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foto AC Monza / Buzzi
foto AC Monza / Buzzi

Quando un bambino inizia a giocare a calcio, esplora inizialmente un mondo nuovo fatto di passaggi, tiri e qualche gol. Prima le partitelle al campo con i compagni, poi le vere gare contro gli avversari. Ed è proprio lì che nascono la sana competizione e la voglia di mettersi in mostra per conquistare il tanto amato “posto da titolare”.  Leggere la formazione della domenica e vedere il proprio nome sulla lista ufficiale rappresenta un’opportunità che può diventare certezza per crescere e spiccare il volo. 

Spesso e volentieri però, si fa l’errore di dare risalto soprattutto agli 11 schierati, e, tra la frenesia dei 90 minuti, ci si dimentica dell’enorme importanza che hanno i giocatori subentrati dalla panchina.  La chiave di volta per sentirsi titolari nonostante l’entrata in campo a partita in corso è da imputare all’atteggiamento di ogni calciatore e agli stimoli e motivazioni che l’allenatore riesce a imprimere. Il calcio è una girandola improvvisa che può cambiare in ogni momento e quello che sembra un posto secondario come la panchina, può diventare una risorsa per vincere una gara.

A Verona è scesa in campo la solita formazione, ma, come ci ha ormai abituato mister Palladino, nel secondo tempo ha inserito forze fresche che hanno aiutato la squadra a raggiungere la netta affermazione del Bentegodi. Lo stesso tecnico cerca continuamente di porre l’accento sull’importanza dei giocatori in panchina che possono rappresentare un valore aggiunto nel corso del match. 

Chi entra deve dimostrare il proprio valore e aiutare i compagni, e questo fortunatamente succede in ogni partita”, così potremmo riassumere le parole di Raffaele Palladino quando gli viene chiesto un parere sulle sostituzioni. Da Birindelli a Bondò, passando per i fratelli Carboni fino ad arrivare a chi ha più esperienza come Dany Mota, tutti pronti e concentrati per dare il proprio contributo a una macchina che sta diventando ogni giorno sempre più perfetta

Non c’è solo la legge del campo ma anche la legge della panchina, vera e applicabile in ogni settore. Se si vuole una squadra che faccia bene nel lungo periodo, si deve costruire una buona panchina, anche perché prima di diventare dei fuoriclasse, è necessaria la giusta gavetta che spesso passa proprio da lì. Colpani e Vignato, seppur talentuosi, lo scorso anno sono stati centellinati, mentre oggi sono assoluti protagonisti di un Monza orchestrato da un direttore che dirige i propri giocatori come note che suonano una melodia europea.

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