Free for Music oltre il carcere: l’incontro coi due rapper che lascia il segno a Monza
Emis Killa, Jake La Furia e Camilla Ghini a confronto con i detenuti tra storie, errori e futuro
La musica come linguaggio universale, capace di attraversare contesti, storie personali e persino barriere fisiche. In alcuni luoghi, più che altrove, diventa uno strumento per dare forma a ciò che spesso resta inespresso: errori, paure, ma anche prospettive e possibilità.
Quando il tempo assume un peso diverso e le giornate si dilatano, ogni occasione di confronto può trasformarsi in un passaggio decisivo. Non solo intrattenimento, ma un’occasione concreta per riflettere su sé stessi, sul proprio percorso e su ciò che verrà.
È in questo contesto che iniziative legate alla creatività e alla formazione assumono un valore ancora più profondo, perché mettono al centro la persona e il suo potenziale, anche nei momenti più complessi.

Free for Music Monza: detenuti e artisti a confronto
Un confronto diretto su tempo, errori e possibilità di riscrivere il proprio futuro. È questo il cuore del terzo appuntamento di Free for Music, il laboratorio promosso da Orangle Records con la supervisione socio-educativa di Paolo Piffer, che coinvolge i detenuti della Casa Circondariale Sanquirico di Monza in un percorso di scrittura, produzione e formazione musicale.
Protagonisti dell’incontro sono stati Emis Killa, Jake La Furia e Camilla Ghini, già preceduti nei mesi scorsi da artisti come Lazza (qui l'articolo sulla precedente visita) e Fedez. La giornata si è articolata in due momenti: prima il dialogo con i detenuti su temi come giudizio sociale, responsabilità e libertà, poi l’ascolto dei brani realizzati dai partecipanti al laboratorio.
Un’occasione concreta di confronto, in cui la musica si è trasformata in uno strumento per leggere il proprio passato e costruire nuove prospettive.
Emis Killa e Jake La Furia: errori, tempo e seconde possibilità
Tra i temi centrali emersi durante l’incontro, il rapporto tra errori e responsabilità. Un concetto ribadito più volte dagli ospiti, sottolineando come il reinserimento sociale debba essere un processo reale e non solo teorico.
Significative le parole di Jake La Furia, riportate dall'agenzia DIRE:
Leggete qualsiasi cosa. Anche libri che all’inizio possono sembrarvi lontani da voi. La lettura apre la mente e può offrirvi idee e prospettive che non immaginate
E ancora, sul mondo della musica:
Se fai musica pensando solo al successo hai già perso. La musica deve prima di tutto divertire chi la fa. Quando ti diverti davvero, questa cosa arriva anche a chi ti ascolta. Le persone devono identificarsi in quello che racconti; per questo è fondamentale parlare di quello che conosci, di quello che hai vissuto o che vivi davvero. Se racconti qualcosa che non ti appartiene, la gente se ne accorge subito. La credibilità è fondamentale
Sulla stessa linea Emis Killa, alla sua terza partecipazione al progetto:
Nella vita tutti sbagliano. La differenza sta in cosa fai dopo. Gli errori non spariscono, ma possono diventare il punto da cui ripartire. L’importante è non smettere di lavorare su sé stessi e non convincersi che la propria storia sia già scritta.
Carcere di Monza e musica: il progetto e l’album in uscita
Accanto agli artisti, anche Camilla Ghini ha sottolineato il valore di disciplina e costanza, elementi fondamentali per trasformare una passione in un percorso professionale.
Durante l’incontro si è parlato anche del rapporto con il denaro, visto come strumento utile ma non come unico obiettivo, e della necessità di sviluppare un equilibrio personale che vada oltre l’aspetto economico.
Il progetto Free for Music non si ferma però agli incontri: il prossimo 27 marzo 2026 verrà pubblicato l’album che raccoglie i brani scritti e interpretati dai detenuti del carcere di Monza. Un lavoro che rappresenta il risultato concreto di mesi di attività e che punta a fornire competenze utili per il reinserimento.
L’iniziativa, supportata dalla direzione dell’istituto, dagli educatori e dalla Polizia Penitenziaria, sta già attirando l’interesse di altri istituti penitenziari, configurandosi come un modello replicabile.



