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Il Parco di Monza potrebbe diventare il cuore di una grande rete verde capace di collegare Brianza, Groane, Adda e Lambro? Non si tratterebbe di creare un nuovo parco, ma di mettere in connessione quelli già esistenti, recuperando i corridoi ecologici interrotti dall'urbanizzazione. Un'ipotesi che parte da una delle maggiori aree verdi della Lombardia e guarda ben oltre i confini della città.

Monza potrebbe assumere un ruolo centrale in un sistema ambientale esteso dalla fascia prealpina fino alla pianura del Po. Il punto di partenza sarebbe il Parco di Monza, con i suoi circa 700 ettari, da immaginare non soltanto come un grande polmone verde cittadino, ma come uno snodo di collegamento tra parchi regionali, fiumi, boschi e territori agricoli.

L'idea, al centro di un approfondimento di Milano Città Stato, è quella di costruire una sorta di Central Park della Lombardia: una rete territoriale nella quale le aree naturali già presenti possano dialogare tra loro, superando le attuali discontinuità. Un disegno ambizioso, che avrebbe nella Brianza uno dei suoi punti di riferimento e nel Lambro una delle principali direttrici di collegamento.

Non si parla, dunque, di un'opera già definita o di un nuovo parco pronto a nascere. Si tratta di uno scenario che prova a mettere insieme risorse ambientali e strumenti di pianificazione già esistenti.

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Parco di Monza, quattro direttrici per collegare il verde della Lombardia

La posizione geografica del Parco di Monza rappresenterebbe uno degli elementi più interessanti di questa ipotesi. Situato immediatamente a nord di Milano e nel cuore di un territorio densamente urbanizzato, potrebbe diventare il punto di riferimento di quattro grandi direttrici ambientali.

Verso nord, il collegamento naturale è rappresentato dalla Valle del Lambro, che risale attraverso la Brianza fino ai laghi briantei e ai rilievi prealpini.

A ovest si sviluppa invece il sistema delle aree verdi della Brianza occidentale, con il Parco GruBrìa e il Parco delle Groane. Una connessione che permetterebbe di valorizzare territori oggi separati da infrastrutture e insediamenti.

La direttrice orientale guarderebbe al Vimercatese, mettendo in relazione il sistema dei Colli Briantei, il Molgora e il Rio Vallone con il Parco Adda Nord.

Infine, verso sud, il Lambro rappresenterebbe il collegamento tra Monza, Milano e la pianura lombarda.

Quattro direzioni differenti, ma potenzialmente complementari. Il risultato sarebbe una rete verde molto più estesa dei singoli parchi, capace di mettere in relazione ambienti naturali, aree agricole e territori urbani.

Il Lambro, la dorsale naturale dalle Prealpi fino al Po

Se esiste un elemento in grado di dare continuità geografica a questo scenario, è proprio il fiume Lambro.

Il suo percorso attraversa una parte significativa della Lombardia. Nasce alle pendici del Monte San Primo, nel Triangolo Lariano, percorre la Vallassina e raggiunge il Lago di Pusiano. Da qui prosegue attraverso la Brianza, interessando il territorio del Parco regionale della Valle del Lambro.

Quest'ultimo si estende per oltre 8.000 ettari e comprende 37 Comuni. Il fiume attraversa poi il Parco di Monza e continua verso Milano, interessando anche le zone di Lambrate, Ortica e Mecenate.

Il suo tragitto prosegue nella pianura, attraversa il Lodigiano e termina nel Po nei pressi di Orio Litta.

È proprio questa continuità geografica a rendere il Lambro particolarmente importante nell'ipotesi di una grande infrastruttura verde. Lungo il suo corso potrebbero svilupparsi collegamenti ecologici e percorsi ciclopedonali, mettendo in relazione territori che oggi non sempre sono facilmente connessi.

Il fiume diventerebbe così una sorta di asse nord-sud, da integrare con le direttrici trasversali verso le Groane e l'Adda.

La rete verde della Brianza è già prevista dal piano provinciale

L'ipotesi di una connessione ambientale più ampia non partirebbe completamente da zero. Nel territorio brianzolo esiste già uno strumento di pianificazione che va nella direzione della tutela e della ricomposizione degli spazi aperti.

Il Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) di Monza e Brianza individua infatti una Rete verde di ricomposizione paesaggistica, pensata per proteggere e collegare le aree agricole, i boschi e gli altri spazi naturali rimasti in un territorio caratterizzato da un'elevata presenza di infrastrutture e insediamenti.

Tra gli elementi indicati figura anche un corridoio ecologico trasversale, che dovrebbe garantire la continuità tra il Parco delle Groane e il Parco Adda Nord, attraversando il sistema delle aree verdi a nord di Monza.

La rete provinciale comprende migliaia di ettari sottoposti a forme di tutela, ma la continuità ambientale non è ancora completa. Strade, ferrovie e aree urbanizzate rappresentano infatti ostacoli alla connessione tra gli spazi verdi.

È qui che si concentrerebbe una delle sfide principali: trasformare le connessioni individuate sulla carta in collegamenti effettivamente fruibili e funzionali.

Dalle nuove piantumazioni ai percorsi ciclopedonali: cosa servirebbe

Per passare da un insieme di parchi a un sistema territoriale realmente integrato sarebbe necessario coordinare la pianificazione delle diverse aree interessate.

Gli interventi ipotizzabili comprenderebbero nuove piantumazioni, il recupero dei varchi ecologici, attraversamenti dedicati alla fauna e interventi di rinaturalizzazione delle sponde fluviali. A questi si aggiungerebbe la possibilità di realizzare percorsi ciclopedonali continui, in grado di collegare le diverse aree verdi.

Un ruolo importante sarebbe affidato anche alle zone agricole, soprattutto nella parte meridionale dell'area milanese, dove gli spazi aperti potrebbero contribuire a mantenere la continuità tra gli ambienti naturali.

Per Monza, il valore di una simile prospettiva sarebbe soprattutto nella possibilità di superare una visione isolata del proprio patrimonio ambientale. Il Parco storico diventerebbe il riferimento di una rete molto più grande, nella quale il Lambro, le Groane, il Vimercatese e l'Adda contribuirebbero a costruire un unico sistema territoriale.

Una prospettiva che richiederebbe scelte condivise e interventi concreti, ma che parte da una constatazione: una parte importante degli spazi verdi necessari esiste già. La vera sfida sarebbe riuscire a collegarli.

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