delle espressioni più coerenti del civismo locale. Fuori dai partiti tradizionali e lontano dalle logiche di apparato, ha costruito il suo profilo pubblico puntando su impegno sociale, presenza costante nelle istituzioni e una narrazione politica controcorrente.
Le origini e la formazione: Monza come scelta di vita
Paolo Piffer cresce a Monza, nel quartiere Cazzaniga, un dettaglio che nel suo racconto pubblico non è mai secondario. La città non è soltanto il luogo in cui vive, ma il contesto in cui ha deciso di spendere l’intero percorso professionale e politico.
Il suo percorso di studi è legato alla psicologia. Consegue una prima laurea in Psicologia della comunicazione e una seconda in Scienze e tecniche psicologiche. Una formazione che non resta teorica, ma che si traduce presto in esperienze concrete a contatto con il disagio mentale e sociale.
Già nel 2005 svolge il tirocinio presso un’associazione di ricerca in psicologia clinica a Milano, avviando un percorso che lo porterà stabilmente a lavorare con le fasce più fragili della popolazione.
Il lavoro nel sociale: disagio psichico e carcere
Dal 2008 Piffer inizia un’intensa attività nel volontariato e nel terzo settore. Opera in centri diurni per adulti psichiatrici, dove matura una forte attenzione al tema dell’ascolto e della relazione, e parallelamente lavora per cooperative sociali impegnate nell’assistenza domiciliare a minori e persone con disabilità.
Nello stesso periodo è tra i fondatori dell’associazione “L’isola che non c’è”, attiva nel sostegno al disagio psichico e ai disturbi dello sviluppo in età adolescenziale. Un’esperienza che consolida il suo profilo di operatore sociale prima ancora che di politico.
Dal 2010 lavora stabilmente con il carcere di Monza, partecipando ai progetti di inclusione sociale per detenuti ed ex detenuti. Un ambito che lui stesso definisce centrale nella sua vita professionale e che lo mette quotidianamente a contatto con le forme più gravi di marginalità urbana.
L’ingresso in politica e le candidature a sindaco
L’ingresso in politica avviene nel 2012, quando si candida a sindaco di Monza sostenuto da due liste civiche. Non vince, ma viene eletto consigliere comunale, segnando l’inizio di un percorso istituzionale che continuerà negli anni successivi.
Nel 2017 si ricandida nuovamente a sindaco con un progetto civico e viene rieletto in Consiglio comunale. Una presenza costante, rivendicata anche attraverso un dato simbolico: il 100% delle presenze in aula in dieci anni di mandato. Un elemento che Piffer utilizza per sottolineare un’idea di politica basata sulla partecipazione e sulla responsabilità quotidiana.
Nel 2022 arriva la terza candidatura a sindaco, ancora una volta fuori dai poli tradizionali e con una proposta fortemente alternativa al sistema politico cittadino.
Insegnamento, innovazione e impegno civile
Dal 2015 Piffer insegna psicologia presso l’Accademia Dante Alighieri, affiancando l’attività didattica al lavoro nel sociale. È inoltre vicepresidente di un’associazione impegnata nella promozione dell’innovazione e della cultura digitale, con l’obiettivo di coniugare sviluppo tecnologico e utilità sociale.
Nel 2017 è tra i fondatori dell’associazione Adagio, nata per sostenere il benessere psicologico della popolazione e ridurre l’impatto del disagio mentale, in particolare nei gruppi sociali più vulnerabili.
Vita privata e curiosità
Sul piano personale, Piffer rivendica uno stile di vita coerente con le proprie battaglie pubbliche. È donatore Avis, vegetariano, ambientalista e amante degli animali. Convive con due gatti, Kasta e Premier, spesso citati con ironia nei suoi interventi pubblici.
È appassionato di padel e ama raccontarsi come una persona lontana dall’immagine del politico professionista. Una delle curiosità più note è la frase con cui ama definirsi: “La nonna è il mio unico vero consulente politico”. Una battuta che sintetizza bene il suo approccio: diffidenza verso gli strateghi del consenso e fiducia nel buon senso quotidiano.
Un profilo fuori dagli schemi
Paolo Piffer non è mai riuscito a conquistare la guida della città, ma ha costruito negli anni un’identità politica riconoscibile, coerente e difficilmente assimilabile ai modelli tradizionali. Un civico puro, radicato nel sociale, che ha scelto di restare ai margini del sistema senza smettere di sfidarlo.



