Intelligenza artificiale, le professioni più esposte: i dati su Monza e Brianza
Programmatori, matematici, biologi e professionisti sanitari: come l'intelligenza artificiale sta trasformando le professioni e le competenze richieste dalle imprese di Monza e Brianza.
Il punto centrale è il dato che riguarda il mercato del lavoro tra Milano, Monza e Brianza, Pavia e Lodi: il 9,4% degli annunci di lavoro richiede competenze legate all’intelligenza artificiale. Il fenomeno non riguarda soltanto le mansioni ripetitive, ma anche professioni tecniche e scientifiche altamente qualificate.
Per Monza e la Brianza, dove è forte la presenza di imprese manifatturiere e attività tecnologiche, la questione investe direttamente la formazione dei lavoratori e le competenze richieste dalle aziende. È il tema affrontato durante un incontro per dirigenti scolastici e insegnanti al liceo classico Zucchi di Monza, con il coinvolgimento dell’Ufficio scolastico territoriale e di Assolombarda.
Quali professioni sono più esposte all’intelligenza artificiale
Tra le figure professionali maggiormente interessate dall’automazione figurano programmatori informatici, sviluppatori di software e applicazioni, specialisti di reti e database, matematici, biologi e addetti alla documentazione tecnica. Sono lavori che richiedono preparazione specifica e competenze consolidate, ma che comprendono attività che i nuovi strumenti possono già svolgere, almeno in parte.
Il caso degli sviluppatori è particolarmente significativo. L’intelligenza artificiale può generare codice, individuare errori e suggerire modifiche, accelerando alcune fasi della realizzazione di un programma o di un’applicazione. Questo non elimina la necessità di competenze informatiche: la progettazione, il controllo della sicurezza e la comprensione delle esigenze del cliente continuano a richiedere valutazioni professionali.
Una trasformazione analoga interessa matematici e analisti dei dati, che possono utilizzare algoritmi per elaborare grandi quantità di informazioni, riconoscere correlazioni e sviluppare modelli statistici. Anche nella ricerca biologica l'intelligenza artificiale può velocizzare l'analisi dei dati scientifici, senza sostituire automaticamente il lavoro del ricercatore.
Tra le professioni interessate figurano inoltre radiologi e tecnici di laboratorio. I sistemi di intelligenza artificiale possono supportare l'analisi delle immagini e dei risultati diagnostici, ma la valutazione complessiva del paziente, la responsabilità della diagnosi e le decisioni terapeutiche restano centrali nell'attività dei professionisti sanitari.
Il punto, quindi, non è stilare una lista di mestieri destinati a scomparire. L'esposizione all'intelligenza artificiale indica che alcune mansioni possono essere automatizzate o profondamente modificate, non che un'intera categoria professionale perderà necessariamente il proprio ruolo.

Il dato sul mercato del lavoro: il 9,4% degli annunci richiede competenze AI
L'impatto dell'intelligenza artificiale emerge anche dalle richieste delle imprese. Nell'area che comprende Milano, Monza e Brianza, Pavia e Lodi, il 9,4% degli annunci di lavoro richiede competenze legate all'AI, associate anche ad abilità sociali e manageriali.
La domanda interessa profili diversi: dirigenti, impiegati, professionisti intellettuali, artigiani e operatori degli impianti industriali. Le aziende cercano persone in grado non soltanto di utilizzare strumenti digitali, ma anche di integrarli nei processi produttivi e nelle decisioni.
Secondo l'analisi illustrata da Matteo Laffi, del Centro studi di Assolombarda, realizzata insieme all'Università Cattolica, nell'area territoriale considerata sono circa 750mila le persone che lavorano nelle professioni tecniche prese in esame. Una platea ampia, per la quale l'evoluzione tecnologica pone interrogativi concreti sulle competenze da aggiornare.
Per Monza e Brianza, territorio caratterizzato da una significativa presenza industriale e manifatturiera, il cambiamento può coinvolgere sia gli uffici tecnici sia le attività di progettazione, produzione e gestione dei processi. Non si tratta, dunque, di una questione riservata alle aziende informatiche: l'intelligenza artificiale può incidere su funzioni differenti all'interno delle imprese.
Intelligenza artificiale, perché aggiornare le competenze sarà decisivo
L'esposizione all'automazione non coincide necessariamente con la perdita del posto di lavoro. Un'azienda può utilizzare l'intelligenza artificiale per completare più rapidamente determinate attività, aumentare la produzione o sviluppare nuovi servizi. Un'altra può scegliere di ridurre il numero di addetti necessario per svolgere lo stesso lavoro. Gli effetti dipenderanno anche dalle strategie aziendali e dalle condizioni economiche.
Un riferimento internazionale aiuta a inquadrare la portata del fenomeno. Uno studio pubblicato nel maggio 2025 dall'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), realizzato con l'istituto di ricerca polacco NASK, stima che circa un lavoratore su quattro nel mondo svolga un'occupazione potenzialmente esposta all'intelligenza artificiale generativa. Nei Paesi ad alto reddito la quota sale a circa un terzo.
Questi dati riguardano l'esposizione delle mansioni alla tecnologia, non una previsione dei posti di lavoro che verranno eliminati. La trasformazione delle professioni è considerata uno scenario più probabile rispetto alla loro completa sostituzione.
In questo quadro, la formazione continua assume un'importanza crescente. Saper utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale può aiutare a svolgere alcune attività con maggiore rapidità e a concentrarsi sugli aspetti più complessi del lavoro. Al contrario, non aggiornare le proprie competenze può diventare uno svantaggio competitivo. Una responsabilità che coinvolge anche le imprese, chiamate a investire nella preparazione dei dipendenti.
La scuola di Monza di fronte alla sfida dell'intelligenza artificiale
Il confronto ospitato al liceo classico Zucchi non ha riguardato soltanto le professioni e il mercato del lavoro. L'incontro di formazione per dirigenti scolastici e insegnanti ha affrontato anche il ruolo che l'intelligenza artificiale può assumere nella didattica.
Questi strumenti possono aiutare i docenti a preparare materiali, organizzare esercizi e proporre spiegazioni differenti in base alle esigenze degli studenti. Possono inoltre contribuire a rendere più accessibili testi e contenuti per gli alunni con bisogni educativi speciali e offrire occasioni di approfondimento a chi ha capacità particolarmente elevate.
L'utilizzo della tecnologia richiede però attenzione. Sistemi come ChatGPT e Gemini possono produrre risposte convincenti che contengono errori o informazioni inventate. Per questo la scuola è chiamata a sviluppare negli studenti la capacità di verificare le fonti, valutare criticamente i contenuti e utilizzare gli strumenti digitali in modo responsabile.
L'intelligenza artificiale, in questa prospettiva, non sostituisce l'insegnante. Può affiancarlo nelle attività organizzative e didattiche, lasciando maggiore spazio alla relazione educativa, all'ascolto e al confronto con gli studenti. Perché ciò avvenga, tuttavia, servono preparazione e consapevolezza, non un affidamento automatico alle risposte generate dagli algoritmi.
La questione riguarda anche le famiglie che devono orientare le scelte scolastiche dei figli. Le competenze scientifiche e informatiche restano importanti, ma la loro spendibilità professionale dipenderà sempre più dalla capacità di applicarle in un contesto tecnologico in evoluzione. Il percorso di studi rappresenta una base, non una garanzia che le conoscenze acquisite saranno sufficienti per tutta la carriera.
Per il mercato del lavoro di Monza e Brianza, la sfida è quindi duplice: capire quali attività possono essere trasformate dall'intelligenza artificiale e preparare lavoratori e studenti a utilizzare queste tecnologie senza rinunciare alla verifica, alla responsabilità e al giudizio umano.
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