Nei pomeriggi estivi basta attraversare una strada alberata, avvicinarsi ai Boschetti Reali o passeggiare nelle zone verdi di Monza per essere accompagnati da un suono continuo e quasi assordante.

Sono le cicale, tornate a occupare le chiome degli alberi con il loro caratteristico frinire. Ma perché in alcune giornate sembrano così numerose e rumorose? Il loro canto non è un lamento provocato dal caldo e, soprattutto, non indica necessariamente un’invasione.

A cantare sono soltanto i maschi

Quello delle cicale è soprattutto un richiamo riproduttivo. A produrre il suono sono infatti gli esemplari maschi, che cercano di attirare le femmine durante il breve periodo trascorso allo stadio adulto.

Il rumore viene generato attraverso particolari membrane presenti nell’addome, chiamate timballi. La loro rapida contrazione produce una successione di impulsi, amplificati dalle cavità del corpo dell’insetto.

Il meccanismo è stato descritto anche dagli studiosi dello Smithsonian Environmental Research Center e dell’Università dell’Arizona: non si tratta quindi di un canto prodotto con la bocca o con lo sfregamento delle ali, come spesso si immagina.

villa reale

Quando diversi maschi si trovano sugli alberi della stessa zona, i richiami si sovrappongono. È questo “coro” a creare la sensazione che le cicale siano ovunque, anche se gli insetti restano spesso immobili e difficili da individuare tra rami e foglie.

Perché il frinire aumenta nelle ore più calde

Le cicale sono animali la cui attività dipende dalla temperatura esterna. Le giornate calde e soleggiate favoriscono il movimento, il corteggiamento e la produzione dei richiami.

Per questo il frinire è generalmente più intenso durante le ore centrali della giornata, mentre tende a diminuire quando la temperatura scende. Non cantano dunque perché “soffrono il caldo”: sfruttano le condizioni più favorevoli per comunicare e riprodursi.

La temperatura può influenzare anche la velocità con cui vengono azionate le membrane sonore. Il risultato, soprattutto nelle giornate più calde, è un richiamo particolarmente insistente.

Il verde di Monza offre un ambiente favorevole

La presenza delle cicale in città è favorita soprattutto dagli alberi e dai terreni nei quali possono completare il proprio ciclo vitale.

Monza dispone di un patrimonio verde particolarmente esteso. Il Parco che circonda la Villa Reale copre circa 700 ettari ed è popolato, tra gli altri, da querce, cipressi, ippocastani e cedri del Libano. A questi si aggiungono i giardini, i viali alberati e le altre aree verdi distribuite nei quartieri.

Non esiste però, almeno sulla base delle informazioni pubbliche disponibili, un censimento che dimostri un aumento eccezionale delle cicale a Monza. Il rumore più intenso può dipendere dalle temperature, dalla concentrazione degli esemplari su determinati alberi e dalla contemporaneità dei richiami.

Parlare automaticamente di “invasione”, dunque, sarebbe scorretto.

Vivono per anni sotto terra prima di uscire

La parte più sorprendente della vita di una cicala si svolge lontano dagli occhi dell’uomo.

Dopo la schiusa delle uova, le giovani ninfe raggiungono il terreno e trascorrono sottoterra una parte molto lunga della loro esistenza, nutrendosi dei liquidi presenti nelle radici delle piante.

Una volta completato lo sviluppo, emergono dal suolo, si arrampicano su un tronco o su un’altra superficie verticale e abbandonano il vecchio rivestimento. Le piccole “corazze” vuote che durante l’estate si trovano sugli alberi sono proprio ciò che resta di questa trasformazione.

La fase adulta dura invece soltanto poche settimane ed è dedicata principalmente alla riproduzione.

Le cicale sono pericolose per persone e animali?

Nonostante il rumore e l’aspetto poco familiare, le cicale non sono considerate pericolose. Non sono aggressive e normalmente non pungono né mordono persone o animali domestici.

Non è quindi necessario utilizzare insetticidi per allontanarle. Trattamenti indiscriminati rischierebbero di colpire anche insetti utili e altri organismi presenti nelle aree verdi.

Gli alberi adulti e in buone condizioni generalmente non subiscono danni significativi. Una particolare attenzione può essere necessaria soltanto per piante molto giovani e delicate, sulle quali le femmine possono incidere i rami più sottili per deporre le uova.

Il forte frinire che accompagna l’estate monzese non è dunque un segnale d’allarme. È il risultato dell’incontro tra temperature elevate, stagione riproduttiva e presenza di un ampio patrimonio arboreo.

Un concerto naturale che può risultare insistente, ma che dura soltanto una parte dell’anno e racconta una vita rimasta nascosta sottoterra molto più a lungo.

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