È passato un mese esatto dalla vincita da 223.173.416,83 euro al SuperEnalotto, realizzata l’11 settembre 2026 con una schedina da 5 euro a Oggiono, nella Brianza lecchese. L’identità del fortunato giocatore rimane sconosciuta e, secondo le ricostruzioni giornalistiche circolate nelle settimane successive, il premio non sarebbe ancora stato riscosso. Intorno alla vincita è emersa anche la storia di una donna che rivendicherebbe una parte della somma in virtù del matrimonio ancora formalmente valido. Una vicenda che, tuttavia, richiede cautela: alcuni elementi ricordano da vicino un caso analogo raccontato nel 2025 e già finito sotto la lente di verifiche giornalistiche.

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SuperEnalotto, la schedina da 5 euro che ha vinto 223 milioni a Oggiono

Il jackpot è stato centrato al punto vendita Sisal Cafè di via Milano 36, a Oggiono, in provincia di Lecco. La combinazione vincente dell’11 settembre 2026 è stata 8, 13, 16, 52, 64 e 70, con il numero Jolly 17 e il SuperStar 21.

La vincita è ufficiale ed è la seconda più alta nella storia del SuperEnalotto, alle spalle dei 371,1 milioni di euro distribuiti il 16 febbraio 2023 attraverso una vincita a quote. Per il giocatore di Oggiono, una giocata da appena 5 euro si è trasformata in un premio superiore ai 223 milioni.

Sulla somma si applica il prelievo del 20% sulla parte eccedente i 500 euro. Il risultato è un incasso netto di circa 178,5 milioni di euro, mentre circa 44,6 milioni sono destinati allo Stato.

Resta da capire chi abbia conservato la ricevuta vincente. Le notizie pubblicate a settembre riferivano che il premio non era ancora stato riscosso, ma il sito ufficiale certifica l’esito dell’estrazione senza rendere pubblica l’identità del titolare del tagliando né aggiornare lo stato della riscossione.

La presunta richiesta da 80 milioni e il nodo della comunione dei beni

Accanto al mistero sul vincitore è comparsa una seconda vicenda. Secondo la ricostruzione diffusa dalla stampa a partire dal 22 settembre, la moglie del presunto milionario avrebbe fatto recapitare una diffida per rivendicare una parte della vincita.

Il punto centrale sarebbe il matrimonio, celebrato il 25 aprile 2023 in regime di comunione legale dei beni, dal quale i coniugi si sarebbero separati soltanto di fatto. In assenza di una separazione legalmente formalizzata, la donna sosterrebbe che il premio debba essere considerato parte del patrimonio comune.

La richiesta attribuita alla moglie sarebbe di 80 milioni di euro in un'unica soluzione, oppure, in alternativa, di un assegno mensile da 8.000 euro. La somma richiesta e le condizioni della presunta diffida, tuttavia, provengono da ricostruzioni giornalistiche e non equivalgono a un riconoscimento giudiziario del diritto a ricevere il denaro.

Il riferimento giuridico è l’articolo 177 del Codice civile, che disciplina l'oggetto della comunione legale tra coniugi. Per stabilire come la norma si applicherebbe a questa vicenda, però, sarebbe necessario conoscere gli atti e la situazione patrimoniale effettiva della coppia. Non è quindi possibile concludere, sulla base delle sole informazioni circolate, che la donna abbia automaticamente diritto alla metà della vincita.

Perché sulla vicenda servono verifiche

C'è un elemento che invita a non considerare tutti i dettagli come accertati. Il 23 settembre 2026 Open ha richiamato le somiglianze tra questa storia e quella diffusa nel marzo 2025, quando un uomo avrebbe vinto 88 milioni di euro al SuperEnalotto a Roma e la moglie, separata soltanto di fatto, avrebbe chiesto metà del premio.

Anche in quel caso il racconto ruotava intorno alla comunione dei beni, a una richiesta economica e all'intervento di legali. Open aveva già sollevato dubbi sulla veridicità di quella precedente ricostruzione.

La somiglianza non dimostra, da sola, che il caso di Oggiono sia falso. Impone però di distinguere il fatto confermato — la vincita da oltre 223 milioni — dalla storia familiare, sui cui dettagli non sono disponibili riscontri pubblici indipendenti sufficienti a considerarli definitivamente accertati.

Quando scade il termine per riscuotere i 223 milioni del SuperEnalotto

La scadenza per il vincitore è un dato concreto. Secondo le regole ufficiali dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la ricevuta vincente deve essere presentata entro 90 giorni solari dal giorno successivo alla pubblicazione del Bollettino Ufficiale dell'esito del concorso.

Per la vincita dell'11 settembre, il termine viene indicato nel 10 dicembre 2026. Per un premio di questa entità non basta recarsi nella ricevitoria in cui è stata giocata la schedina: la riscossione deve essere avviata presso uno degli Uffici Premi Sisal di Milano, in via Ugo Bassi 6, oppure di Roma, in viale Sacco e Vanzetti 89, presentando la ricevuta originale e integra.

Gli uffici indicano un orario di apertura dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13. In caso di mancata presentazione entro il termine previsto, il diritto alla riscossione decade e la vincita non riscossa è destinata all'erario.

A Oggiono, dunque, il mistero sul titolare del tagliando resta distinto dalla questione della presunta richiesta economica. La vincita è stata certificata, mentre i dettagli della vicenda coniugale necessitano di ulteriori riscontri. Il 10 dicembre 2026 rappresenta la scadenza da tenere presente per la presentazione della ricevuta.

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