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A prima vista Monza e Catanzaro sembrano avere poco in comune. Due città lontane, due territori diversi e, soprattutto, due poli universitari e sanitari separati da oltre mezza Italia.

Eppure, scavando nella storia recente della ricerca medica italiana, emerge un collegamento particolare. Un filo che parte dal San Gerardo di Monza, arriva all’Università Magna Graecia di Catanzaro e che, ancora nel 2026, ricompare nelle pubblicazioni scientifiche.

Non si tratta, almeno sulla base della documentazione pubblicamente disponibile, di un gemellaggio ufficiale tra i due enti. Il rapporto è più interessante: competenze trasferite, medici formati a Monza e ricercatori dei due poli che si ritrovano negli stessi grandi studi multicentrici.

Quando i medici di Catanzaro vennero formati al San Gerardo di Monza

Per trovare uno dei collegamenti più netti bisogna tornare al 2021.

L’Università Magna Graecia annunciò allora il riconoscimento dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria Mater Domini come Centro ECMO della Regione Calabria e centro di riferimento regionale per le gravissime insufficienze respiratorie acute.

Dietro quella struttura altamente specializzata c’era anche un pezzo di Monza.

Secondo quanto comunicato ufficialmente dall’ateneo calabrese, l’ECMO team era composto da tre medici specialisti in anestesia e rianimazione appositamente formati presso l’allora ASST San Gerardo di Monza, indicato come centro di riferimento nazionale della rete ECMOnet.

L’ECMO è una tecnica di supporto extracorporeo utilizzata nei pazienti più gravi, quando cuore o polmoni non riescono più a garantire autonomamente una funzione sufficiente. Una medicina altamente specialistica, nella quale la formazione e l’esperienza dei centri assumono quindi un peso fondamentale.

Il collegamento con Monza non fu dunque soltanto simbolico: al San Gerardo vennero acquisite competenze poi portate in Calabria.

Quel legame non è rimasto fermo agli anni della pandemia

Se la storia finisse nel 2021, oggi sarebbe soprattutto una curiosità d'archivio.

Ma negli anni successivi i nomi di Catanzaro e Monza hanno continuato a incontrarsi nella ricerca scientifica nazionale.

Nel maggio 2025 è stato pubblicato uno studio multicentrico dedicato alle infezioni e colonizzazioni fungine nei pazienti sottoposti a ECMO veno-venosa. Tra le affiliazioni degli autori figuravano il Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche della Magna Graecia University di Catanzaro, la School of Medicine and Surgery dell’Università Milano-Bicocca a Monza e il Dipartimento di Emergenza e Terapia intensiva della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.

È quasi una prosecuzione ideale della storia iniziata anni prima: la tecnologia per la quale medici calabresi erano stati formati a Monza diventa anche terreno sul quale ricercatori legati ai due poli compaiono nello stesso lavoro scientifico.

Nel 2026 Monza e Catanzaro si incontrano anche nella ricerca sull'epilessia

Il collegamento, però, non riguarda soltanto la terapia intensiva.

Il 1° aprile 2026 JAMA Neurology ha pubblicato uno studio sull'efficacia comparativa di quattro farmaci utilizzati nel trattamento dell'epilessia focale farmacoresistente.

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La ricerca ha preso in esame dati provenienti da 71 centri per l'epilessia, coinvolgendo quasi duemila pazienti e confrontando brivaracetam, cenobamato, lacosamide e perampanel.

Anche qui, tra le strutture scientifiche rappresentate, compaiono entrambe le realtà.

Da una parte il CRUISE Research Center e i dipartimenti della Magna Graecia University di Catanzaro. Dall'altra il Dipartimento di Neurologia della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, insieme all'Università Milano-Bicocca.

Non significa che lo studio sia nato da un accordo esclusivo Monza-Catanzaro: si tratta infatti di una ricerca multicentrica nazionale molto più ampia. Ma dimostra come i due poli continuino a trovarsi dentro le stesse reti della medicina e della ricerca italiana.

Da Monza competenze che viaggiano per l'Italia

Ed è forse questo l'aspetto più interessante visto dalla Brianza.

Il San Gerardo non è soltanto l'ospedale al quale si rivolge il territorio. La sua attività clinica, universitaria e scientifica può produrre effetti che superano ampiamente i confini di Monza.

La vicenda dell'ECMO lo dimostra in maniera particolarmente concreta: professionisti formati a Monza hanno contribuito allo sviluppo di una competenza specialistica a centinaia di chilometri di distanza. Negli anni successivi, Monza e Catanzaro hanno poi continuato a comparire nei medesimi circuiti di ricerca, dalla terapia intensiva alla neurologia.

Un piccolo ponte scientifico tra Lombardia e Calabria che difficilmente compare nelle cronache quotidiane, ma racconta un'altra dimensione della sanità brianzola: quella di un territorio capace non soltanto di curare, ma anche di formare, fare ricerca e mettere competenze in circolo nel resto del Paese.

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