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Foto: AC Monza
Foto: AC Monza

“Per costruire un gruppo compatto servono bravi giocatori e persone serie. Poi bisogna saperli condurre”.

Giocatori e allenatori: un binomio da sempre imprescindibile nel calcio. Perché non può esserci successo senza l'alchimia tra chi guida e chi corre. Lo sosteneva Azeglio Vicini, CT della Nazionale dal 1986 al 1991 nonché “comandante” delle notti magiche di Italia ‘90. Tra gli attaccanti di quella spedizione, non fortunata come previsto, c’era Gianluca Vialli, sulla carta il perno della squadra azzurra che, all'improvviso, si ritrovò a incassare panchine indigeste osservando da spettatore l'esplosione di Totò Schillaci. Tralasciando il suo presunto braccio di ferro con Vicini, il bomber di Cremona ebbe lo spirito di risollevarsi conquistando poi da protagonista i trofei più importanti della sua carriera. Vialli fu un esempio per molti, non solo come sportivo ma come uomo, portatore di insegnamenti e profondo emissario di vita nella sua battaglia con la malattia. 

Grande allenatore, grande leader

La perfezione nel calcio non esiste, ma qualcuno nel tempo ha provato a indicare la via di quell'assolutezza nel rapporto fra trainer and players. 
Fu proprio Vialli a sottolineare, in un'intervista nel 2016 a La Gazzetta dello Sport, che “un grande allenatore deve essere lui stesso leader, ma deve creare altri leader che in campo riproducano idee, valori, carattere.” 
Il riferimento era a Marcello Lippi, grande artefice dei successi bianconeri e maestro di calcio dalla spiccata leadership. Un allenatore che Raffaele Palladino ebbe il privilegio di incontrare da giocatore nelle prime due stagioni alla Juventus, tra il 2002 e il 2004, influenzando in qualche modo il successivo percorso in panchina del classe 1984 di Mugnano di Napoli.

C'è del lippismo nella vittoria del Monza di Palladino a Verona contro l'Hellas, figlia di un calcio sostenibile e coraggioso, misurato sulla capacità congiunta di offendere e difendere, disciplinato e insieme creativo. Perché come annotava il sempiterno Johan Cruijff: “la creatività non fa a pugni con la disciplina”.

Equilibrio ed estro convivono serenamente nel gioco dei brianzoli, così come la leadership condivisa tra compagni di squadra. La forza del Monza è di avere tanti riferimenti in campo, da capitan Pessina a Di Gregorio, da Caldirola a Pablo Marí, da Gagliardini a D'Ambrosio: uno spessore umano che favorisce l'approccio alle gare e la rispettiva gestione. Senza tralasciare l'espressione del talento, da Colpani a Vignato, da Ciurria a Lorenzo Colombo, eroe di giornata con una prestazione on fire.

Il capitano del Monza Matteo Pessina

Cambio di modulo, risultato efficace

L'imprevedibilità è un fattore e Palladino lo sa bene. Il mister biancorosso opta per un cambio di modulo che finora non si era mai visto in avvio, ma solo a partita in corso. 
4-2-3-1 occupazionale e d'attacco: una strategia volta a disorientare le pedine avversarie e inalberare lo scacchiere di Baroni
La difesa si dispone a 4 per garantire ampiezza in fase di non possesso, mentre i due mediani e il semi tridente generano più dinamismo nel gioco tra le linee, con Vignato, Colpani e Ciurria liberi di scendere a raccogliere la sfera, strappare e inventare.

Al 7 minuto è il Flaco a costruire la prima grossa occasione per il Monza. La heatmap di Colpani si colora nell'oasi intermedia e la verticalizzazione del 28 biancorosso è funzionale alla presa di posizione di Colombo, che legge il passaggio, si aggiusta la palla e tira a giro sul secondo palo. Immediata la risposta di Montipò che smanaccia in angolo. Dagli sviluppi del corner il Monza si rende pericoloso con Pablo Marí che conclude in porta ma scheggia il palo alla destra del portiere gialloblù.

La verticalizzazione di Colpani per Colombo - Foto: DAZN

Costruzione dal basso, gioco tra le linee

La tattica di Palladino è ottimale e i biancorossi hanno la padronanza del gioco. I due centrali difensivi rimangono stretti, mentre D'Ambrosio e Kyriakopoulos si aprono sulle corsie esterne, con Pessina vertice basso a chiamare la pressione a tenaglia del Verona. È esattamente quello che il Monza vuole, far uscire gli scaligeri e saltare la prima linea di pressing spalancando corridoi e tangenziali per l'attività dei tre rifinitori avanzati. 

La linea a 4 del Monza con Pessina nella morsa veronese - Foto: DAZN

L'interdizione di Gagliardini e il vantaggio di Colombo

Il Verona resta vigile, chiude gli spazi e le traiettorie di passaggio, puntando la mediana biancorossa per avviare le ripartenze. 
Al 32' i padroni di casa rubano il pallone a centrocampo, Bonazzoli serve Duda, il quale fa partire un missile terra-aria che si stampa sulla traversa. Il brianzoli non si scompongono e rispondono subito con Colpani, che sfiora il gol dopo uno slalom prolungato nell'area veronese. 

Il Monza riproduce il suo calcio, miscellaneo e sagace, mettendo in atto i principi di Palladino: recupero palla rapido di Gagliardini (metronomo imprescindibile della squadra) e break istantaneo, appoggio in verticale su Colombo che fa sponda per Colpani; attacco frontale del Flaco e assist per il 9 biancorosso, il quale tira ad incrociare e spiazza Montipò. Azione fulminante e confezionata con qualità: è il 41' e il Monza va in vantaggio. Sul punteggio di 0-1 si chiude il primo tempo.

Il break di Gagliardini che dà origine al vantaggio di Colombo - Foto: DAZN

Il forcing del Verona e la contromossa del Monza

Nella ripresa la formazione di Baroni parte subito in quinta e arma un forcing rabbioso, spingendo gli ospiti ad arretrare il baricentro. La reazione del Verona è piuttosto repentina ma al contempo farraginosa, poco organizzata e troppo evanescente.

Al 59' Palladino rileva il momento di difficoltà e sostituisce Ciurria con Birindelli, ripristinando la difesa a 3 con Caldirola al centro, Marí a sinistra e D'Ambrosio a destra. 
La retroguardia si compatta e i mediani si stringono in protezione, con gli esterni a fungere da quinti e a contenere gli opposti. Le chiusure brianzole sono chirurgiche, gli interventi impeccabili, Di Gregorio viene impegnato sporadicamente. 

Con l'ingresso di Birindelli il Monza torna alla difesa a 3 - Foto: DAZN

Il capolavoro di Colombo e il tris di Caldirola

Al 66' Palladino richiama in panchina Vignato e Colpani. Le sostituzioni sono impeccabili, con Valentin Carboni a lavorare la sfera e Bondo a fare da elastico fra la trequarti e il centrocampo, mettendo energia, ritmo e fisicità. 

Dopo pochi minuti il Monza raddoppia: al 73' il 21 argentino rende attiva la transizione e serve in profondità Colombo, che punta la difesa avversaria, completa un dribbling nello stretto e dalla lunetta scaraventa una sassata sul secondo palo. Splendida azione personale del classe 2002 di Burago di Molgora, che si costruisce da zero un gol capolavoro, di tecnica e potenza pura. La rete di gonfia: è 0-2 per il Monza e notte fonda per il Verona.

Come a Reggio Emilia contro il Sassuolo, il numero 9 brianzolo spacca la partita e la decide. È un Lorenzo in formato Magnifico quello che danza sull’erba veronese, spina nel fianco per la difesa avversaria e autore di una doppietta, la sua prima in Serie A, tanto liberatoria quanto determinante. Prestazione eccellente per Colombo, in costante crescita nelle ultime gare, che spazza via (per il momento) le critiche feroci dei più scettici.

All'85 minuto il timbro dello 0-3 lo mette Caldirola, con un colpo di testa a pochi passi da Montipó su corner liftato di Kyriakopoulos. 
Nel finale il gol della bandiera di Folorunsho non altera il copione del match e il Monza, con carattere e lucidità, si aggiudica la sua seconda vittoria esterna stagionale.

Il gol capolavoro di Lorenzo Colombo - Foto: DAZN

Apoteosi biancorossa e made in Brianza

Risultato finale: Verona-Monza 1-3.
Al triplice fischio quel “sogno di una domenica di mezz’autunno”, rivisitando il titolo di una commedia di Shakespeare, diventa realtà.

Nella città di Romeo e Giulietta, dove il Bardo ambientò la sua tragedia amorosa, il Monza vola alto, sguardo attento e passo in levare. 
Una vittoria “Made in Brianza”, con tre centri firmati da brianzoli doc, Colombo e Caldirola, e un capitano figlio di Monza, Matteo Pessina (e se in futuro prendesse quota l'ipotesi di una squadra autoctona in stile l'Athletic Club di Bilbao?).

43 anni dopo l’ultimo successo al Bentegodi (11 maggio 1980, Verona-Monza 1-2), i biancorossi strappano 3 punti pesantissimi all’Hellas e salgono a quota 16 in classifica, a ridosso dell’ultimo posto utile per l’Europa, facendo registrare la miglior differenza reti (+2) nella storia del club in massima Serie.

Un Monza al palladio e con Palladino, che ancora una volta studia, analizza, firma e risolve il match, raccogliendo i frutti del lavoro quotidiano. Il trionfo di Verona certifica le virtù dell'organico e quelle dell'allenatore, che colpisce per “l'influenza che ha sui suoi giocatori”, proprio come disse Pep Guardiola di Marcelo Bielsa, colui che “riesce a migliorare gli elementi a sua disposizione”.

Migliorare aiuta a crescere e il Monza continua a farlo con individui che ragionano da collettivo e il suo tecnico ad alimentare l’unità di squadra. Con passione, mentalità, fame. Perché, come ribadiva Vujadin Boskov: “Grandi squadre fanno grandi giocatori. Grandi giocatori fanno spettacolo e migliore calcio”.

E allora sotto con la prossima sfida, in programma sabato 11 novembre alle 20:45 all’U-Power Stadium contro il Torino.
Una partita impegnativa che servirà a testare le ambizioni di un Monza sempre più pittoresco e convincente.

Di Andrea Rurali