Lamanna
Lamanna

Un percorso fatto di gavetta, sogni e grandi palcoscenici. Eugenio Lamanna, ex portiere, tra le sue esperienze più significative ha vissuto anche il capitolo in maglia brianzola con il Monza. Intervistato dal podcast “Shot Sports”, l'estremo difensore ha ripercorso le tappe salienti della sua carriera, soffermandosi sui momenti iconici in Serie A e sulle prospettive per il futuro.

Le origini e i campioni del "Genoa stellare"

Il viaggio nel calcio professionistico di Lamanna parte da lontano: «Sono passato dalla D, al Como, alla Serie A in un Genoa stellare con Milito, Thiago Motta, Palladino, Jankovic. Un sogno: spiccavano per l’umiltà», racconta. Da giovane, l'obiettivo principale era rubare i segreti ai grandi: «Cercavo di carpire la loro chiave del successo e la capacità di pensare a vincere sempre».

Tra i ricordi più vividi spicca inevitabilmente Diego Milito: «Il Principe era incredibile. Sapevi che faceva sempre la solita sterzata, ma non lo prendevi. Una volta era reduce da un mese di pubalgia, in allenamento mi chiese di stare in porta per una breve sessione: non la vidi mai». Parole di grande stima anche per l'attuale tecnico Raffaele Palladino: «Idem Palladino: vederlo muoversi in campo era poesia».

La dura vita del terzo portiere e il capitolo Monza

Lamanna si è poi soffermato sul ruolo delicato del portiere, e in particolare sulla figura del "terzo": «Fare il terzo portiere è tosta: un tempo la panchina era corta e il terzo finiva in tribuna. Non devi mollare, ho imparato che da un momento all’altro cambia tutto, compresi gli allenatori».

Arrivato a Monza nell'estate del 2019, Lamanna è stato uno dei cardini del progetto targato Berlusconi-Galliani. Titolare in Serie C nella stagione della promozione (27 presenze e solo 18 gol subiti), ha vissuto poi il salto in Serie B e il successivo arrivo di Michele Di Gregorio.

A testimonianza di come il lavoro e la pazienza possano ribaltare le gerarchie, Lamanna cita proprio l'aneddoto sotto la gestione di Giovanni Stroppa: «Al Monza, ad esempio, facevo tribuna con Stroppa: dopo l’infortunio di Di Gregorio giocai io e non il secondo (Sommariva n.d.r)». Una dimostrazione di resilienza che lo ha visto rimanere in rosa anche per il debutto in Serie A del club brianzolo, fino al passaggio al Lecco nel 2024 dopo 39 presenze complessive in biancorosso.

Lamanna a Monza

Un percorso fatto anche di sacrifici fisici estremi, come quel Genoa-Sassuolo giocato in condizioni proibitive: «Soffrii tanto freddo da battere i denti: vento, pioggia e campo allagato. Nello spogliatoio non riuscivo a togliermi le scarpe perché avevo i piedi gonfi».

Specialista dal dischetto: i penalty parati a Roma e Inter

Rinomato per le sue doti da para-rigori, l'ex portiere biancorosso ha rievocato alcuni dei momenti più esaltanti della sua carriera, a partire dall'esordio a freddo contro la Roma in seguito all'espulsione di Mattia Perin:

«Faceva un freddo incredibile. Antonini mi prese per la maglia e mi disse: “Vuoi entrare, o no?”. Il mister mi mandò in campo al posto di Falque... Esordii così, senza rompere il fiato. Sentivo il tifo dei miei compagni, pensai alla capacità di calciare di Ljajic: rimasi in piedi fino all’ultimo e lo parai».

Un'emozione fortissima condivisa con i propri cari: «Finita la partita ricordo i volti della mia famiglia in tribuna. Sono le cose più belle che ti lascia il calcio. Al rientro negli spogliatoi, Pinilla mi disse: “Adesso è tutto in discesa”. Mi rasserenò a fare sempre meglio, senza avere paura».

Nella memoria collettiva restano poi altri interventi decisivi, come quello contro l'Inter su Antonio Candreva all'88' — preceduto da una rete di Goran Pandev — al termine di una settimana di ritiro vissuta in una situazione di classifica e morale disperata. Fondamentale, in quel contesto, la leadership di compagni come Nicolás Burdisso: «Ha un modo di fare e un’intelligence rara. Ha dei pensieri talmente profondi – anche per ciò che ha vissuto nella sua vita – che ti fanno cambiare prospettiva».

Il derby di Genova e il presente

Vivere il calcio a Genova significa inevitabilmente fare i conti con la stracittadina: «Entrare al Ferraris è un’esperienza che auguro a chiunque. La settimana del derby è diversa da tutte le altre – ammette Lamanna – lo stadio si riempie ore prima e fai riscaldamento con 34mila persone. Sono stato fortunato a viverlo per tanti anni, poi vivevo in una cittadina come Arenzano che è a maggioranza genoana».

Oggi, a 37 anni e attualmente svincolato, lo sguardo di Lamanna è rivolto al domani: «Mi sto allenando, sono in attesa di una chiamata. A 37 anni sto pensando anche al futuro. Spero di restare nel mondo del calcio, vorrei restituire ciò che ho imparato. Mi piacerebbe far esprimere al meglio un portiere».

«Spero di restare nel mondo del calcio, vorrei restituire ciò che ho imparato. Mi piacerebbe far esprimere al meglio un portiere.»