Soffrire, soffrire, soffrire. Pare che per chi ha a cuore i colori biancorossi la parola d’ordine sia “sofferenza”. Forse perché il destino ti vuole comunicare che l’arrivare ad un traguardo attraverso una sofferenza ti può dare maggiore soddisfazione. Forse…Di sicuro c’è che, proprio a proposito di sofferenza, ci sia del masochismo nel gioire con tanta enfasi e soddisfazione nel vedere il nostro Monza, proprio come nella notte di Pisa di 4 anni fa, arrivare in Serie A dopo il tortuoso e imprevedibile passaggio dei playoff.

Comunque sia, il Monza è tornato in Serie A! Punto e a capo. Tutto il resto è noia, come cantava Franco Califano in una delle sue canzoni più celebri. E questa seconda promozione alla serie maggiore mi fa gioire come poche altre volte mi è capitato in passato nella mia vita sportiva. Perché sono stato costretto ad ascoltare sentenze di ogni tipo sulle qualità di questa squadra, del suo mister e della società. 

Sentenze che non hanno mai scalfito la mia idea, basata sul fatto che Paolo Bianco sia un ottimo allenatore; che l’AC Monza, dopo gli anni di Berlusconi e Galliani, fosse capitato in mani serie e competenti; che l’organico a disposizione fosse di grandissimo livello, nonostante, come accaduto in molte partite decisive della stagione, abbia nel proprio DNA la sindrome del braccino tremolante, quella patologia che ti toglie sicurezza nei momenti topici di una stagione. Come accaduto ieri nella gara di ritorno col Catanzaro, che in campionato era stato distaccato di 17 punti. E come accaduto a Mantova circa un mese fa.

Quel che conta e che passerà alla storia è il risultato finale. Perché mai come questa volta, “non è importante di che colore sia il gatto, è importante che prenda il topo”. La massima cinese, coniata da un leader pragmatico come Deng Xiaoping comunque lontano dal mio modo di guardare alle cose del mondo, ha una validità assoluta che merita rispetto e stima. Dopo un anno terribile come quello conclusasi lo scorso giugno, è arrivata la stagione del riscatto. Una stagione che poteva finire molto peggio di quanto si è visto. Il che avrebbe forse dato soddisfazione a qualcuno, sempre pronto a criticare a prescindere, nel segno di “io l’avevo detto”. Invece le cose sono andate ben diversamente.

Bianco ha ridato armonia e fiducia ad un ambiente depresso, Non solo a livello di squadra, ma anche a tutto il mondo che gira intorno alla squadra: tifosi (quelli veri), componenti societarie di varia natura e chi fa comunicazione nel seguire da vicino le vicissitudini dell’AC Monza. So che qualcuno non sarà d’accordo, ma io mi sento di dire che, nonostante alcuni ingiustificati silenzi della scorsa stagione, più o meno impostigli dai figli di Berlusconi, Adriano Galliani ha il merito di aver individuato un mister che, come Giovanni Stroppa, ha centrato l’obiettivo al primo tentativo.

Bianco ha potuto beneficiare del supporto di una proprietà a tinte Usa, quasi sempre rappresentata dalla presidente Lauren Crampsie, che si è affidata per l’operatività sul campo ad alcuni personaggi di alto profilo. Persone che parlano poco, ma che lavorano molto. 

Mi riferisco all’AD Mauro Baldissoni, uomo già navigato nel mondo del calcio. Mi riferisco al DS Nicolas Burdisso, che ha saputo rafforzare con gli innesti provenienti dal mercato di gennaio un organico già competitivo perché costruito sull’intelaiatura di giocatori che hanno militato lungamente in serie A. Mi riferisco a Francesco Vallone, coordinatore dell’ara tecnica.

Godiamoci questa promozione. Sofferta, meritata e quanto mai piacevole.

Paolo Corbetta   

Festeggiamenti
foto MorAle

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