Le statistiche raccontano il Monza di Juric. Verticalità, recuperi e occasioni create: cosa rivelano i numeri delle prime cinque giornate dei biancorossi e dove possono ancora migliorare. 

Otto gol segnati, dodici subiti e una differenza reti di -4. Dopo cinque giornate, il Monza di Ivan Juric è ancora alla ricerca della giusta quadratura. Eppure, guardando oltre i risultati, emerge un quadro piuttosto diverso: i biancorossi sono quarti in Serie A per differenziale tra Expected Goals prodotti e concessi (+3,3). Significa che, sulla base della qualità delle occasioni create e concesse, il Monza presenta un saldo atteso positivo di oltre tre reti, a fronte di una differenza reti effettiva di -4. 

I numeri raccontano dunque un Monza diverso da quello fotografato dai risultati. Per comprendere questa distanza, bisogna guardare a ciò che funziona, alle difficoltà ancora da risolvere e ai primi segnali dell'impronta di Juric. 

Un attacco che costruisce occasioni di qualità 

Con otto reti realizzate, il Monza ha il decimo attacco della Serie A, ma è quinto per Expected Goals (8,6). La produzione offensiva è dunque più interessante di quanto suggerisca la sola classifica dei gol segnati. 

I biancorossi sono inoltre terzi per grandi occasioni create (20), quinti per tiri nello specchio (circa sei a partita) e quarti per qualità media delle conclusioni (0,12 xG per tiro, alla pari di Roma e Lazio). Numeri che descrivono una squadra capace di arrivare con frequenza in posizioni favorevoli. 

Resta però elevato il numero delle grandi occasioni mancate: 16, secondo dato più alto del campionato dietro all'Inter (20). La differenza complessiva tra gol e xG è comunque contenuta (-0,6), anche grazie a Gustavo Varela, autore di quattro degli otto gol biancorossi a fronte di poco più di due xG personali. 

Il paradosso difensivo: pochi xG concessi, troppi gol subiti 

È nella propria metà campo che il divario tra rendimento atteso ed effettivo diventa più evidente. Il Monza ha incassato 12 reti, secondo peggior dato della Serie A, pur avendo concesso appena 5,3 xG, terzo miglior valore del campionato. Il differenziale di +6,7 tra gol subiti e gol attesi concessi è il più alto del torneo: nessun'altra squadra ha pagato così caro le occasioni lasciate agli avversari. 

Una parte della spiegazione arriva dai portieri. Dopo l'esordio difficile di Pizzignacco a San Siro, anche Thiam ha faticato: è ventesimo su 22 per gol evitati (-2,2) e ultimo per percentuale di parate (34,5%). Il dato complessivo degli estremi difensori biancorossi si ferma al 42,9%, il peggiore della Serie A. 

Le difficoltà, però, non si esauriscono tra i pali. Il 77,97% dei tiri concessi arriva dall'interno dell'area (46 su 59), la percentuale più alta del campionato. Il Monza concede relativamente poche conclusioni (11,8 a partita, quinto miglior dato) e di qualità media contenuta (0,09 xG per tiro): la frequenza dei tiri dall'interno dell'area non si traduce dunque, nei valori attesi, in occasioni mediamente molto pericolose. Gli avversari, tuttavia, trasformano in gol il 20,34% delle conclusioni, primato negativo condiviso con la Fiorentina. 

Pesano soprattutto gli episodi: tre errori hanno portato direttamente a un gol avversario e ben sette delle dodici reti subite sono arrivate su calcio piazzato, entrambi primati negativi della Serie A. Il rendimento dei portieri contribuisce a spiegare il divario tra gol subiti e attesi, ma errori individuali e vulnerabilità sui calci piazzati evidenziano anche problemi difensivi sui quali Juric dovrà intervenire. 

La verticalità prende forma 

Il Monza di Juric non sembra affidarsi al possesso prolungato come principale strumento di controllo della partita. I biancorossi sono quattordicesimi per possesso medio (46%), sedicesimi per passaggi riusciti e diciassettesimi per sequenze di almeno dieci passaggi (30). 

La caratteristica più evidente è piuttosto la propensione a far avanzare il pallone: il 35,2% dei passaggi è indirizzato in avanti, quarta percentuale della Serie A, mentre appena il 12,8% va all'indietro, il valore più basso del campionato. 

Una tendenza che si accompagna all'utilizzo dei lanci lunghi, con 21,6 passaggi lunghi precisi a partita (settimo dato), e delle corsie laterali. Il Monza è infatti sesto per cross completati, anche grazie al contributo di Ricardo Mangas e Samuele Birindelli, entrambi già autori di due assist. 

Ne emerge una squadra che privilegia le soluzioni in avanti rispetto alla circolazione prolungata del pallone, alternando passaggi verticali, lanci lunghi e sviluppi sulle fasce per raggiungere le zone offensive. 

Intercetti e recuperi: il Monza senza palla 

Anche senza palla affiorano alcuni principi riconoscibili. Il Monza è soltanto diciassettesimo per PPDA (15,2), l'indicatore che misura quanti passaggi vengono concessi agli avversari prima di un intervento difensivo nelle zone di campo considerate: più è alto, meno frequente risulta generalmente la pressione. 

Il dato suggerisce dunque un pressing non particolarmente continuo. Eppure, i biancorossi sono quinti per sequenze di pressione (59), situazioni nelle quali il possesso avversario si interrompe dopo un massimo di tre passaggi nella propria trequarti difensiva, e secondi per intercetti (11,8 a partita). 

Il punto di partenza medio delle pressioni, a 40,4 metri dalla propria porta, aiuta a comprendere in quali zone del campo il Monza tende ad aggredire. Un'indicazione che si affianca alla distribuzione dei recuperi: ultimo per possessi riconquistati nell'ultimo terzo (2,2 a partita), ma quarto, insieme al Milan, per recuperi a centrocampo (98). 

Il Monza mostra dunque una buona capacità di interrompere la manovra avversaria, soprattutto a centrocampo, senza esercitare una pressione alta e continua. 

Dai numeri ai risultati 

Le prime cinque giornate lasciano intravedere alcuni tratti del Monza di Juric: propensione alla verticalità, attitudine alla riconquista a centrocampo e una produzione offensiva di buona qualità. A pesare sui risultati sono soprattutto le difficoltà difensive, tra rendimento dei portieri sotto le attese, errori individuali e vulnerabilità sui calci piazzati. 

I margini di miglioramento riguardano però entrambe le fasi di gioco. Se in difesa sarà fondamentale ridurre il peso degli episodi, in attacco una maggiore efficacia nelle grandi occasioni potrebbe permettere ai biancorossi di valorizzare meglio quanto producono. 

Il Monza sta cominciando a trovare una propria fisionomia. Ora deve trovare il modo di farla pesare anche sul risultato.

A cura di Fabio Nava

Juric
foto MorAle

Per rimanere aggiornati sul Monza e sul territorio brianzolo, visita Monza-News e non dimenticare di commentare sulla nostra pagina Facebook