Home AC Monza Le regole di Iacopino: 'Si può crescere ogni giorno'

Le regole di Iacopino: ‘Si può crescere ogni giorno’

Quella tra Vincenzo Iacopino e il Monza è una storia d’amore che abbraccia i colori di una squadra e l’ambientamento in una città che sarebbe perfetta, se avesse il mare di Bogliasco.

Ma l’avventura del giovane Vincenzo nel mondo del calcio (“Avevo l’obiettivo di giocare in Serie A: ho realizzato questo sogno bruciando le tappe grazie a Eriksson, che mi metteva titolare anche se ero un ragazzino”) inizia a Genova, dove approda 14enne per militare nei Giovanissimi blucerchiati: “Non è stato specie agli inizi facile, perché dopo una giornata intensa tra scuola e allenamenti mi ritrovavo la sera in albergo e la famiglia e gli amici erano a 200 km “.

La determinazione è lo sprone che corre di passo con una regola di vita appresa durante gli allenamenti: “Per farcela occorre volersi migliorare. Per indole ho preso il meglio da ogni rapporto interpersonale e da ogni situazione e ho saputo costruire la mia differenza avendo quest’obiettivo in ogni allenamento, in ogni tocco di palla”.

Alla Sampdoria è rimasto legato un decennio e quell’ambiente è stato una specie di seconda famiglia, perché foriero di insegnamenti comportamentali: avere a che fare con campioni del rango di Mancini (“Un allenatore in campo che vedeva prima le situazioni, non mi meraviglia che stia restituendo agli italiani l’amore per la Nazionale. Io amavo i numeri 10: il mio idolo era Roberto Baggio“) e Veron, Chiesa e Montella tra gli altri è motivo di orgoglio per questo centrocampista dotato di “Tiro a giro, buoni tempi e visione di gioco”.

Sampdoria: esordi di una promessa

A trent’anni, dopo la bella esperienza di Empoli (dove incontra la futura moglie Luisa, che gli darà Mattia e Martina), una piazza ideale per fare calcio ai tempi dimora di Silvio Baldini e Totò Di Natale, il cordone ombelicale è ormai reciso e c’è un bivio, scegliere Benevento o Monza?

Baldi giovani al Castellani: Bresciano, Di Natale, Maccarone, Marchionni e.. Iacopino

“I campani mi avevano proposto un triennale con opzione e la fascia da capitano, ma non volevamo andare lontano, essendo nato da poco mio figlio: l’incontro col presidente Begnini ha innescato uno di quei sentimenti che nascono così quasi senza un perché. Anche se ci ho messo un po’ a mantenere le aspettative a causa dei calcoli ai reni, Monza mi ha adottato e fatto sentire uno del posto, da giocatore, dirigente e padre di famiglia” spiega il ragazzo di Ventimiglia nella lunga intervista al Giornale di Monza “Perciò a fine carriera ho avviato un negozio di scarpe per bambini che è una bella realtà sul territorio”.

Al quarto anno in biancorosso eredita la fascia (“Era nelle mie corde mettermi a disposizione del gruppo e affrontare i problemi mettendoci la faccia”) al braccio da Menassi, trasferitosi a Perugia, e seguendo l’esempio di un maestro come Zaffaroni (il cui nome caldeggerà per la panchina del Monza desideroso di rinascere dai Dilettanti) continua un cammino che è un monito rivolto ai ragazzi del Settore Giovanile, col quale tutt’ora collabora: “Ogni giorno ti può far crescere sul piano personale”.

E a Monza, dove la lunga parentesi sul rettangolo verde è compresa tra le due finali perse in Toscana contro Pisa e Viareggio, i tifosi lo amano per questo, anche se le sei stagioni vissute nei vari ruoli dalla cintola in su hanno regalato giocate d’alta scuola e ben 40 reti, tra le quali rammenta quelle “Seminando la difesa della Cremonese e in coppia con Chianese al Novara, una doppietta”.

Il ‘Brianzolo di Ventimiglia’ (foto Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com)

Il ritorno all’ombra di Teodolinda è merito di Nicola Colombo, quando esperienza di spogliatoio e regole da capitano potevano essere utili per non precipitare in zone pericolose, l’anno dopo il fallimento: “Da dg, grazie a un lavoro collettivo appunto col presidente, Mazzo, Antonelli e Colacone, abbiamo poi centrato l’anno dopo promozione e Scudettino di categoria”.

Vincenzo si occupa ora come SLO dei rapporti con tifo e territorio (“Ringrazio la Curva che in questi mesi difficili è stata vicina alla città come ha sempre fatto con la squadra negli anni bui”) e segue gli amici del Monza for Special (“Ragazzi che emozionano per come vivono la loro passione per lo sport”), felice che la lezione dell’esempio e del comportamento sia un input fondamentale della proprietà targata Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.

Nel giorno del ‘Closing’ (foto Radaelli)

La chiusura è tutta rivolta a chi ancora esprime i sogni dei tifosi in campo: “La squadra quest’anno ha fatto una cavalcata fantastica: non è facile gestire la pressione dei media e l’entusiasmo dell’ambiente. Sono contento che il mio erede D’Errico possa esprimere le sue qualità in altre categorie: è una bella rivincita su chi lo etichettava come testa calda..”

FONTE FOTO: RADAELLI

Antonio Sorrentino

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Antonio Sorrentino
Antonio Sorrentino, classe 1977: umanista e storico di calcio. Collaboro con Monza-News dal 2014: ho iniziato dalla Berretti ed eccomi qui, operativo in Tribuna Stampa a raccontare in presa diretta le gesta della Prima Squadra. Nel corso degli anni ho presentato avversari e turni di campionato, scovato statistiche e curiosità, sbobinato i tabellini di Brianza Calcio e fatto interviste e pagelle qui e là. Dal 2018 ho cominciato a scrivere sulla carta stampata (Giornale di Monza): offro ai lettori il riassunto (cronaca, pagelle e conferenza stampa) della domenica biancorossa. Altre passioni? Scrivere canzoni, leggere noir e collezionare Subbuteo Il mio motto è «Rotola»: come l’acqua, l’amore e la nebbia, il calcio si rinnova sempre. Giri la pagina e ci sono altre partite: il calcio è emozione immediata, ma anche senso critico, perché possa essere memoria dell’Agorà. La strada è sotto le scarpe, le luci del Brianteo ormai accese: partiti!

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