Settecentotrentasette detenuti in una struttura che dispone di 413 posti. E 311 persone, oltre quattro su dieci, con serie patologie psichiatriche. Sono i numeri emersi dalla visita effettuata lunedì 17 agosto al carcere di Monza da una delegazione del Partito Radicale. Una situazione alla quale si aggiunge la cronica carenza di personale, denunciata da anni dai sindacati.

Il dato più evidente riguarda il sovraffollamento della casa circondariale di via Sanquirico: rispetto alla capienza indicata, nel carcere monzese ci sono 324 detenuti in più.

Carcere di Monza, la visita dei Radicali a Sanquirico

La delegazione che il 17 agosto ha visitato la struttura era composta da Simona Giannetti e Francesco Pasquariello, componenti del Consiglio generale del Partito Radicale, dal capogruppo di Civicamente in Consiglio comunale a Monza Paolo Piffer e dalla consigliera comunale di Cologno Monzese per AVS Laura Ferrari.

Al termine della visita sono state illustrate alcune delle criticità che da tempo riguardano il carcere monzese.

«Il Partito Radicale ha più volte e di recente ribadito come questa situazione ormai non possa più essere definita un'emergenza – ha spiegato Simona Giannetti –. Nel carcere di Monza c’è un sovraffollamento del 190%: ci sono 737 detenuti, ma la capienza è per 413. La terza e quarta branda sono la regola, per lo più nelle sezioni con regime aperto».

Va precisato che, sulla base dei numeri forniti dalla stessa delegazione – 737 presenze su 413 posti – il rapporto tra detenuti e capienza è pari a circa il 178%, con un numero di presenze superiore di circa il 78% rispetto ai posti disponibili. Il dato del 190% è quello indicato direttamente da Giannetti nella sua dichiarazione.

A Monza 311 detenuti con serie patologie psichiatriche

Accanto al sovraffollamento, uno dei dati che maggiormente preoccupa la delegazione riguarda la salute mentale dei detenuti.

Secondo i numeri forniti dal Partito Radicale, nella casa circondariale di Monza ci sono 311 persone con serie patologie psichiatriche, pari a oltre il 42% dell'intera popolazione detenuta.

«Per queste persone – ha sottolineato Giannetti – il carcere è un trattamento inumano e degradante, inaccettabile per uno Stato di Diritto che tutela la salute e la dignità umana».

Il tema, secondo i Radicali, pone quindi anche il problema dell'adeguatezza della struttura carceraria rispetto alle necessità sanitarie di una parte così consistente delle persone recluse.

I 97 giovani adulti e la richiesta di una seconda possibilità

Un altro punto emerso durante la visita riguarda i 97 giovani adulti presenti a Sanquirico. Molti, secondo quanto riferito dalla delegazione, provengono dal carcere minorile e stanno scontando pene per reati commessi quando avevano meno di 18 anni.

Per loro i Radicali chiedono di rafforzare i percorsi di formazione, lavoro e reinserimento professionale, già presenti all'interno del carcere ma ritenuti ancora insufficienti.

Sul fronte delle misure alternative, quasi il 70% dei detenuti risulta definitivo, mentre soltanto 28 sono ammessi al lavoro all'esterno e 5 sono semiliberi, secondo i dati illustrati dopo la visita.

«Rendere effettivo il reinserimento, che passa anche attraverso il lavoro, consentirebbe anche l'accesso alle misure alternative – ha precisato Giannetti – per numerosi detenuti che potrebbero accedervi per quantità di pena: ecco perché la delegazione ha fatto notare come una maggiore connessione dell'istituzione carceraria con il territorio e le sue imprese dovrebbe essere valutata dal legislatore».

L'appello alle imprese e i tre detenuti assunti da Cem Ambiente

Proprio il lavoro è uno dei percorsi sui quali la direzione del carcere di Monza ha cercato di costruire nuove opportunità.

A giugno la direttrice Cosima Buccoliero aveva rivolto un appello alle imprese del territorio affinché si aprissero maggiormente al carcere, offrendo possibilità concrete a chi sta scontando una pena.

A raccogliere quell'invito era stata Cem Ambiente che, dopo un percorso burocratico e formativo, aveva assunto a tempo indeterminato tre detenuti.

Un'esperienza che mostra concretamente quale potrebbe essere il ruolo delle aziende di Monza e Brianza nei percorsi di reinserimento.

«La mia presenza oggi unisce il ruolo politico, l'impegno civico sul territorio di Monza e l'esperienza quotidiana sul campo come operatore penitenziario: tre prospettive che convergono nell'unico obiettivo di fare tutto il possibile per rendere il sistema carcere sempre più efficiente, affinché riesca finalmente a realizzare fino in fondo la funzione rieducativa della pena stabilita dall'articolo 27 della nostra Costituzione», ha ricordato Paolo Piffer, che da anni porta in Consiglio comunale le problematiche legate al carcere di Monza.

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