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Si dice che certi incontri possono cambiarti la vita improvvisamente. Il destino a volte è nascosto nelle piccole cose: un’occasione inaspettata, uno sguardo curioso, o addirittura tra le frasi del film preferito. Un mix di sensazioni, emozioni e paure che possono rivelarsi istantanee perfette per iniziare a vivere una nuova vita. E’ quello che è successo a Raffaele Palladino nel 2001, durante il primo provino con il Benevento e con il mister Luciano D’Agostino. Abbiamo contattato l’allora allenatore campano e abbiamo ripercorso  gli esordi di mister Palladino, il suo amore per il calcio e quel carisma che già lo rendeva leader dello spogliatoio.

Mister D’Agostino, possiamo definirlo il “padre” calcistico dell’attuale allenatore del Monza, Raffaele Palladino. Che ragazzo era, in campo e fuori?

Raffaele aveva in sé il “talento” per emergere a grandi livelli, non l’ho “costruito” calcisticamente. Se mi sento “padre calcistico”? Beh un po’ sì! Perché l’ho preso per mano, in un ambiente nuovo, in un periodo delicato della sua crescita. Era un ragazzo gracilino, taciturno in campo e fuori, riservato, giocava con compagni più grandi d’età di 1/2 anni. Anche se seguito molto dai genitori, per la prima volta fuori casa, aveva bisogno di qualche attenzione in più. Era un ragazzo disincantato! Un bel po’ lontano dai comportamenti, atteggiamenti, anche nel linguaggio, dei compagni di squadra.

Il Provino nel 2001, poi la fiducia e la crescita di un giovane che aveva tanti sogni. Durante la permanenza a Benevento ha subito intuito che Palladino potesse davvero intraprendere la carriera di calciatore? Carriera che poi l’ha portato sul palcoscenico più importante del calcio italiano, in serie A. Ci racconti com’ andata? 

Il Provino del 2001? Ancora oggi ne parlo con l’allora responsabile del Settore Giovanile Guido De Rosa. Raffaele è stato, in quegli anni difficili per la società del Benevento, l’unico giovane acquistato ufficialmente dal presidente Pedicini. Costo 7 milioni…ma di vecchie lire! De Rosa riuscì a convincere il Presidente dell’operazione, Raffaele giocò una sola partita con la sua categoria under ‘17. Con De Rosa decidemmo un passaggio immediato nella “Primavera”, di cui ero allenatore. L’anno successivo, essendo passato a guidare la Prima squadra del Benevento in C1, lo convocai per il ritiro. Esordì alla prima di campionato in Catania-Benevento. Alla terza di campionato segnò il suo primo goal tra i Professionisti a Roma, tiro al “volo” da fuori area di sinistro su assist di Sossio Aruta. In tribuna era presente Furino della Juve: a dicembre di quell’anno, Palladino passò ai bianconeri.


C’è stato qualcosa che in quel periodo l’ha colpita maggiormente sulle sue qualità?

In ritiro avevo concordato con il preparatore Guadagno dei lavori differenziati per lui, che era il più giovane della squadra. Ma il ragazzo continuava a dirmi di voler stare con gli altri perché non avvertiva fatica eccessiva. E’ stato, per me, un segnale importante. L’altro particolare che mi piace ricordare risale al debutto a Catania: Raffaele non aveva recuperato completamente da una contrattura muscolare, la domenica mattina gli chiesi se se la sentiva di giocare. Mi rispose: sì! Si sarebbe gestito nel gioco. Nessun accenno all’emozione dell’esordio. Lo feci giocare e giocò bene: fu sostituito nel secondo tempo per non rischiare un infortunio muscolare.

Raffaele si è sempre mostrato come un bravo ragazzo, ligio al dovere e con un obiettivo ben preciso in mente: migliorarsi. Ricorda un aneddoto a tal proposito del giovane Palladino?

Un aneddoto che gli ho anche ricordato, quando ci siamo rivisti, ad una partita, in memoria di Carmelo Imbriani, ex calciatore del Benevento. Nel primo anno di “Primavera”, alla partenza, in pullman, per una trasferta - venivamo da una serie di risultati negativi - Raffaele si presentò al raduno con una “cassetta” del film “Il gladiatore”. Mi disse: “Mister, in pullman dobbiamo vedere questo film. Poi, se Lei permette, devo dire qualcosa ai miei compagni”. Dopo la proiezione, rivolgendosi ai compagni: “Domani dobbiamo attuare la tattica di Russell  Crowe! Tutti uniti, stretti, dobbiamo aiutarci, così i leoni non ci faranno paura”. Il giorno dopo giocammo una gran bella gara, facemmo un bel risultato. A quel risultato ne seguirono altri. Voglio pensare che quel giorno nasceva Palladino allenatore del “miracolo” Monza.

Oggi Palladino è un allenatore di serie A, lo scorso anno ha dato prova di una maturità professionale che sicuramente cercherà di riconfermare in questa stagione. Dall’alto della sua esperienza da allenatore che giudizio ha del Mister? E cosa pensa di questo Monza?

Raffaele ha dimostrato di avere idee chiare nel gioco da proporre alla squadra. Come quando giocava. Non c’è ansia nelle sue interviste. Ma io, i ragazzi che ho allenato, li ricordo sempre giovani. Mi è difficile immaginarli Allenatori Professionisti o, come è successo, Primari di cardiologia o Manager di grandi aziende. Del Monza penso che sia in buone mani, in campo e fuori. Nella prima squadra o come nel settore giovanile, dove ci sono professionalità importanti.

Infine c’è qualche consiglio che vorrebbe dare a Mister Palladino?

A Raffaele, come a ogni allenatore, consiglio solo di “vivere” intensamente la propria squadra, che è “Unica”, non paragonabile ad altri gruppi. Coinvolgendo emotivamente i propri giocatori, rendendoli protagonisti e partecipi del suo “Progetto” di gioco. In bocca al lupo Raf! 

Grazie Mister D’Agostino!