A volte il calcio è proprio strano. Sotto di due reti dopo un primo tempo decisamente disarmante in casa della Lazio ed in inferiorità numerica per l’espulsione di Lucchesi, chi avrebbe mai osato sperare che il Monza potesse giocare una ripresa così gagliarda da sfiorare il pareggio? Forse neanche lo stesso Ivan Juric, che, a mio parere, è stato il maggiore protagonista nella gara dell’Olimpico. 

Con scelte nella formazione iniziale un tantino azzardate; e con una correzione drastica nell’intervallo che ha dato i suoi frutti sul piano dell’atteggiamento e del gioco, non purtroppo del risultato.

La mia consueta analisi non si limita alla gara di ieri ma si allarga alle sei giornate di campionato finora disputate. Nove reti realizzate, quindici al passivo. Una media di due gol e mezzo subiti ad ogni partita. Mi pare evidente che qualcosa non funzioni nel Monza che il tecnico croato sta plasmando. 

Qualcuna di queste reti al passivo è arrivata per svarioni del portiere di turno, qualche altra è maturata per disattenzioni difensive abbastanza clamorose. Ma c’è qualcosa in più su cui vale la pena fare una riflessione.

Il Monza mostra spesso di essere una squadra con equilibri instabili

Il Monza mostra spesso di essere una squadra con equilibri instabili. Se la difesa soffre oltre misura, io credo fermamente che l’apporto in copertura del centrocampo sia carente. Non so se è una questione di uomini o se il problema sia il modulo. Quel che io vedo è che, assente Pessina, Folorunsho non è l’uomo più adatto a giocare sulla linea mediana al fianco di Akinsanmiro. 

Lì ci vuole uno che sappia coprire, che sappia interdire, che sappia, come si dice in gergo, “fare la legna”. Le ultime due gare, con Sassuolo e Lazio, hanno evidenziato che il Monza con Foe Ondoa in campo, l’unico incontrista disponibile oggi nella rosa biancorossa, soffre meno. Anzi, a Roma, contro la formazione di Gattuso, ha disputato un secondo tempo di grande determinazione e qualità, considerata l’inferiorità numerica.

Non c’è ovviamente una controprova, ma con un Foe Ondoa in campo al posto di Ngonge o Zeballos, entrambi ancora in condizioni non ottimali, credo che il primo tempo sarebbe potuto essere meno negativo. Eccoci dunque al punto. Le indubbie qualità di Folorunsho possono essere esaltate in una linea mediana in cui, oltre a Birindelli e Mangas sugli esterni, ci siano tre uomini. 

Quindi in un ipotetico modulo 3-5-2. Oppure, mantenendo l’attuale modulo, se Folorunsho viene schierato sulla trequarti, a supporto del centrocampo ma senza compiti di copertura.

Me ne guardo bene da dare suggerimenti ad un mister esperto come Juric, ma credo che la mia riflessione vada presa in considerazione. Lo stesso tecnico croato se ne è accorto, al punto che, proprio dopo i primi tempi disputati con Sassuolo e Lazio,  ha mandato subito in campo con risultati positivi un giocatore di contenimento che dà equilibrio come Foe Ondoa. 

Non se la prenda mister, se mi permetto di entrare in dettagli tecnico-tattici in modo così deciso. Ma, a precisa domanda sulle “sparate” di Giuseppe Cruciani dei giorni scorsi, avendola sentito dire che ritiene interessante il lavoro dell’opinionista, mi consideri tale ed accetti questa analisi valutandola nei suoi contenuti. Buon lavoro!  

Paolo Corbetta   

Corbetta

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