sabato, Aprile 17, 2021
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Colacone, ricordi di una stagione: ‘Quando giocavo nel Monza..’

In un lungo racconto concesso a Il Giornale di Monza, il responsabile del Settore Giovanile del Monza Roberto Colacone, si è soffermato sul suo ultimo anno da giocatore, vissuto appunto in Brianza nell’annata ’11-’12: “Il ds Tridico mi ha cercato in pieno agosto, stavo facendo il ritiro con i disoccupati. Sul piano personale mi sono riscattato dopo l’anno di Cremona, dove sono stato condizionato dagli infortuni. Sono stato 30 volte titolare e ho il ricordo dei due gol al Como, il primo valso un pareggio sotto la Curva Pieri nei minuti di recupero e il secondo una vittoria che ci faceva ancora sperare. Era quasi impossibile però non retrocedere, troppo il vuoto in società, e Viareggio fu fatale”.

Fascia al braccio

Tra le fotografie di quella stagione ci sono due capitani e un possibile obiettivo del Monza (“Anghileri era molto maturo, un soldatino in senso buono, Iacopino bandiera vera, sempre pronto a scendere in prima linea nelle difficoltà, invece Torregrossa non poteva essere pronto nelle scelte di gioco essendo giovanissimo, ma lasciava intravedere colpi e grinta”).

I primi passi ducali

Quello col gol è feeling che l’attaccante milanese, esordiente in Serie A a diciannove anni e mezzo (“Non ci ho più giocato: spiace non averla disputata con Ascoli e Como, dopo averla conquistata sul campo, invece rifiutaii io Brescia, Perugia e Verona”) con la maglia del Parma, non può dimenticare, anche se è passata dal rettangolo verde alla scrivania: “Ne ho siglati circa 70 nelle mie 369 presenze tra i cadetti. I gol non si scordano mai, le punte la sera prima della partita sognano solo quello e sono emozioni che non possono che rimanerti dentro”.

Figurine/Foggia

E’ stato richiamato al Monza che provava a rinascere dopo il fallimento da Filippo Antonelli: “L’ho avuto come compagno, era un esterno offensivo che sapeva saltare l’uomo, piuttosto esplosivo, e giostrare a destra e sinistra. In Serie D osservavo avversari e giocatori e mi occupavo dell’analisi dei match prima, di coordinare a livello giovanile poi: infine ho avuto l’onore di ricostruire in prima persona il vivaio, compito che mi da entusiasmo proprio perché sarei stato disposto a fine carriera a fare l’allenatore. In fondo, alleno i nostri allenatori, tra i quali ci sono Allegretti e Lasalandra, che ho incrociato anch’essi come compagni.

Figurine/Lucchese

L’approdo in biancorosso era però già stato sfiorato in un paio di circostanze: “«Nel 2000 il ds Vitale disse che i brianzoli mi avrebbero chiamato per i dettagli, ma quella telefonata non ci fu, poi nel mercato di riparazione del ’07-’08 Pagliari era interessato a me, ma alla fine mi trasferii in Val Seriana. L’Albinoleffe perse la massima serie solo in finale, contro il Lecce di Tiribocchi“.

Figurine/Ascoli

Si riuscisse a centrate la meritata Serie B, il Monza non potrebbe che tentare il doppio salto: “Ai miei tempi erano cavalcate rare, ricordo il Lecce di Ventura e il Bologna di Ulivieri. E’ un campionato dove devi avere il gruppo, basi solide in società e molta concentrazione, perché per tante formazioni gli obiettivi rimangono alla portata sino alle ultime battute”.

Figurine/Genoa

L’ultimo sguardo è per i suoi ragazzi: “Non è facile questo periodo, al di là dell’impatto a livello psicologico, e mi auguro che quando potranno ritrovare il campo, sentano ancora dentro la passione per il calcio”.

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Antonio Sorrentino
Antonio Sorrentino
Antonio Sorrentino, classe 1977: umanista e storico di calcio. Collaboro con Monza-News dal 2014: ho iniziato dalla Berretti ed eccomi qui, operativo in Tribuna Stampa a raccontare in presa diretta le gesta della Prima Squadra. Nel corso degli anni ho presentato avversari e turni di campionato, scovato statistiche e curiosità, sbobinato i tabellini di Brianza Calcio e fatto interviste e pagelle qui e là. Dal 2018 ho cominciato a scrivere sulla carta stampata (Giornale di Monza): offro ai lettori il riassunto (cronaca, pagelle e conferenza stampa) della domenica biancorossa. Altre passioni? Scrivere canzoni, leggere noir e collezionare Subbuteo Il mio motto è «Rotola»: come l’acqua, l’amore e la nebbia, il calcio si rinnova sempre. Giri la pagina e ci sono altre partite: il calcio è emozione immediata, ma anche senso critico, perché possa essere memoria dell’Agorà. La strada è sotto le scarpe, le luci del Brianteo ormai accese: partiti!

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