EGuasti improvvisi, passaggi a livello bloccati, vagoni sovraffollati e corse che saltano senza preavviso.
Per molti pendolari di Monza e Brianza, il viaggio quotidiano in treno è diventato una prova di resistenza, più che un semplice spostamento per andare al lavoro o a scuola.

In questo clima di esasperazione arriva una proposta destinata a far discutere: lo “sciopero del biglietto”, ovvero l’invito a non pagare per un servizio giudicato inaffidabile.

Chi lancia lo sciopero del biglietto

La provocazione arriva dal , movimento che raccoglie ex leghisti delusi dall’attuale dirigenza guidata da e nostalgici della Lega delle origini di .

Negli ultimi mesi il malcontento dei pendolari è arrivato più volte anche alle redazioni locali, con segnalazioni quotidiane di ritardi e cancellazioni. Da qui la scelta di trasformare la rabbia diffusa in una forma di protesta simbolica.

“Non è più un problema locale”

Secondo il Patto per il Nord, il disastro del trasporto ferroviario ha superato da tempo i confini del singolo territorio.
A parlare è Jonny Crosio, vice segretario federale del movimento, che definisce la situazione un’emergenza lombarda, non un semplice disservizio episodico.

L’idea alla base della protesta è quella della disobbedienza civile, intesa come risposta pacifica a un sistema ritenuto inadempiente. Un concetto che richiama il pensiero di , secondo cui il rapporto tra cittadino e Stato si fonda su un patto reciproco.

Pendolari allo stremo

Le testimonianze raccontano una quotidianità fatta di strategie di sopravvivenza.
C’è chi arriva in stazione con 40 minuti di anticipo, sperando di salire su un treno precedente perché quello giusto è quasi sempre pieno o in ritardo. Chi, invece, mette in conto lunghe attese fuori dal luogo di lavoro, dopo viaggi interminabili.

Un’odissea che, secondo il Patto per il Nord, ha superato il limite della tollerabilità.

Cosa chiede il Patto per il Nord

Il messaggio è diretto: se il servizio non viene garantito, il biglietto non va pagato.
Secondo Crosio, continuare a pagare significa legittimare un sistema che non assicura nemmeno la certezza di arrivare puntuali al lavoro o all’università.

Il principio invocato è semplice: io pago, tu fornisci un servizio.
Se una delle due parti viene meno, il patto si rompe.

“I rimborsi non bastano”

Altro punto critico sono i rimborsi, definiti dal movimento un’elemosina burocratica, spesso difficile da ottenere e poco incisiva sul piano pratico.

Lo sciopero del biglietto viene invece presentato come un segnale politico, una protesta pacifica ma visibile, capace di restituire dignità ai viaggiatori e di accendere i riflettori su un problema strutturale.

L’ombra delle Olimpiadi

A rendere il quadro ancora più delicato c’è l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina.
Secondo il Patto per il Nord, la Lombardia rischia una figuraccia internazionale se non sarà in grado di garantire una mobilità efficiente nemmeno nella quotidianità.

Il timore è che, sotto i riflettori del mondo, emergano ancora una volta ritardi cronici e infrastrutture in affanno.
Per questo, sostengono i promotori della protesta, il tempo delle giustificazioni è finito: ora, dicono, a parlare devono essere i cittadini.