Monza, Baldissoni: mercato, Juric e giovani. L'ad biancorosso spiega il progetto del club
Mauro Baldissoni racconta la filosofia del Monza: giovani, mercato, Juric, formazione interna, tecnologia e il progetto “Monza Drive”.
Quindici nuovi giocatori, una squadra costruita puntando su profili ancora da completare e Ivan Juric come allenatore scelto anche per la sua capacità di lavorare con i giovani. Ma dietro alle scelte del Monza, secondo Mauro Baldissoni, c'è qualcosa di più ampio di un semplice mercato estivo: una filosofia precisa, che il club ha racchiuso nel progetto “Monza Drive”.
L'amministratore delegato biancorosso ne ha parlato nel corso della trasmissione Radio TV Serie A, affrontando diversi temi: dalla rivoluzione della rosa al lavoro con il settore giovanile, il rapporto con Juric, l'inserimento dei giovani in prima squadra, il pari di Parma, le decisioni arbitrali, il VAR e il futuro delle infrastrutture del club.

Monza, Baldissoni: “Cambiare 15 giocatori richiede tempo”
Il primo punto affrontato da Baldissoni riguarda proprio il mercato che ha profondamente modificato il Monza. Sono arrivati 15 calciatori, diventati 14 dopo l'ultimo prestito. Una necessità legata anche al divario competitivo che, secondo l'ad, si è ampliato tra Serie B e Serie A.
“Il dislivello che c'è dal punto di vista competitivo e tecnico tra la B e la A si sta allargando”, ha spiegato Baldissoni, sottolineando come una squadra promossa debba necessariamente intervenire in maniera significativa sulla rosa per poter essere competitiva.
Il problema, però, è anche quello dei tempi. “Cambiare 15 giocatori vuol dire impiegare il tempo”, ha osservato l'ad del Monza, ricordando che il calcio è un mercato fatto di rapporti e trattative con altre società. Per questo, una squadra profondamente rinnovata può arrivare all'inizio del campionato senza essere ancora completamente formata.
La strada scelta dal Monza, però, non è quella di cercare soltanto giocatori già affermati. Al contrario, il club vuole individuare il talento prima che raggiunga la fase di completa maturazione.
Monza e giovani, Baldissoni spiega la filosofia del mercato
Baldissoni ha respinto anche l'idea che il mercato sia stato semplicemente una scelta “coraggiosa”. La definizione utilizzata è stata un'altra: razionalità.
Il ragionamento è legato alle dimensioni economiche del club. “Il coraggio c'è nell'investire e nel credere in giocatori ancora non arrivati al punto di completa formazione nella loro carriera”, ha spiegato. Per il Monza, infatti, acquistare calciatori già pienamente affermati significa confrontarsi con una concorrenza che il club non può sempre sostenere sul piano economico.
Da qui la necessità di anticipare il mercato: individuare un giocatore quando è ancora possibile acquisirlo, accompagnarlo nella crescita e aumentare il suo valore.
“Dobbiamo prendere calciatori bravi, non un calciatore giovane”, ha precisato Baldissoni. La giovane età, in questo senso, diventa una condizione che consente al Monza di intervenire su profili nei confronti dei quali la concorrenza è ancora sostenibile.
È questa la logica che il club considera alla base delle nuove operazioni: talento, formazione e crescita prima della piena consacrazione.
Juric e il progetto Monza Drive: “Non dobbiamo essere più veloci, ma partire prima”
In questo quadro si inserisce anche la scelta di Ivan Juric. Baldissoni ha spiegato che il tecnico è stato scelto anche per la sua capacità di lavorare con giocatori giovani, accettando gli inevitabili errori di un percorso di formazione.
Il modello di gioco dell'allenatore, inoltre, viene considerato coerente con l'identità che il club vuole costruire: intensità, aggressività e una squadra che non sia passiva.
Ma il concetto più ampio è quello di “Monza Drive”, la filosofia con cui la società vuole definire la propria identità.
“Si può arrivare prima non perché si corre veloce, ma perché si parte prima”, ha spiegato Baldissoni. Un principio che il Monza vuole applicare allo scouting, alla formazione e all'innovazione tecnologica.
L'amministratore delegato ha parlato anche dell'utilizzo della tecnologia nello scouting e nei processi di formazione, citando metodologie legate alla scienza neurocognitiva e collaborazioni con le università. L'obiettivo, nella sua prospettiva, è utilizzare conoscenze e velocità di innovazione per competere con club che dispongono di budget superiori.
Baldissoni sul pari di Parma: “Il calcio non è la boxe”
Nell'intervista c'è spazio anche per un ritorno sulla partita di Parma, conclusa con il botta e risposta e l'1-1 finale. Baldissoni non nasconde alcuni episodi che hanno inciso sull'andamento della gara, a partire dalla traversa colpita dai biancorossi e dal gol subito, arrivato - nelle sue parole - dopo un pallone passato in mezzo alle gambe di due giocatori del Monza.
L'amministratore delegato, però, non parla di rammarico. Anzi, spiega di non amare questo concetto e invita a concentrarsi soprattutto su ciò che la squadra può migliorare.
«Il calcio non è la boxe, quindi non si vince ai punti», è il concetto espresso da Baldissoni. Se il Monza ha segnato un solo gol, la conclusione è semplice: nella prossima partita dovrà essere più bravo a farne di più.
Il giudizio, dunque, resta legato soprattutto alla prestazione. Baldissoni ha sottolineato il livello mostrato dalla squadra dopo poche settimane di lavoro, definendo per certi versi quasi inatteso quanto di positivo visto finora. A questo dovrà aggiungersi la qualità dei giocatori pronti a entrare progressivamente in campo.
Baldissoni e gli arbitri: “Fischiare meno vuol dire giocare di più”
Un altro passaggio significativo dell'intervista riguarda le decisioni arbitrali e la nuova soglia dei falli. Baldissoni si è detto favorevole a una maggiore giocabilità e, di conseguenza, a un calcio nel quale si interrompa meno l'azione.
Secondo l'amministratore delegato del Monza, fischiare meno significa giocare di più e questo può contribuire ad aumentare l'intensità delle partite, un aspetto che Baldissoni considera importante anche nel confronto tra la Serie A e altri campionati.
La decisione, però, deve restare nelle mani dell'arbitro. E su questo punto la posizione di Baldissoni è netta: dirigenti e allenatori, secondo lui, non dovrebbero commentare le decisioni arbitrali.
Il presupposto deve essere quello della buona fede del direttore di gara. Da lì parte il suo ragionamento: gli arbitri possono sbagliare, come sbagliano i giocatori e le squadre, ma il loro ruolo deve essere rispettato.
Baldissoni contro il VAR: “L'arbitro deve poter decidere”
La posizione più forte arriva però quando si parla di VAR. Baldissoni ha ribadito una convinzione che sostiene da tempo, dichiarandosi contrario a un utilizzo che finisca per togliere centralità alla decisione presa dall'arbitro in campo.
Secondo l'ad biancorosso, il VAR può essere utile quando c'è qualcosa che il direttore di gara non ha potuto vedere e che necessita quindi di una correzione. Se invece non interviene, significa che la valutazione dell'episodio può restare affidata all'arbitro.
Il ragionamento di Baldissoni va oltre la semplice immagine televisiva. Un arbitro, ha spiegato, decide utilizzando non soltanto ciò che vede, ma anche quello che sente e percepisce sul campo, compreso il linguaggio del corpo dei giocatori e l'insieme delle informazioni raccolte durante l'azione.
Elementi che, secondo Baldissoni, rischiano di andare persi quando il direttore di gara viene chiamato a rivedere un singolo fotogramma o un'immagine al monitor dopo che l'azione è terminata.
Per questo la sua conclusione è chiara: l'arbitro deve poter arbitrare e decidere. Poi, naturalmente, ogni tifoso o dirigente può avere un'opinione su una singola scelta, ma - secondo Baldissoni - resta comunque un'opinione.
Monza, il sogno di formare anche il futuro allenatore della prima squadra
Uno dei passaggi più significativi dell'intervista riguarda però il futuro del percorso societario. Baldissoni ha spiegato che il Monza non vuole limitarsi a formare calciatori, ma anche allenatori e dirigenti.
L'ideale, ha raccontato, sarebbe un giorno arrivare ad avere in prima squadra un tecnico cresciuto all'interno del club, dopo aver sviluppato la stessa metodologia calcistica utilizzata nel settore giovanile.
Non è però un obiettivo immediato. Baldissoni lo ha definito esplicitamente “un'ambizione” e “un ideale”, ribadendo allo stesso tempo la piena fiducia nell'attuale tecnico: “Oggi ci teniamo stretti Juric perché è stata la nostra prima scelta e noi siamo felicissimi”.
Questa filosofia passa anche dal rapporto tra prima squadra e giovanili. I tecnici delle diverse categorie condividono settimanalmente il lavoro e la metodologia, mentre alcuni dei ragazzi considerati più pronti vengono aggregati agli allenamenti della prima squadra.
Un meccanismo che il Monza aveva già sperimentato nella precedente stagione e che, secondo Baldissoni, può accelerare l'ultimo passaggio della formazione.
L'ad ha citato come esempio Mathis Mout, che nella stagione precedente era stato aggregato a lungo alla prima squadra pur giocando in Primavera e che in questa stagione ha avuto modo di mettere in mostra il proprio valore fin dalla prima giornata.
Baldissoni e il futuro dello stadio: “Il punto di partenza è eccellente”
Nella parte finale dell'intervista si è parlato anche dello stadio Brianteo e, più in generale, delle infrastrutture del Monza.
Baldissoni ha riconosciuto il lavoro realizzato dalla precedente proprietà Fininvest, ricordando gli investimenti effettuati sia sul centro sportivo sia sull'impianto monzese.
In particolare, l'ad ha sottolineato le condizioni dell'infrastruttura e gli interventi realizzati sullo stadio, compresi gli spazi dedicati all'ospitalità e alla possibilità di accogliere anche eventi extra calcistici.
Il punto di partenza, secondo Baldissoni, è quindi molto positivo rispetto alla media delle infrastrutture italiane. Esiste però spazio per ulteriori interventi: la precedente proprietà aveva già sviluppato alcuni progetti, che il club intende analizzare.
Il messaggio che emerge dall'intervista, dunque, è quello di un Monza che sta cercando di definire una propria identità anche fuori dal campo: scoprire prima il talento, formarlo, innovare i processi e costruire internamente le competenze necessarie per crescere.
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