"Per vincere, devi segnare un gol in più del tuo avversario”.
L'ABC del calcio attraversa le parole di Johan Cruijff, che ha seminato spunti, idee e conoscenza nell'approcciare il gioco nel modo migliore, con la giusta filosofia. 
Per vincere occorre segnare un gol in più, ma anche subirne uno in meno, altrimenti tutto si dissolve in quel risultato che Gianni Brera definiva perfetto: il pareggio, ancora meglio - secondo il Gran Lombardo - se a reti inviolate.

Monza-Frosinone non ha né vincitori né vinti, congelando di fatto le distanze in classifica e lasciando i biancorossi all'inseguimento dei primi due posti. Meno quattro dai ciociari, meno tre dal Venezia secondo: la squadra di Bianco reagisce alla sconfitta di Chiavari, incassa un gol a freddo da Ghedjemis - su grave amnesia in transizione negativa - ma riesce a ribaltare il punteggio, prima con Hernani Jr. e poi con Petagna, migliore in campo dei biancorossi insieme a Azzi.

Cali di tensione, troppa confidenza, eccesso di sicurezza di fronte a un gioco imprevedibile che non fa sconti: tutto incide e ha un peso, in particolare nel momento in cui il risultato sembra acquisito. Le azioni determinano le partite, errori e giocate producono i gol, la perseveranza premia chi non molla mai. 

È proprio questo lo scarto tra ciò che poteva essere e invece non è stato, con il Monza che spreca una grossa chance per mettere pressione agli avversari.

Più per demeriti propri che, contestualmente, si intrecciano con i meriti altrui. In ultimo - ma solo in ordine di tempo - quelli dei ciociari, cinici nel capitalizzare le défaillance biancorosse.

monza frosinone 2-2
L'esultanza del Monza al gol di Hernani - Foto: MorAle

Il Monza domina, il Frosinone capitalizza

Giovanni Stroppa, ex allenatore del Monza e attuale tecnico dei Lagunari, lo scorso ottobre dopo Carrarese-Venezia disse: “Se non chiudi le partite il calcio ti castiga”. 
E non sbagliava.

Dopo la battuta d'arresto contro la Virtus Entella, il Monza vuole subito rialzarsi in casa col Frosinone.

Bianco si affida al consueto 1-3-4-2-1: Thiam tra i pali; Brorsson, Carboni, Lucchesi nel terzetto arretrato; Birindelli, Hernani, Pessina, Azzi a centrocampo; Colpani e Mota alle spalle di Petagna.

Alvini risponde con l'1-4-2-3-1: Palmisani in porta; Oyono A., Calvani, Monterisi e Bracaglia in difesa; Cichella e Calò in mediana; Ghedjemis, Koutsoupias e Kvernadze sulla trequarti; Raimondo prima punta.

La partita è aperta, coi ciociari votati al gioco verticale e in ampiezza, e i brianzoli al palleggio e alla manovra ragionata, più predisposta a rompere gli equilibri avversari con criterio e strategia. 
La squadra di Alvini è frontale e spensierata, non specula e fa del pragmatismo il suo punto di forza, capitalizzando al massimo le occasioni; la formazione di Bianco fa la partita, sfrutta la lateralità degli esterni per svuotare il centro e creare i presupposti del vantaggio. La chiave tattica è la ricerca dell'uno contro uno e la posizione di Calò in fase di non possesso, stretto sul trequartista destro dei brianzoli, Andrea Colpani, e meno propenso ad occupare lo spazio in mediana. È proprio sul play del Frosinone che il Monza gioca, cercando di sfruttare i duelli individuali a partire dai lanci lunghi di Thiam, che non va per vie perpendicolari su Petagna, ma in diagonale su Colpani e sul suo marcatore, ovvero Calò, su indicazione di Bianco. 
Stesso spartito adottato da Alvini, che tenta di sfruttare le qualità delle sue ali per fare male.
I biancorossi dominano e mettono i ciociari sotto palla, occupando costantemente la metà campo avversaria nell'arco del match. Al 4', su potenziale attacco del Monza si genera l'attacco risolutivo del Frosinone: transizione positiva da manuale, contropiede perfetto di Ghedjemis e mancino chirurgico sotto porta a bucare Thiam.

Immediata la reazione dei padroni di casa, che al 23' firmano l'1-1: grande imbucata in area di Azzi - propiziata da un tocco morbido di Pessina - con conseguente cutback di Colpani e successivo tap-in di Hernani Jr.

Nella ripresa la spinta del Monza è sempre più assidua e il vantaggio arriva al 74' con una giocata codificata sull'attacco diretto della profondità. Thiam vede il taglio di Azzi, il laterale biancorosso arpiona il pallone e dribbla secco Calvani, servendo al centro Petagna, che a porta vuota insacca di sinistro.

Ma è proprio sul 2-1, con la superiorità numerica a favore (espulsione di Konè per doppia ammonizione), che il Monza si adagia, perde mordente e non sfodera quella garra necessaria ad ammazzare la gara. La zampata che graffia la piazza Monterisi, che di testa mette il sigillo sul 2-2 finale.
Pari e rimpianti - tantissimi - per i biancorossi, che sciupano una grossa opportunità di accorciare in classifica e riabbracciare la vittoria. 

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Paulo Azzo, il Dentello della Brianza - Foto: MorAle

Monza croce e delizia

38 lunghezze complessive e diversi punti persi per strada: questione mentale e attitudinale, di inspiegabile appagamento e mancanza di “pathos” nei momenti cruciali. Contro il Frosinone il rammarico è essersi adagiati sugli allori nell'attimo in cui occorreva sfoderare gli artigli, tagliare le gambe agli avversari e metterli in ginocchio con il terzo gol che avrebbe sentenziato l'incontro.

Così non è stato e così si è consumato l'ennesimo “sliding doors”, da gara in pugno a gara ripristinata.

“È mancata la voglia di fare il terzo gol invece di gestire la partita. Questo è un difetto che ha la squadra”, ha dichiarato Bianco nella conferenza post partita.

Difetto che si traduce nella stranezza in un Monza capace di esaltarsi nelle difficoltà (nelle trasferte di Frosinone, Palermo e Modena) e, al contempo, di perdersi in un bicchier d'acqua negli impegni più agevoli (ko Avellino, Padova ed Entella, pareggio col Sudtirol). Serve più equilibrio e lucidità, non solo in campo, ma anche nei giudizi spanciati che mirano a lapidare i colpevoli e oscurare l'analisi.

Il problema è leggere gli episodi attraverso la lente del risultato, distorcendo la valutazione della prestazione. Se si vinceva, il 2-2 di Monterisi passava in ultimo piano, al contrario diventa il gol subito diventa il pretesto per condannare una parte (Delli Carri e la difesa a zona su palla inattiva) senza osservare il tutto (la prestazione).
Giusto evidenziare gli errori, ma il dettaglio che incide maggiormente sul risultato finale è la mancanza di cattiveria agonistica nel seppellire il Frosinone, che gioca meglio in 10 e con caparbietà trova il pareggio. Al contrario del Monza, che con l'uomo in più si accomoda e riduce l'intensità - nei contrasti e sulle seconde palle - tenendo a galla gli ospiti.

Ma questo è il calcio, tra croce e delizia, prendere o lasciare. E forse proprio per questo, nel suo incedere diabolico e imponderabili, è lo sport più bello del mondo. 

Ora testa al Pescara, prossimo avversario del Monza nel match di sabato 24 gennaio sempre all'U-Power Stadium. 
Ancora più concentrati e decisi, con più fame e determinazione, ma soprattutto con lo spirito guida del leone (simbolo storico della città e del Ponte, evocato dallo striscione Iterum rudit leo - di d'annunziana memoria - della Curva Pieri) che deve riaccendere la voglia di vincere.
Per tornare a ruggire e raggiungere quell’obiettivo che è ancora lontano, ma assolutamente alla portata del Monza.

A cura di Andrea Rurali