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Qualche volta ho proprio nostalgia del giornalismo del passato. Quello in cui tutto andava più a rilento; quello in cui la notizia era tale almeno per qualche ora, se non per qualche giorno; quello in cui la riflessione sulla notizia era un ottimo spunto per un’analisi più o meno critica. Il progresso tecnologico ha cambiato i tempi ed i ritmi anche nell’informazione. Proprio in virtù della nostalgia appena citata, mi sono preso qualche ora di tempo per riflettere e valutare al meglio la notizia riportata da alcuni colleghi e da alcune testate su un possibile futuro distacco di Adriano Galliani dall’AC Monza.

 

Il Monza ripartirà senza Galliani? Ecco le nostre sensazioni 

Ho la fortuna di conoscere l’AD biancorosso da tantissimi anni, da quando io ero ragazzo e lui, poco più che trentenne, agli inizi della sua duplice carriera di imprenditore e di dirigente sportivo. Per cui mi sento di poter tentare di individuare quali siano le sue reali riflessioni sul proprio futuro relativamente al suo legame con l’AC Monza. Anzitutto si parte dal presupposto che la famiglia Berlusconi ceda a terzi la maggioranza delle quote della società di Monzello. Ho già ribadito in più di un’occasione che a me pare ci sia una situazione in continua evoluzione, poco definita, poco definibile e in cui le parole abbiano abbondantemente superato i fatti. Si menzionano trattative, due diligence e valutazioni varie; ma una proposta concreta da parte di un investitore è mai stata formulata? Detto questo, il che non è comunque poco o trascurabile, è evidente che se una proposta venisse avanzata e il progetto fosse interessante e ambizioso per le sorti dell’AC Monza, Galliani, se richiestogli, resterebbe legato al suo Monza con l’entusiasmo e la dedizione che lo hanno sempre caratterizzato e lo caratterizzano. Come disse una volta, “ci sono voluti 110 anni per arrivare alla serie A, vediamo di restarci il più a lungo possibile”. Viceversa, nel caso in cui una nuova proprietà commettesse la macroscopica ingenuità di privarsi di Galliani o, al contrario, gli chiedesse di restare, senza però dare le necessarie garanzie di voler conseguire obiettivi sportivi e non di un certo livello, le conseguenze sarebbero facili da trarre. E comprensibilissime.

Ecco perchè il Monza sarà l'ultima società di Adriano Galliani 

Dopo una carriera da dirigente calcistico coronata da una serie interminabile di successi, con il capolavoro di aver portato il Monza alla serie A per la prima volta nella sua storia ultracentenaria, dopo aver lavorato per una vita o quasi a strettissimo contatto con un perfezionista quale era Berlusconi, non penso proprio che Galliani possa accettare di restare legato a chi potrebbe non avere nel Monza quell’interesse, inteso come passione e amore, che è fondamentale per far bene.  In questo malaugurato caso, il Monza, il suo Monza, resterà la prima ed anche l’ultima società calcistica della sua storia personale e della sua carriera. Non riesco a vederlo, come ipotizzato da qualcuno, ritornare al Milan. Perché il senatore che oggi rappresenta Monza e la Brianza ha già trascorso “gli anni di esilio e di prestito” alla società rossonera. Ma allora c’era Silvio Berlusconi e non gli si poteva certo dire di no. Oggi, le cose sono diverse, molto diverse.  Paolo Corbetta                                                                                                 

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