domenica, Gennaio 23, 2022
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Passo e chiudo al bar – Ciccio dalla Latta: ‘Le emozioni della partita da quando si entra allo stadio in corteo’

Monza. Cominciamo questa settimana una rubrica mai fatta prima d’ora, che ci porterà a conoscere diversi bar punto di ritrovo dei tifosi Biancorossi. Veri e propri punti di riferimento nei quartieri di Monza, dove sono nate le famose compagnie numerosissime descritte dagli 883 e dove è nata la passione per i colori del Monza, sperando che questo progetto invogli tanti altri locali ad organizzare ritrovi e a diventare, anche loro, riferimenti per i tifosi più giovani, che sono il futuro e su cui bisogna puntare. Diverse città, prima fredde nei confronti del calcio, oggi grazie a queste iniziative hanno ogni domenica prima della partita i locali prima e poi lo stadio pieno. Partiamo con il nostro tour da “La Latta”, bar storico del quartiere di San Donato, intervistando Marco, per tutti “Ciccio”, il tifoso più rappresentativo e frequentatore storico del locale.


Come mai questo bar come punto di riferimento nel quartiere?
“Perché è sempre stato un punto di riferimento, da quando ero ragazzo ad oggi. Passano le generazioni ma “La Latta” rimane.”


La gente apprezza e interagisce?
“La gente apprezza, perché il bar è un riferimento per gli adulti, ma anche per i bambini che, andando nella scuola vicina, ci conoscono tutti e imparano a conoscere la passione per il Monza e per la città di Monza.”


Che tipo di attività fate e che iniziative organizzate per invogliare i tifosi a venire da voi?
“Più che attività, alla gente che viene, spiego che cos’è la curva, cosa vuol dire stare in curva. Tanti di loro già la frequentano e ai nuovi propongo sempre il materiale, ad esempio magliette, felpe, sciarpe, con un ottimo ritorno grazie anche al passaparola.”

Da quanto tempo tifi Monza e perché?
“Tifo Monza dal 1980 quando arrivai qui con la mia famiglia, seguivo gli allenamenti dai servizi della scuola Bellani, oggi Binario 7. Tifo da sempre i biancorossi, anche se non ho in natali qui, questa città mi ha fatto uomo e mi ha dato da vivere.”


Che sport hai praticato e che passioni hai?
“Ho giocato a calcio per oltre 20 anni nella Juvenilia, penso di essere il primo come presenze, facendo sempre il titolare dalle giovanili alla prima squadra, dai 16 anni poi giocavo due partite, una con la prima squadra e una con le giovanili della mia pari età.”


Come vedi il Monza in questa stagione e se hai smaltito la delusione della scorsa dove si poteva andare in Serie A?

“Sono ottimista di natura, manca il bomber da 20 gol a stagione, ma sono fiducioso. Per quanto riguarda la mancata promozione dello scorso anno non sono deluso, perché certamente sarei voluto salire, ma da presente allo stadio con la nostra e le altre curve come sta avvenendo quest’anno finalmente, con gli stadi aperti al pubblico.”


Cosa vuoi dire ai giovani che si affacciano allo sport, perché tornino allo stadio a seguire il Monza, con la stessa passione della tua generazione che tuttora ci va sempre?
“Ai giovani dico di avvicinarsi al mondo della curva, perché non è come spesso viene descritta. Ma è un posto dove c’è tanto rispetto, fratellanza e appartenenza. Ci si diverte, si ride, si scherza, si gioisce e ci dispera insieme che si vinca o si perda. Ci si trova sempre prima durante e dopo la partita ed è molto bello affascinante e stimolante per chi come me lo vive da tanto tempo”.


Che rapporto c’è tra quartiere bar e curva?
“Come dicevo prima il rapporto si sta consolidando sempre più e vado fiero di quanto costruito sino ad ora.”


Cos’è per te e il tuo gruppo la Curva Davide Pieri?
“La Curva Davide Pieri è il nostro mondo, dove noi esprimiamo i nostri ideali e la nostra mentalità. Cerchiamo di dare regole a chi si affaccia da poco, che sono il rispetto, il sapersi comportare e saper stare al proprio posto rispettando le gerarchie.”


Cos’ha rappresentato per te che sei un veterano della curva la perdita di Davide Pieri, cosa raccontate ai giovani di lui, perché il suo ricordo non venga mai perso, oltre a ricordare il suo nome in ogni stadio D’Italia?
“Davide ha rappresentato la monzesità, l’attaccamento alla causa biancorossa, l’essere ultrà. Era un ragazzo speciale e il suo ricordo vive nei nostri cuori. E se mi è permesso vorrei ricordare che in quella maledetta notte, persi uno di miei migliori amici che era a bordo dell’auto, sto parlando di Lorenzo Cambiaghi, un fratello, un ragazzo d’oro al pari di Davide. Fu uno dei giorni più brutti della mia vita. Davide e Lorenzo ciao, sarete sempre nel mio cuore.”


Come a Monza solo Bar in periferia hanno avuto questa idea, a Ferrara per esempio quasi tutti i locali, organizzano qualcosa il giorno della partita’, perché Monza è diversa?
“Ci sono più punti di ritrovo perché in periferia c’è più interesse e i bar, essendo aperti molto ore, offrono più possibilità per ritrovarsi. Anche in centro ci sono dei bar/pub dove ci si ritrova ma sono aperti solo la sera ed e’ più difficile trasmette la passione agli avventori.”


Quale emozione vi suscita quando entrate nel vostro stadio?
“L’emozione parte da quando si parte in corteo dal bar e ci si ritrova fin dell’ingresso del sottopasso della curva, ad appendere gli striscioni e a guardare l’altra curva come è organizzata. Questo avviene sempre dieci minuti prima dell’inizio, cosa c’è di meglio!”


Gabriele Passoni

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Gabriele Passoni
Gabriele Passoni nasce a Milano il 18 marzo 1976.Dopo il diploma in Ragioneria e diverse esperienze professionali da oltre vent'anni lavora per una Multinazionale Americana. Da sempre tifoso milanista ma con i colori biancorossi nel cuore. Segue il Monza da sempre e nel 2012, due anni prima di appendere le scarpe al chiodo, inizia per divertimento e hobby la carriera gionalistica presso Monzanews come editore. Ha collaborato anche negli anni con le testate del "Il Giorno" e del "Giornale di Merate" e chissà cosa lo aspetta nel futuro...:"Mi piace intervistare sportivi giovani e meno giovani che trasmettano la passione alle nuove generazioni come fu trasmessa a me da bambino e che continua ancora oggi."

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