La Brianza produce 36,1 miliardi di euro di Pil in un territorio di appena 405 chilometri quadrati, ma per continuare a crescere deve affrontare problemi che una singola impresa non può risolvere: collegamenti insufficienti, aree industriali da recuperare, difficoltà nell’attrarre giovani e connessioni digitali ancora carenti in alcune zone produttive.

Da queste esigenze nasce la proposta di Matteo Parravicini, presidente della sede di Monza e Brianza di Assolombarda: riunire stabilmente istituzioni e realtà del territorio attorno a un tavolo permanente, capace di individuare le priorità e programmare gli interventi.

L’iniziativa è stata presentata il 14 settembre a Carate Brianza, durante Your Next Monza e Brianza 2026, ospitato nell’Auditorium Ghezzi della BCC Carate e Treviglio.

Un tavolo permanente per decidere le priorità

Assolombarda si candida a promuovere e ospitare il confronto, coinvolgendo istituzioni e associazioni senza assorbire le funzioni degli organismi già attivi. Nell’impostazione illustrata da Parravicini, il tavolo dovrebbe lavorare con continuità, anticipando le necessità del territorio anziché intervenire soltanto quando esplode un’emergenza.

Il compito sarebbe raccogliere le esigenze condivise e portarle all’attenzione delle istituzioni, concentrandosi sulle condizioni che permettono alle aziende di crescere: infrastrutture, formazione, ricerca e rapporti con i mercati internazionali.

È il principio alla base del Modello Brianza, raccontato anche in un libro presentato nell’ambito dell’iniziativa: la competitività dipende sempre più dalla capacità di collegare imprese, università, centri di ricerca, amministrazioni e comunità.

Quanto pesa l’economia brianzola

I dati illustrati all’incontro descrivono una provincia con 883.396 abitanti, oltre 81 mila unità locali d’impresa e 297 mila addetti. Il Pil colloca Monza e Brianza fra le prime quindici province italiane per valore assoluto.

La posizione sale ulteriormente considerando la superficie: con 89 milioni di euro prodotti per chilometro quadrato, la provincia risulta seconda in Italia per densità economica e sessantanovesima fra le 1.165 aree europee comparabili considerate nell’analisi.

Il quadro cambia dimensione quando si guarda alla “Grande Brianza” individuata dal Censis, un territorio di 165 comuni distribuiti fra quattro province, definito attraverso i legami produttivi e culturali che superano i confini amministrativi. In quest’area si contano oltre 139 mila unità locali e 529 mila addetti, con un tasso di occupazione del 70,2% fra i 15 e i 64 anni, circa otto punti sopra la media nazionale.

Trasporti, aree dismesse e banda ultralarga: dove intervenire

Fra le priorità emerse figura il potenziamento della mobilità e del trasporto ferroviario, con collegamenti migliori verso Milano e gli aeroporti. La frammentazione delle decisioni viene indicata come uno degli ostacoli da superare per accelerare gli interventi.

Un altro capitolo riguarda le aree industriali dismesse, per le quali serve una pianificazione capace di favorire il recupero. Sul fronte delle competenze, l’obiettivo è rafforzare il rapporto con le università, rendendo il territorio più attrattivo per i giovani e offrendo loro ragioni per restare.

Resta poi la questione della banda ultralarga: alcune zone produttive presentano ancora carenze rispetto a quelle residenziali, un limite che incide sulle condizioni in cui lavorano le imprese.

Il confronto di Carate tra istituzioni, ricerca e industria

L’incontro si è aperto con i saluti di Ruggero Redaelli, presidente della BCC Carate e Treviglio, seguiti dagli interventi di Luca Santambrogio, Attilio Fontana e Licia Ronzulli.

Dopo l’analisi di Parravicini, la tavola rotonda moderata da Sabrina Scampini ha riunito Ferruccio de Bortoli, Emilio Faroldi, Giuseppe Fontana, Gianmario Verona e Claudia Wiemer, mettendo a confronto esperienze del giornalismo, dell’università, della ricerca e della comunità locale. Le conclusioni sono state affidate al presidente di Assolombarda Alvise Biffi.

La proposta uscita da Carate punta ora a dare continuità a quel confronto, traducendo le esigenze espresse dal territorio in un programma di priorità condivise.

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