x

x

Riva, "Mi chiamavano Rombo di Tuono" - A cura di Gigi Garanzini

Scritto da Antonio Sorrentino  | 

  Hombre vertical, la definizione di Gianni Mura fotografa ciò che è stato Gigi Riva da Leggiuno per il calcio italiano: un mito che si è alimentato per sottrazione e che ha trasposto al di fuori del rettangolo verde il suo andare 'diritti' verso la porta, perché solo fare gol colma l'appetito di chi rincorre feroce il pallone. E cos'è la rete che si gonfia se non il naturale 'acquazzone, temporale, sfogo che segue il rombo del tuono' rendendo poi la settimana tranquilla? Questa storia nasce in un altro tempo, nell'Italia degli Anni Cinquanta, ma non ci sono tracce di nostalgia, né la tracotanza di un mito inavvicinabile: ecco così l'oratorio San Primo, il Piccolo Brasile, l'antenna sul tetto che era l'orgoglio di mamma Edis.. .. Le bottoniere degli ascensori, le 37 mila e l'abbonamento del treno che porta a Legnano e alla sua spettacolare maglia lilla, lavorando come meccanico delle tanto amate automobili, il gol all'Ivrea che bagna la Serie C. Lo snodo è il 3-2 alla Spagna con la Nazionale Juniores, il Cagliari beffa Bologna e Spal e acquista l'ombroso emergente: si va verso l'Amsicora dalle gradinate di legno col timore di smarrire in una 'misteriosa galera simile al collegio' quel gusto ritrovato per la libertà appena riassaporato iniziando la propria strada nel calcio. Quella sabbia chiara chiara che, incredibile a dirsi, è campo da gioco e non spiaggia accanto al mare di Sardegna: lo 'spogliatoio permanente' ritrovato nella foresteria di via Diaza, Silvestri che lo sposta da ala di ruolo, il cui compito era partire da metà campo e crossare per il centravanti ('Era un calcio in cui si tendeva a verticalizzare, non c'erano schemi a imbrigliare l'iniziativa personale'), a punta centrale dopo un gol al Verona in Serie B. Il colpo di testa di Udine è il lasciapassare per la Serie A per il Casteddu! Il filosofo del pallone Manlio Scopigno sincronizza i fusi orari dei whisky a quelli dei fantasmi notturni, e la storia si fa vincente (il gol al Bari sigilla il primo tricolore di una squadra del Sud, suggellato dal telegramma di Tomasini, dalle dita storte di Pianta e dal senso di Gori per il gioco) e soprattutto vita quotidiana che senti tua, tra 'barche dei pescatori, grotte e pascoli': come se la predisposizione a sentirsi sardo generasse ricchezza umana, specie con chi ricco non è. E così Martino e il Corallo, l'Alfa Montreal e Piero Marras.. La dimensione iconica mica scalfisce quella sorta di rigore morale (il 'Perché non mi espelli?' rivolto all'arbitro Lo Bello corre di pari passo al rifiutare il maxi-scambio con conguaglio da parte di Madama, 'Dovrei fare tre gol a partita con una valutazione così') di chi è laghee: non può essere un eroe colui che incappa in azzurro negli infortuni sul lavoro con Americo e Hof, ma un uomo che si emoziona davanti alla fiaccolata dell'Olimpico e che, mani sui fianchi, smorza l'altitudine messicana e chiude la 'partita del secolo' abbraccando al collo Rivera. Perché in fondo chi ha passione vuole solamente essere in campo ('Mister Valcareggi, ma gioco?'), e fare gol. Recensione a cura di Antonio Sorrentino