Due distributori di carburanti di Monza, due diffide ambientali nell'arco di appena 24 ore. In uno dei casi, le analisi delle acque reflue hanno rilevato una concentrazione di ferro superiore ai limiti consentiti per lo scarico nella pubblica fognatura. È quanto emerge dai provvedimenti pubblicati il 27 e il 28 ottobre 2026 dall'Ufficio d'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) di Monza e Brianza, che riguardano gli impianti di via Sicilia 40 e corso Milano 32.

Le contestazioni sono differenti: nel primo caso si tratta di un superamento accertato attraverso un campionamento, nel secondo del mancato rispetto di alcune prescrizioni contenute nell'autorizzazione ambientale. Entrambe le imprese sono state chiamate a regolarizzare la propria posizione entro termini precisi.

Via Sicilia, ferro oltre il limite: cosa hanno rilevato le analisi

Il primo provvedimento riguarda Cinque Stagioni SNC di Scarfone Franco & Pasquale, società con sede in via Sicilia 40. Il 5 agosto 2026 il personale di BrianzAcque ha effettuato un campionamento delle acque reflue industriali, successivamente analizzate in laboratorio.

Il risultato ha evidenziato una concentrazione di ferro pari a 5,72 milligrammi per litro, a fronte di un limite di 4 mg/l previsto per lo scarico nella pubblica fognatura. Il valore rilevato supera quindi la soglia del 43%. Il rapporto di prova, datato 17 agosto, indica anche un'incertezza estesa di ±0,79 mg/l.

Un altro particolare emerge dalle date riportate nel documento: il rapporto di laboratorio è stato acquisito dall'ATO il 26 ottobre 2026, settanta giorni dopo la sua emissione. Il provvedimento non chiarisce le ragioni dell'intervallo.

Con la diffida numero 194, pubblicata il giorno successivo, l'ente ha imposto all'impresa di documentare entro 20 giorni dalla notifica le possibili cause del superamento e gli eventuali interventi correttivi. Entro 60 giorni dovrà inoltre presentare un nuovo riscontro analitico che dimostri il rispetto dei limiti.

Corso Milano, la diffida al distributore per le prescrizioni del 2019

Il secondo caso interessa Stelluti Libero SNC, società che gestisce il distributore di carburanti con servizio di autolavaggio in corso Milano 32.

La diffida numero 195 nasce da una verifica documentale effettuata il 28 ottobre negli archivi dell'ATO. L'ente ha accertato il mancato adempimento di alcune prescrizioni contenute nell'autorizzazione ambientale rilasciata il 1° marzo 2019.

Le contestazioni riguardano l'installazione di idonei pozzetti di campionamento, gli interventi necessari per convogliare correttamente le acque utilizzate durante il lavaggio dei veicoli verso il sistema di trattamento e la trasmissione della documentazione tecnica sulle reti di scarico.

Le prescrizioni prevedevano che gli eventuali interventi necessari fossero effettuati entro 90 giorni dalla notifica dell'autorizzazione, con successiva presentazione della planimetria definitiva e della dichiarazione di conformità.

A distanza di oltre sette anni dal rilascio del titolo autorizzativo, la verifica degli archivi ha quindi portato alla diffida. Il documento non chiarisce, tuttavia, se gli interventi siano stati materialmente eseguiti senza le comunicazioni richieste oppure se risultino ancora da realizzare.

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Anche Stelluti dovrà documentare entro 20 giorni dalla ricezione del provvedimento l'avvio delle procedure di adeguamento e completare gli adempimenti entro 60 giorni. L'ATO ha precisato che non saranno concesse proroghe per prescrizioni i cui termini risultano già scaduti.

Cosa rischiano i due distributori

In entrambi i provvedimenti l'ATO avverte che il mancato adeguamento, insieme alla reiterazione delle violazioni, potrebbe portare alla sospensione o alla revoca dell'autorizzazione agli scarichi, secondo quanto previsto dall'articolo 130 del decreto legislativo 152/2006.

Nessuna chiusura degli impianti risulta disposta dalle due diffide. È inoltre necessario distinguere il superamento del limite del ferro, documentato per via Sicilia, dalle irregolarità relative agli adempimenti autorizzativi contestate in corso Milano.

Gli atti non riportano sanzioni economiche già irrogate né consentono di stabilire se le aziende abbiano successivamente presentato documentazione, effettuato interventi o avviato ricorsi. Le verifiche riguardano gli scarichi nella rete fognaria e non la qualità dell'acqua potabile.