Un messaggio sul telefono, un pagamento da quasi 900 euro che non si ricorda di aver autorizzato e l’invito a chiamare immediatamente un numero per bloccare tutto. È così che si presenta un nuovo tentativo di truffa segnalato anche in Brianza e costruito sfruttando il nome di Nexi.

Secondo quanto riportato da MBNews, i messaggi fanno parte di una nuova ondata di smishing, cioè phishing realizzato attraverso gli SMS. L’obiettivo è mettere fretta al destinatario e convincerlo a consegnare informazioni che possono consentire ai truffatori di accedere al conto o alla carta.

La cifra indicata nel messaggio può essere molto precisa. Nell’esempio riportato dalla testata brianzola si parla di 896,71 euro: abbastanza da spaventare, ma soprattutto abbastanza credibile da spingere qualcuno a reagire senza controllare.

Falso SMS Nexi: come funziona la truffa

Il meccanismo parte da una comunicazione apparentemente urgente.

Il destinatario viene informato di una presunta richiesta di autorizzazione per un pagamento che non riconosce. A quel punto viene invitato a contattare immediatamente un servizio di assistenza attraverso il numero indicato nello stesso SMS.

Ed è proprio qui che può scattare la trappola.

Secondo la ricostruzione riportata, dall’altra parte del telefono risponde un falso operatore che cerca di apparire professionale e convincente. Il pretesto è quello di bloccare o annullare l’operazione sospetta.

Per farlo vengono però richieste credenziali di accesso, codici OTP, numeri della carta o altre informazioni sensibili.

Dati che non servono ad annullare un pagamento inesistente, ma che possono invece essere utilizzati dai criminali per tentare operazioni sul conto della vittima.

Il numero da chiamare può sembrare credibile

Uno degli aspetti più insidiosi è proprio la costruzione del messaggio.

Il numero indicato per l’assistenza può avere un prefisso urbano e quindi apparire, a una prima occhiata, più affidabile rispetto a un normale cellulare sconosciuto.

Ma non basta.

In altre varianti della stessa tecnica non viene indicato un recapito telefonico: compare invece un link da aprire, attraverso il quale l’utente viene indirizzato verso una pagina che riproduce graficamente quella di una banca o di un operatore finanziario.

Lo scopo rimane lo stesso: convincere la persona a inserire dati personali o credenziali pensando di trovarsi davanti a un sito autentico.

Per questo la prima regola è semplice: non utilizzare numero o collegamento contenuti nel messaggio sospetto per effettuare le verifiche.

Quei dettagli nell’SMS che devono far scattare l’allarme

Nel caso descritto da MBNews ci sarebbero anche alcuni particolari visibili già prima di aprire qualsiasi collegamento.

Uno riguarda il mittente: il messaggio arriverebbe da un normale numero di cellulare e non da un canale riconoscibile come ufficiale.

Un altro elemento riguarda il nome Nexi, che in alcuni SMS sarebbe scritto artificialmente con lettere separate, ad esempio “N E X I”.

Secondo la ricostruzione, questa alterazione potrebbe servire ai truffatori per tentare di aggirare alcuni sistemi automatici di filtraggio.

Nessuno di questi dettagli, preso da solo, deve però diventare l’unico criterio di sicurezza. Un messaggio fraudolento può cambiare forma, numero, cifra e testo.

È il comportamento richiesto all’utente che conta: urgenza, paura e richiesta di informazioni sensibili sono elementi davanti ai quali fermarsi.

Cosa fare se arriva un messaggio sospetto

Frode

Secondo le indicazioni richiamate dalla fonte, banche e operatori dei pagamenti non chiedono attraverso messaggi o telefonate di comunicare PIN, OTP o altre credenziali personali per gestire operazioni sospette.

Chi riceve una comunicazione di questo tipo dovrebbe quindi evitare di rispondere, non chiamare il numero fornito nell’SMS e soprattutto non comunicare codici ricevuti sul proprio telefono.

Per verificare se esiste davvero un pagamento anomalo è preferibile aprire direttamente l’app ufficiale della propria banca o del servizio utilizzato, senza passare da link ricevuti via SMS.

In alternativa si possono utilizzare esclusivamente i recapiti ufficiali dell’istituto o dell’operatore, recuperati autonomamente.

Se l’operazione sospetta non compare nell’app, il messaggio ricevuto diventa un ulteriore elemento da trattare con grande cautela.

La fretta resta l’arma principale dei truffatori

La tecnologia conta, ma la leva più efficace rimane spesso molto più semplice: la paura.

Vedere comparire improvvisamente un addebito da centinaia di euro può portare a chiamare il primo numero disponibile pur di bloccarlo.

È esattamente il comportamento che messaggi di questo genere cercano di provocare.

Qualche minuto dedicato a verificare autonomamente il conto può quindi fare la differenza tra un SMS cancellato e un problema molto più serio.

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