Giorgio Teruzzi
Giorgio Teruzzi

C’è un momento, nella vita di ogni giornalista, in cui tutto comincia davvero. Per Giorgio Teruzzi, quel momento ha il suono dei motori e il profumo di casa. Un racconto autentico, senza filtri, quello fatto al podcast di Gianluca Gazzoli, capace di riportare il giornalismo alla sua essenza più pura: passione, sacrificio e umanità.

La vittoria di Schumacher nel 1996
La vittoria di Schumacher nel 1996

Giorgio Teruzzi carriera Monza giornalismo: il rombo dei motori che cambia tutto

“La mia carriera è partita da Monza sentendo da lontano il rombo dei motori”. In questa frase di Giorgio Teruzzi c’è già tutto: l’inizio di una carriera costruita con fatica, intuizione e soprattutto amore per il giornalismo.

Un percorso senza scorciatoie, come lui stesso rivendica: “Faccio giornalismo con passione, non ho mai chiesto uno sconto in vita mia”. Parole che oggi suonano quasi controcorrente, in un mondo dove spesso velocità e visibilità sembrano contare più della sostanza.

Eppure, proprio questa autenticità ha reso Teruzzi uno dei riferimenti più solidi del panorama italiano. Un giornalista capace di raccontare lo sport, e non solo, con profondità e sensibilità.

Giorgio Teruzzi giovani giornalisti smartphone: la critica che fa discutere

Ma è quando guarda al presente che il tono cambia. Giorgio Teruzzi non usa mezzi termini parlando dei giovani giornalisti: “Oggi vedo pochi ragazzi curiosi, sono sempre tutti attaccati agli smartphone”.

Una riflessione che colpisce e apre un tema enorme: cosa sta diventando il giornalismo italiano? Dove è finita quella voglia di cercare storie, di uscire, di vivere le notizie?

Nel racconto emerge anche un episodio toccante legato a Pepi Cereda. “Quando Michael Schumacher venne a sapere che stava male lo chiamava quasi tutti i giorni”. Un dettaglio che va oltre lo sport e racconta il lato umano di un mondo spesso percepito come distante.

👉 Qui il link dell’intervista integrale: https://www.youtube.com/watch?v=Pge8L9JV-JE&t=996s