Alfredo Magni
Alfredo Magni

In occasione del grave lutto che ha colpito il Monza, riteniamo di riproporre le risposte fornite dal grande “Alfredo da Missaglia” a Stefano Peduzzi, uno degli autori del libro edito pochi giorni dopo la storica promozione in serie A di quattro anni fa.

Personaggio n. 61 / Alfredo Magni


Brianzolo di Missaglia (nato il 7 febbraio 1940), ruolo stopper, di scuola interista, ha esordito in biancorosso il 28 maggio 1961 a Valdagno (Marzotto-Monza 1-3 con reti di Regalia e doppietta di Vivarelli) e in biancorosso ha giocato 84 partite di campionato. Dopo aver chiuso l’attività di calciatore a Como, è diventato allenatore nelle giovanili biancorosse per approdare, nel 1974, alla prima squadra con la quale è arrivato a sfiorare più volte la promozione in Serie A. È suo il record di panchine in biancorosso: ben 291 (precede Frosio e Frossi).
Mister, chi le ha fatto la prima telefonata per allenare il Monza?
Io allenavo la Primavera biancorossa, ci allenavamo a Sant’Albino. Non ero certo di proseguire con questa carriera, era stato Gigi Radice a spingermi e a spronarmi. Ero stato un suo allievo. Fatto sta che una notte mi chiamò Giorgio Vitali: «Alfredo, da domani sei ufficialmente l’allenatore della prima squadra». Quella telefonata mi spaventò molto, ma mi diede una delle più belle notizie della mia vita. La firma arrivò il giorno dopo da Aurelio Cazzaniga che mi guardò e disse: «Ti te se bon de fa l’allenadur». Vitali mi aveva visto allenare a Morbegno e mi ha voluto portare a Monza.

Magni brinda con Cappelletti ad un successo del Monza
Magni brinda con Cappelletti ad un successo del Monza

La sua partenza con il Monza non fu esaltante.
Pareggio col Trento e poi subito fuori in Coppa Italia. La squadra era messa maluccio in classifica, ma ci siamo preparati per vincere il campionato l’anno successivo. In quella squadra avevo gente come Tosetto, Ardegmagni, Braida, Sanseverino, Buriani e Patrizio Sala.
Gli anni della B sono stati esaltanti quanto dolorosi per il finale…
In campionato abbiamo fatto qualcosa di straordinario, poi le beffe sono sempre arrivate nel finale. Penso a Modena, a Pistoia, al derby contro il Como con quell’arbitraggio di Agnolin e allo spareggio di Bologna….
Monza fucina di talenti che, passati dalla Brianza, hanno fatto poi calcio ad altissimi livelli…
Li ricordo eccome! Patrizio Sala da Bellusco è andato al Torino, Angelo Colombo al Milan come Dustin Antonelli, Buriani e Tosetto, Monelli alla Fiorentina, Beruatto alla Lazio, Casagrande al Cagliari, De Nadai alla Roma, Massaro alla Fiorentina, Penzo al Verona e poi alla Juventus, Volpati campione d’Italia a Verona e poi Gigi Casiraghi alla Juvenus.

Magni sul calcio moderno…


Oggi è tutto così diverso, come il rapporto tra allenatori e giocatori.
È vero, prima della partita si parlava di tattica per un intero pomeriggio tra una camminata e l’altra. Si giocava al Mercante in fiera, si chiacchierava con i dirigenti. Ora si finisce di mangiare e si va subito in camera a giocare alla playstation o con i cellulari.
I suoi rapporti però sono rimasti intatti.
Con tutti. Dai miei giocatori ai dirigenti dell’epoca. Tempo fa mi hanno organizzato una festa di compleanno a sorpresa. Sono arrivati da tutta Italia per salutarmi. Credo di aver lasciato qualcosa di importante. Ho pianto per non essere andato in Serie A, ma Monza rappresenta comunque l’avventura più bella della mia vita.