EICMA 2026 celebra la storia della MotoGP: 32 moto leggendarie in mostra a Milano
Dalla AJS del 1949 all'Aprilia RS-GP26, passando per Agostini, Schwantz, Doohan, Valentino Rossi, Márquez e Bagnaia. Il Salone milanese dedica al Motomondiale una straordinaria esposizione che racconta oltre settant'anni di competizioni e innovazioni

Non soltanto novità motociclistiche, tecnologie e nuovi modelli. L'edizione 2026 di EICMA dedica uno spazio particolarmente importante al mondo delle competizioni, celebrando la storia della classe regina del Motomondiale attraverso un'esposizione che rappresenta una delle principali attrazioni del Salone milanese.
Si chiama Speed Legends ed è la grande mostra realizzata in collaborazione con MotoGP, allestita nel padiglione 22 di Fiera Milano Rho.
Un percorso che permette agli appassionati di ammirare 32 motociclette protagoniste del motociclismo mondiale, dalla nascita del campionato nel 1949 fino ai prototipi più recenti della stagione 2026.
Oltre settant'anni di storia raccontati attraverso macchine che hanno segnato epoche differenti, introdotto innovazioni tecniche e accompagnato le imprese di alcuni dei più grandi piloti di tutti i tempi.
La mostra occupa una superficie superiore ai 1.400 metri quadrati ed è organizzata attraverso due percorsi narrativi, dedicati rispettivamente all'evoluzione delle motociclette e ai campioni che le hanno portate in gara.
L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra EICMA e MotoGP, con il patrocinio della Federazione Internazionale di Motociclismo e il sostegno di ICE-Agenzia.
Un progetto che rafforza il collegamento tra l'esposizione milanese e il mondo dello sport, trasformando il Salone anche in un luogo di valorizzazione del patrimonio storico delle competizioni.
Dal 1949 alla MotoGP: un viaggio attraverso l'evoluzione della tecnica
Il percorso espositivo inizia nel 1949, anno della prima edizione del Campionato del Mondo di motociclismo.
Ad aprire idealmente il viaggio è la AJS Porcupine di Leslie Graham, pilota britannico che conquistò il primo titolo iridato della classe 500.
Una motocicletta profondamente diversa dalle moderne MotoGP, che permette di comprendere quanto il motociclismo sia cambiato dal punto di vista tecnico.
Negli anni immediatamente successivi le competizioni diventarono un terreno di confronto particolarmente importante per i costruttori europei, soprattutto italiani e britannici.
Tra i mezzi più significativi della mostra spicca la Moto Guzzi 8 cilindri del 1955, associata a Ken Kavanagh.
Si tratta di una delle motociclette da competizione più straordinarie mai realizzate, espressione di una ricerca ingegneristica che già settant'anni fa cercava di esplorare nuove architetture motoristiche per ottenere prestazioni superiori.
La scelta di utilizzare un motore otto cilindri dimostrava quanto il motociclismo fosse diventato un laboratorio sperimentale nel quale soluzioni anche estremamente complesse potevano essere messe alla prova.
La storia prosegue con la MV Agusta 6 cilindri del 1958, la Gilera quattro cilindri del 1963 e la Benelli Quattro di Mike Hailwood del 1969.
Motociclette che ricordano un periodo di straordinaria competitività dell'industria italiana, capace di confrontarsi e spesso imporsi sui principali costruttori internazionali.
MV Agusta e Giacomo Agostini: l'epoca d'oro del motociclismo italiano
Uno dei capitoli più affascinanti della mostra riguarda le motociclette protagoniste degli anni Sessanta e Settanta, periodo nel quale i marchi italiani raggiunsero risultati straordinari nel Motomondiale.
Tra queste trova spazio la MV Agusta di Giacomo Agostini del 1971.
Il pilota bergamasco rappresenta ancora oggi una delle figure più importanti nella storia del motociclismo internazionale, grazie ai suoi quindici titoli mondiali conquistati tra le classi 350 e 500.
La sua carriera è strettamente legata a MV Agusta, costruttore che per anni dominò le competizioni grazie a motociclette tecnicamente sofisticate e a una struttura sportiva particolarmente competitiva.
Accanto alla moto di Agostini compare la MV Agusta di Phil Read del 1974, ulteriore testimonianza della grande tradizione agonistica del marchio varesino.
Particolarmente interessante anche la presenza della Ducati 500 Bicilindrica di Bruno Spaggiari del 1971, che documenta il coinvolgimento della Casa bolognese nelle competizioni della classe regina ben prima dell'attuale epoca MotoGP.
La mostra consente quindi di riscoprire un momento storico nel quale le aziende italiane non erano semplicemente protagoniste del mercato motociclistico, ma rappresentavano autentici punti di riferimento per la ricerca e lo sviluppo sportivo.
L'arrivo dei costruttori giapponesi cambia la storia delle corse
Con il passare degli anni, l'affermazione dei grandi costruttori giapponesi modificò profondamente il panorama del motociclismo internazionale.
Un passaggio simbolico è rappresentato dalla Yamaha OW23 del 1975, con la quale Giacomo Agostini conquistò il suo quindicesimo titolo mondiale.
Quel successo rappresentò anche l'ultimo mondiale della straordinaria carriera del campione italiano.
Le motociclette giapponesi introdussero progressivamente nuove soluzioni tecniche, contribuendo alla diffusione dei propulsori a due tempi nella categoria regina.
La Suzuki XR22 di Barry Sheene del 1977 e la XR40 di Franco Uncini del 1982 raccontano proprio questa fase.
Le 500 due tempi erano motociclette estremamente prestazionali, caratterizzate da un'erogazione brusca e da una guidabilità particolarmente impegnativa.
La capacità del pilota di gestire la potenza e interpretare il comportamento della moto assumeva un ruolo determinante.
La Yamaha OW86 di Eddie Lawson del 1986 rappresenta un ulteriore passaggio nell'evoluzione della categoria, mentre la particolare Elf 3 di Ron Haslam testimonia la ricerca di soluzioni ciclistiche innovative.
In quegli anni i Gran Premi divennero sempre più un laboratorio tecnico, nel quale i costruttori sperimentavano nuove geometrie, materiali e configurazioni meccaniche.
Schwantz, Doohan e Cagiva: le leggendarie 500 degli anni Novanta
Per molti appassionati, gli anni Novanta rappresentano uno dei periodi più spettacolari della storia della classe regina.
Le 500 due tempi raggiunsero livelli di prestazione elevatissimi, richiedendo ai piloti coraggio, sensibilità e capacità di controllo fuori dal comune.
Tra i modelli presenti a Speed Legends figura la Suzuki RGV di Kevin Schwantz del 1990.
La moto richiama immediatamente alla memoria le grandi sfide tra alcuni dei piloti più rappresentativi del periodo e lo stile di guida spettacolare del campione statunitense.
La Honda NSR di Mick Doohan del 1992 rappresenta invece una delle motociclette simbolo di un periodo nel quale il costruttore giapponese avrebbe progressivamente consolidato la propria supremazia tecnica.
Un posto speciale è riservato alla Cagiva C593 di John Kocinski del 1993.
La presenza della motocicletta italiana assume un significato particolare, perché ricorda l'ambizioso progetto sportivo con il quale Cagiva cercò di confrontarsi con Honda, Yamaha e Suzuki nella massima categoria.
L'impresa aveva anche un valore industriale: dimostrare che un costruttore italiano potesse sviluppare una motocicletta sufficientemente competitiva per sfidare le grandi aziende giapponesi.
Osservare queste moto da vicino significa anche riscoprire un'epoca nella quale l'elettronica aveva un ruolo molto più limitato rispetto a oggi.
La gestione della potenza era affidata in gran parte alla sensibilità del pilota, mentre l'aerodinamica e i materiali utilizzati erano ancora lontani dalle sofisticazioni delle moderne MotoGP.
Valentino Rossi e il passaggio alla MotoGP a quattro tempi
Uno dei momenti fondamentali della storia del motociclismo arrivò nel 2002, quando la classe regina adottò la denominazione MotoGP e introdusse i motori quattro tempi.
Il nuovo regolamento diede inizio a una trasformazione tecnica destinata a modificare profondamente le competizioni.
Speed Legends racconta questo periodo attraverso motociclette che hanno rappresentato tappe importanti della nuova categoria.
Tra queste compare l'Aprilia RS Cube del 2003, associata a Colin Edwards, un progetto particolarmente interessante per le soluzioni motoristiche ed elettroniche adottate.

Ma è soprattutto la presenza di due Yamaha di Valentino Rossi a suscitare grande interesse.
La prima è la YZF-M1 del 2004, motocicletta con la quale il campione di Tavullia conquistò il titolo mondiale al suo primo anno con Yamaha, dopo il passaggio dalla Honda.
Un successo considerato tra i momenti più importanti della carriera di Rossi, perché dimostrò la sua capacità di contribuire allo sviluppo di una motocicletta trasformandola in un mezzo vincente.
La seconda è la Yamaha M1 del 2009, stagione nella quale il pilota italiano conquistò un altro titolo mondiale, al termine di un campionato caratterizzato anche dalla rivalità interna con Jorge Lorenzo.
La mostra permette quindi di osservare due motociclette legate a momenti differenti della carriera del nove volte campione del mondo, protagonista di un'epoca fondamentale per la diffusione internazionale della MotoGP.
Ducati e Stoner: la rivoluzione italiana del 2007
Tra le motociclette esposte figurano anche la Ducati Desmosedici GP6 di Loris Capirossi e la GP8 di Casey Stoner.
La presenza di questi prototipi richiama una fase decisiva della storia sportiva Ducati.
Nel 2007, infatti, Casey Stoner conquistò il primo titolo mondiale MotoGP della Casa di Borgo Panigale, interrompendo il predominio dei costruttori giapponesi.
La Desmosedici rappresentava un progetto tecnico particolarmente distintivo, sviluppato attraverso un intenso lavoro su motore, ciclistica ed elettronica.
Ducati riuscì così a dimostrare che un costruttore italiano poteva competere e vincere nella massima categoria del motociclismo contemporaneo.
Il successo di Stoner costituì un passaggio fondamentale per la crescita dell'immagine sportiva del marchio e per lo sviluppo delle successive generazioni di Desmosedici.
Da Lorenzo a Márquez, fino al titolo italiano di Bagnaia
La parte più recente dell'esposizione comprende le motociclette dei campioni che hanno caratterizzato l'ultimo quindicennio della MotoGP.
La Yamaha YZF-M1 di Jorge Lorenzo del 2010 ricorda il primo titolo mondiale dello spagnolo nella categoria regina.
La Honda RC213V del 2013 è invece legata a Marc Márquez, capace di conquistare il mondiale già nella propria stagione d'esordio in MotoGP.
L'arrivo del pilota spagnolo modificò anche gli stili di guida, introducendo un approccio particolarmente aggressivo nella gestione della frenata e dell'ingresso in curva.
La KTM RC16 di Pol Espargaró del 2018 documenta l'impegno del costruttore austriaco nella classe regina, mentre la Yamaha M1 del 2021 richiama il successo mondiale di Fabio Quartararo.
Un posto di grande rilievo è riservato alla Ducati Desmosedici GP22 di Francesco Bagnaia.
Con quella motocicletta il pilota italiano conquistò il titolo mondiale 2022, riportando un italiano sul gradino più alto della MotoGP in sella a una moto costruita in Italia.
Un risultato dal grande valore sportivo e simbolico, capace di consolidare ulteriormente il prestigio internazionale di Ducati.
La presenza delle motociclette più recenti consente anche di osservare quanto sia cambiata la tecnologia.
Le moderne MotoGP integrano sistemi elettronici estremamente sofisticati, dispositivi aerodinamici, gestione avanzata della trazione e materiali derivati dalle più moderne tecnologie industriali.
L'Aprilia RS-GP26 chiude una fase storica della MotoGP
Il percorso di Speed Legends si conclude con l'Aprilia RS-GP26, prototipo protagonista della stagione 2026.
La scelta assume un significato particolare, perché il 2026 rappresenta l'ultimo anno dell'attuale generazione di MotoGP con motori da 1.000 cc.

Dal 2027 entrerà infatti in vigore un nuovo regolamento tecnico che prevede, tra le modifiche principali, la riduzione della cilindrata a 850 cc, una revisione dell'aerodinamica e nuove limitazioni ai dispositivi di regolazione dell'assetto.
L'obiettivo è intervenire sulle prestazioni e sulla sicurezza, rendendo contemporaneamente le competizioni più sostenibili dal punto di vista tecnico e sportivo.
L'Aprilia RS-GP26 rappresenta quindi simbolicamente la conclusione di un importante ciclo tecnologico.
Il confronto con le prime motociclette della mostra, risalenti alla fine degli anni Quaranta, permette di comprendere la dimensione dei progressi realizzati in oltre settant'anni.
Dalla meccanica relativamente semplice dei primi modelli alla complessità elettronica e aerodinamica delle MotoGP contemporanee, il percorso racconta una trasformazione straordinaria.
EICMA SHIFT UP: il pubblico protagonista del mondo MotoGP
L'esposizione Speed Legends rientra nel progetto EICMA SHIFT UP, sviluppato attraverso la collaborazione tra EICMA e MotoGP.
L'iniziativa punta a rafforzare il collegamento tra il campionato mondiale e gli appassionati, proponendo attività che vanno oltre la semplice visita alla mostra.
Nella MotoGP Gaming Arena vengono organizzate esperienze interattive e sfide con simulatori, permettendo ai visitatori di confrontarsi virtualmente con le difficoltà della guida sportiva.
Il programma comprende anche iniziative che offrono la possibilità di vincere esperienze esclusive durante i Gran Premi italiani del 2027, al Mugello e a Misano, con accesso al paddock.
Il progetto rappresenta un'evoluzione del rapporto tra il motociclismo professionistico e il pubblico, attraverso nuovi format di coinvolgimento.
Una strategia che può contribuire anche ad avvicinare le nuove generazioni al mondo delle competizioni, valorizzando contemporaneamente la storia e il patrimonio sportivo del campionato.
MotoLive e Champions Charity Race: i campioni tornano in pista
Accanto alla mostra storica, EICMA 2026 dedica spazio anche allo spettacolo delle competizioni dal vivo.
L'area MotoLive conferma la propria importanza all'interno della manifestazione, proponendo esibizioni e attività dinamiche.
Tra gli appuntamenti più attesi figurano le Champions Charity Race, previste per sabato 7 e domenica 8 novembre.
La formula prevede gare a inseguimento con eliminazione diretta, nelle quali piloti provenienti da differenti discipline si confrontano su motociclette appositamente preparate per il dirt track.
Per questa edizione Ducati mette a disposizione le Desmo450 MX in configurazione dedicata.
Tra i protagonisti annunciati figurano nomi importanti come Troy Bayliss, Carlos Checa e Ruben Xaus.
Un'occasione per rivedere in azione campioni che hanno scritto pagine importanti della storia del motociclismo, in una dimensione più vicina al pubblico rispetto alle competizioni tradizionali.
MotoLive completa così l'esperienza dedicata al motorsport, affiancando alla memoria storica delle moto da Gran Premio lo spettacolo delle competizioni contemporanee.
Un patrimonio sportivo che racconta anche la storia dell'industria motociclistica
La mostra Speed Legends rappresenta uno degli elementi più significativi di EICMA 2026 perché permette di comprendere come il motociclismo sportivo abbia influenzato lo sviluppo dell'intera industria delle due ruote.
Molte delle tecnologie utilizzate sulle motociclette stradali più evolute derivano direttamente dalle esperienze maturate nelle competizioni.
L'utilizzo di materiali leggeri, lo studio dell'aerodinamica, l'evoluzione degli impianti frenanti, le sospensioni e la gestione elettronica del motore sono soltanto alcuni esempi di questo trasferimento tecnologico.
Ma le competizioni hanno svolto anche un ruolo fondamentale nella costruzione dell'identità dei grandi marchi.
Le vittorie mondiali di MV Agusta, Yamaha, Honda, Suzuki, Ducati e degli altri protagonisti hanno contribuito a trasformare le motociclette da semplici prodotti industriali in autentici simboli di passione e appartenenza.
Per i costruttori, la storia sportiva rappresenta quindi un patrimonio che continua a produrre valore anche sul mercato.
In questo senso, Speed Legends non è soltanto una mostra celebrativa, ma un racconto dell'evoluzione industriale, tecnologica e culturale del motociclismo.
Milano celebra la passione per le corse
Per gli appassionati lombardi, e in particolare per chi vive nel territorio di Monza e della Brianza, EICMA rappresenta un'occasione privilegiata per avvicinarsi ai protagonisti e alle tecnologie del motorsport internazionale.
La mostra dedicata alla MotoGP aggiunge a questa esperienza una dimensione storica particolarmente suggestiva.
Vedere riunite in un unico spazio motociclette che hanno corso in epoche così differenti permette di riscoprire le imprese dei grandi campioni e comprendere il percorso che ha portato alle prestazioni delle moderne MotoGP.
Dalle sfide di Agostini alle imprese di Valentino Rossi, dai successi di Schwantz e Doohan fino alle vittorie di Márquez e Bagnaia, ogni motocicletta esposta rappresenta un capitolo della storia del motociclismo.
Speed Legends è quindi molto più di una mostra: è un viaggio attraverso settantasette anni di competizioni, innovazioni e grandi campioni, capace di raccontare perché il motociclismo continui a suscitare una passione straordinaria in tutto il mondo.
Ed è proprio questo il messaggio che EICMA 2026 riesce a trasmettere: il futuro delle due ruote nasce anche dalla capacità di ricordare e valorizzare una storia sportiva che non ha mai smesso di evolversi.



