Non è più soltanto qualche coleottero sulle foglie. In alcune zone si parla ormai di veri e propri sciami, con piante danneggiate, prati invasi e segnalazioni che aumentano giorno dopo giorno. La Popillia japonica torna a far paura e la Brianza è tra i territori lombardi più colpiti.

A lanciare l'allarme è la Cia Lombardia, la Confederazione italiana agricoltori, che contesta l'idea di un'emergenza ormai sotto controllo. Le maggiori criticità si registrerebbero proprio nelle province di Monza e Brianza, Lecco e Como, anche se la presenza del coleottero invasivo riguarda ormai gran parte della Lombardia.

Popillia japonica in Brianza, crescono le segnalazioni

Agricoltori, florovivaisti e semplici cittadini continuano a segnalare una presenza sempre più massiccia della Popillia japonica, insetto capace di attaccare coltivazioni, piante ornamentali e tappeti erbosi.

Il problema, secondo la Cia, si starebbe aggravando rapidamente. Non più episodi isolati, ma vere concentrazioni di insetti che in alcune aree stanno creando disagi anche al di fuori dei campi e dei vivai.

«Nei nostri uffici stiamo ricevendo moltissime segnalazioni da parte di agricoltori, florovivaisti, ma anche di semplici cittadini», ha spiegato Luca Colombo, presidente di Cia Alta Lombardia e florovivaista.

Le testimonianze parlano di sciami, coltivazioni pesantemente colpite, piante ornamentali danneggiate e prati invasi. Un quadro che, secondo gli agricoltori, richiede un rafforzamento immediato delle attività di prevenzione, monitoraggio e contenimento.

Brianza tra le zone più colpite dalla Popillia japonica

Il dato che tocca più da vicino il nostro territorio è chiaro: Monza e Brianza viene indicata tra le province con le maggiori criticità, insieme a Lecco e Como.

La presenza della Popillia japonica in Lombardia non è una novità. Il coleottero è presente nella regione da circa dieci anni, ma secondo la Cia la sua diffusione continua ad aumentare stagione dopo stagione.

Gli adulti attaccano numerose specie vegetali, mentre le larve possono compromettere i tappeti erbosi nutrendosi delle radici. Per aziende agricole e vivai, il problema rischia quindi di trasformarsi in un costo sempre più pesante, sia per i danni diretti sia per la difficoltà di proteggere migliaia di piante.

A Seregno 15 trappole contro la Popillia japonica

Intanto sul territorio brianzolo i Comuni provano a correre ai ripari. A Seregno sono già stati effettuati due cicli di trattamento contro la Takahashia japonica, un'altra specie invasiva che sta interessando la Lombardia, mentre in tutta la città sono state installate 15 trappole contro la Popillia japonica.

A fare il punto è il sindaco di Seregno:

«Sono già stati effettuati due cicli di trattamento contro la Takahashia japonica, mentre in tutta la città sono state installate 15 trappole contro la Popillia japonica. L'obiettivo è contenere due specie invasive ormai diffuse in gran parte della Lombardia attraverso monitoraggi, disinfestazioni e una strategia di lotta integrata. Non esistono ancora soluzioni definitive, ma il Comune prosegue con interventi programmati e controlli continui sul territorio».

Un intervento che fotografa bene la complessità del problema: non esiste oggi una soluzione capace di eliminare definitivamente questi insetti, ma la strada scelta passa attraverso monitoraggio costante, trattamenti programmati e lotta integrata.

«Non è un problema episodico»: l'appello degli agricoltori

Il messaggio che arriva dal mondo agricolo è netto: la Popillia japonica non può più essere trattata come un fenomeno passeggero.

«È evidente che ci troviamo di fronte a un problema strutturale e non più episodico», sottolinea Colombo, chiedendo interventi più efficaci e soprattutto una strategia condivisa tra Regione, tecnici e organizzazioni agricole.

La Cia chiede maggiore monitoraggio nelle aree più colpite, investimenti nella prevenzione e una programmazione di medio-lungo periodo. Il timore è che lasciare ogni singola azienda da sola davanti all'invasione significhi rendere la battaglia ancora più difficile e costosa.

Anche il presidente di Cia Lombardia, Paolo Maccazzola, chiede di prendere atto di una diffusione che continua a crescere anno dopo anno e di costruire interventi strutturati per tutelare aziende agricole, florovivaismo e territorio.

Popillia japonica, la Brianza guarda con preoccupazione all'estate

Per la Brianza, terra densamente urbanizzata ma ancora ricca di parchi, giardini, vivai e attività agricole, il problema non riguarda soltanto gli addetti ai lavori.

La Popillia entra nei giardini privati, colpisce le piante ornamentali, rovina i prati e diventa sempre più visibile anche agli occhi dei cittadini. Ed è proprio l'aumento delle segnalazioni a rendere queste settimane particolarmente delicate.

Da Seregno, con le sue 15 trappole e i trattamenti già avviati, arriva un esempio concreto di come i Comuni stiano cercando di reagire. Ma la domanda resta aperta: le misure adottate finora saranno sufficienti a contenere una diffusione che gli agricoltori descrivono come sempre più preoccupante?

Una cosa è certa: in Brianza l'attenzione resta alta. E il coleottero giapponese, arrivato ormai da anni sul nostro territorio, sembra tutt'altro che intenzionato a scomparire.

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