Verso Sanremo 2026, le canzoni tradite dal Festival: i 5 brani che avrebbero meritato di più
Cinque brani ignorati dalla classifica ma diventati più celebri dei veri vincitori: ecco quali sono e perché hanno fatto la storia.
Negli anni il Festival di Sanremo è diventato molto più di una semplice gara canora: è un termometro culturale, uno specchio della società italiana, una vetrina capace di lanciare carriere e ridefinire generi musicali. Attorno al palco dell’Ariston si sono alternate mode, polemiche, rivoluzioni artistiche e voci destinate a lasciare un segno profondo nella memoria collettiva.
In mezzo a trionfi celebrati e vittorie inattese, ci sono anche brani che hanno superato la prova del tempo, imponendosi come classici nonostante non abbiano conquistato il gradino più alto del podio.
Per molti appassionati e addetti ai lavori, proprio da queste “non vittorie” emergono alcuni dei capitoli più luminosi della storia del Festival.
Ed è da qui che nasce l’idea di rivedere alcune delle scelte del passato, osservandole con la lente dell’eredità musicale.

Mentre oggi, 30 novembre, sono stati annunciati i big che parteciperanno al Festival di Sanremo 2026, basandoci su analisi e opinioni di fonti autorevoli, ecco la nostra lista di 5 canzoni che meritavano la vittoria per la loro innovazione, profondità e influenza sulla musica italiana.
Canzoni Sanremo nella storia: le ingiustizie musicali secondo la critica
Guardando alle edizioni più iconiche del Festival, alcune canzoni hanno lasciato un’impronta così forte da essere considerate – a posteriori – vere vincitrici morali.
La prima è “Ciao amore, ciao” di Luigi Tenco (1967), un brano epocale che univa riflessione sociale e tormento personale. La mancata qualificazione in finale, come riportato da ShockwaveMagazine.it, è ancora oggi percepita come una delle più grandi ingiustizie del Festival. La canzone è diventata un simbolo della canzone d’autore italiana, capace di parlare a generazioni intere con un’intensità che nessun voto poté misurare.
Un altro pezzo che ha riscritto le regole del pop italiano è “Gianna” di Rino Gaetano (1978). Terza classificata ma divenuta culto assoluto, la canzone univa irriverenza, satira e un’ironia corrosiva verso la società italiana. Come sottolineato anche da Sky Tg24, il pubblico decretò la sua vittoria “morale” trasformandola in un inno senza tempo.
Brani iconici di Sanremo: successi oltre il podio
Tra le ingiustizie più citate dagli appassionati c’è “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini (1989), arrivata nona nonostante l’interpretazione magistrale e il premio della critica. Il brano rappresenta uno dei momenti più alti della musica italiana per profondità emotiva, intensità vocale e longevità artistica. Mimì tornò così al centro della scena, anche senza una vittoria ufficiale.
Un altro capitolo indelebile è “La terra dei cachi” di Elio e le Storie Tese (1996), seconda classificata in un’edizione poi sfiorata dalle polemiche sul voto. L’innovazione, la satira perfetta e la complessità musicale hanno reso il brano un caso unico nella storia del Festival, oltre che un perfetto ritratto dell’Italia degli anni ’90.
Completa la cinquina “Donne” di Zucchero (1985): penultima sul palco, ma destinata a diventare una delle canzoni più celebri del blues italiano: quell’ingiusta posizione fu smentita da vendite record e da un’eredità che ha superato confini e generazioni, influenzando la musica pop italiana.



