PizzaAut, quando un’idea notturna diventa una rivoluzione
L’intervista a Nico Acampora racconta PizzaAut: lavoro, amore e futuro per i ragazzi autistici, da Monza al mondo.

Ci sono storie che nascono nel silenzio della notte e finiscono per cambiare il modo di guardare il mondo.
Quella di PizzaAut è una di queste: un’intuizione improvvisa, un atto d’amore verso un figlio e una sfida culturale che ha scardinato pregiudizi profondi su autismo e lavoro.
L’intervista realizzata da Riccardo Pozzi a Nico Acampora, padre fondatore di PizzaAut, è un viaggio sincero dentro un progetto che non è solo ristorazione sociale, ma una nuova idea di vita, futuro e inclusione. Un racconto che parte da una famiglia e arriva a Monza, diventando un modello osservato anche all’estero.
PizzaAut e autismo: l’illuminazione che ha acceso un progetto unico
Com’è nata l’idea di PizzaAut? È stata un’illuminazione improvvisa?
Ero a letto con mia moglie, era l’una e mezza di notte. Lei dormiva, io l’ho svegliata e le ho detto: “Stefania, dobbiamo aprire un ristorante gestito da persone autistiche”. La prima cosa che mi ha risposto è stata: “Dormi, domani ti svegli alle 5:30”. La seconda: “Tu non sai cucinare neanche un uovo”. E da lì siamo partiti.
Un’idea che nasce quasi per gioco, ma che affonda le radici in una realtà durissima: quando hai un figlio autistico, spesso smetti di frequentare ristoranti, cinema, teatri. Non per vergogna, ma per protezione. Per evitare sguardi, giudizi, silenzi che fanno male.
Che rapporto c’è tra la pizza e la tua storia personale?
Quando hai un figlio con autismo, la socialità si sposta in casa. Invitavo amici, facevamo la pizza insieme. Ho visto mio figlio, con autismo severo, giocare a fare la pizza con mia moglie. E ho pensato: se lo può fare lui, forse lo possono fare anche altri ragazzi.
Da quel momento, PizzaAut smette di essere un’idea “malsana” – come la definisce Nico ridendo – e diventa un progetto concreto che cambia la percezione di autismo e lavoro in Italia.
Lavoro, amore e futuro: perché PizzaAut va oltre la ristorazione sociale
Ti sei ispirato ad altri progetti simili già esistenti?
In Italia esisteva la ristorazione sociale, ma non faceva lavorare persone autistiche. Di solito si parlava di altre categorie. L’idea che una persona con autismo potesse lavorare non era nemmeno contemplata. Da questo punto di vista PizzaAut ha rotto un argine.
Oggi PizzaAut non è solo uno, ma più ristoranti, con 41 ragazzi autistici impiegati. Un progetto strutturato, organizzato, replicabile dal punto di vista tecnico.
PizzaAut è davvero un modello scalabile?
Tecnicamente sì. Per far lavorare bene persone autistiche devi ingegnerizzare tutto: cucine, sala, tempi, comande. Ma c’è una cosa che non trovi nei business plan e che non puoi comprare: l’amore.
Un concetto semplice e rivoluzionario insieme. L’elemento che rende PizzaAut unico e che spiega perché, nonostante centinaia di richieste da tutta Italia e dall’estero, Nico scelga di crescere con cautela.
Autismo, diagnosi e presa in carico: cosa non funziona davvero
Oggi il problema principale è ancora la diagnosi dell’autismo?
In Lombardia la diagnosi è diventata abbastanza precoce. Il vero problema è la presa in carico. Ti faccio la diagnosi, ma poi non ho professionisti che ti seguono. Le liste d’attesa sono infinite.
Una criticità che colpisce direttamente le famiglie, spesso costrette a rivolgersi al privato, facendo sacrifici enormi.
Che effetto ha una presa in carico tardiva su ragazzi e famiglie?
Fare una diagnosi a due anni e prendere in carico un bambino a cinque è una cazzata tremenda. Fa male al ragazzo e fa male alla famiglia. Crea devastazioni emotive ed economiche.
Per questo PizzaAut è diventato anche un punto di riferimento nel dialogo con le istituzioni, proprio perché Acampora sceglie di dire le cose come stanno, senza edulcorarle.
Monza, una pizza simbolo e uno sguardo che va oltre i confini
Se Monza fosse una pizza, quale sarebbe?
Ce l’abbiamo già: si chiama Easy Monza. È fatta con luganega, panna e zafferano. Va fortissimo, piace tantissimo ed è dedicata a Monza e al gruppo Easy Monza.
La scelta di Monza non è casuale: qui PizzaAut ha trovato terreno fertile, comunità e attenzione. Un progetto che oggi attira anche l’interesse internazionale, con troupe straniere presenti nei ristoranti.
Un segnale chiaro: PizzaAut non è solo una bella storia, ma un modello culturale che parla al mondo.
Un’intervista che emoziona, scuote e lascia un segno profondo.
Per continuare a scoprire storie come questa, visita Monza-News e segui la pagina Facebook di Monza-News.



