A Seregno c’è chi abbassa la saracinesca e chi prova a cambiare pelle. È la scelta dello Shaker Club, storico locale del centro che dal 30 settembre si trasforma da bar a bistrot, con una formula pensata per distinguersi e provare a resistere alle difficoltà che stanno mettendo alla prova molte attività commerciali cittadine.

La nuova scommessa porta la firma di Salvatore Bongiovanni, anima del locale, che punta su pochi coperti, carni di pregio, tartare, bun artigianali e cocktail studiati in abbinamento ai piatti.

Lo Shaker Club cambia formula: “Per andare avanti bisogna distinguersi”

“In questi anni ne ho provate tante”, racconta Bongiovanni. Lo Shaker Club ha organizzato raduni dedicati ai Paninari, iniziative benefiche e appuntamenti rivolti anche agli amici a quattro zampe.

Il locale era finito anche sulle cronache nazionali grazie a colazioni e merende dedicate ai cani, con prodotti pensati appositamente per loro.

Ma oggi, secondo il titolare, non basta più.

Bongiovanni indica tra le difficoltà i cantieri e il costo dei parcheggi, elementi che a suo giudizio contribuiscono ad allontanare una parte della clientela dal centro di Seregno.

“Ne ho visti di colleghi che in questi anni si sono dovuti arrendere”, spiega.

Da qui una scelta netta: non limitarsi più al classico aperitivo, ma creare una proposta capace di convincere i clienti a raggiungere appositamente il locale, soprattutto la sera e nel fine settimana.

L’incontro che ha fatto nascere l’idea del bistrot

La svolta è arrivata alcuni mesi fa, dopo l’incontro con un vecchio amico, Alfonso Bassani.

“Ho incontrato un vecchio amico, Alfonso Bassani, che aveva già avuto un locale a Ceriano Laghetto e che poi aveva avviato anche un’avventura imprenditoriale all’estero”.

Da quell’incontro è nata l’idea di trasformare lo Shaker Club.

“Non una paninoteca – precisa Bongiovanni – ma un locale per pochi, al massimo 20 posti a sedere, dove gustare qualcosa di diverso e di unico, sorseggiando un drink. Il tutto accompagnato da luce soffusa, musica diffusa”.

La nuova formula punta quindi su un ambiente raccolto e su una proposta serale che vuole differenziarsi dai locali tradizionali.

Bun, tartare e cocktail abbinati: cosa cambia dal 30 settembre

Bongiovanni chiarisce che lo Shaker Club non diventerà un ristorante.

“A Seregno ne stanno aprendo un po’, ma noi non abbiamo la licenza per la cucina e abbiamo deciso di puntare su qualcosa di diverso”.

Al centro della proposta ci saranno carni di pregio e materie prime selezionate, con particolare attenzione alla qualità del taglio e dell’assemblaggio.

Il pane non sarà industriale, ma artigianale: sono previste varianti al burro, alla zucca e al carbone vegetale.

Una delle caratteristiche del nuovo menu sarà l’abbinamento tra cibo e drink.

“Abbiamo creato un menu dove ogni bun e ogni tartare ha il suo cocktail abbinato”, racconta il titolare, citando tra gli esempi una tartare accompagnata da un twist di Negroni e un Pastrami Bun abbinato a un Whiskey Sour strutturato.

Sono inoltre previsti percorsi degustativi.

Serate per donne, Blind Tasting ed eventi a posti limitati

La trasformazione dello Shaker Club passerà anche attraverso una serie di appuntamenti tematici.

Il mercoledì sarà prevista una serata pensata esclusivamente per le donne: l’idea, spiega Bongiovanni, è offrire uno spazio dove trascorrere qualche ora tra amiche.

In programma anche serate Blind Tasting ed eventi a tema con posti limitati, durante i quali saranno presentati nuovi tagli di carne in abbinamento a drink esclusivi realizzati dallo stesso Bongiovanni.

Dal 4 ottobre partirà inoltre un aperitivo gourmet che, per la composizione del tagliere, viene indicato dal locale come non adatto ai bambini.

“Inutile farsi la guerra tra poveri”

La filosofia alla base del progetto è sintetizzata dallo stesso titolare.

“Non ci sono alternative. Inutile farsi la guerra tra poveri: meglio puntare su qualcosa di unico e di diverso”.

L’obiettivo è provare ad allargare il bacino della clientela oltre Seregno.

“L’obiettivo è proprio incentivare non solo chi vive a Seregno e magari il centro lo raggiunge a piedi, ma anche chi non abita in città a venire da noi per vivere un’esperienza unica. Altrimenti si rischia di soccombere”.

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