“Nell'errore bisogna cercare il motivo, non il colpevole”. 
Julio Velasco, allenatore-filosofo tra i più influenti dello sport, fotografa alla perfezione un cortocircuito culturale molto diffuso: indicare la luna e guardare il dito.

Nel calcio si tende a focalizzarsi troppo sul chi e non sul perché. Esattamente come accade nell'analizzare a caldo le partite. 

All'Olimpico il Monza perde 3-1 contro la Lazio non tanto per la paternità degli errori, ma per l'interpretazione del gioco e la lettura delle situazioni. Al netto di un arbitraggio discutibile - da rivedere il gol annullato a Varela (deviazione o giocata sull'offside?) e l'espulsione di Lucchesi per fallo su Noslin (i due si trattengono vistosamente a vicenda) - i biancorossi fanno di tutto per complicarsi la vita. A partire da un 11 titolare, sulla carta con più potenziale qualitativo, ma a livello pratico troppo spento, con una mediana che non fa filtro e un reparto offensivo inedito: Folorunsho e Akinsanmiro non lavorano d'insieme e si accavallano nelle rispettive zone di competenza, lasciando voragini interne e praterie ai biancocelesti. Ngonge e Zeballos appaiono poco connessi con la squadra, lasciando spesso isolato Varela. Di conseguenza, a soffrire sono tutti i reparti, molto allungati e poco applicati nell'occupazione degli spazi. La valutazione, però, non può essere ridotta ai soli errori dei singoli, ma deve considerare la gestione complessiva delle due fasi.

Il Monza non subisce gol per colpa della difesa, ma per una fase difensiva da matita rossa - con due scalate in marcatura che causano il doppio svantaggio - e un approccio sbagliato, alquanto passivo e leggero. 
L'1-0 della Lazio è figlio di un vuoto centrale sulla trequarti (viziato da un contatto precedente su Folorunsho) che Tavares attacca con troppa facilità: il sinistro del laterale portoghese è micidiale e buca sotto la traversa Tornqvist. Il 2-0 è un'altra concessione ai biancocelesti, che sfruttano la circolazione e la licenza creativa di Isaksen per colpire di nuovo.

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L'episodio dell'espulsione di Lucchesi - Foto: MorAle

Scelte sbagliate, atteggiamento intermittente

Le scelte di Juric non sortiscono gli effetti sperati e nel primo tempo i biancorossi disputano la peggior prestazione in stagione, favorendo contestualmente l'ascesa laziale sotto ogni aspetto: fisico, tecnico e tattico. 

Aggressività, velocità e intensità: i padroni di casa prendono in mano la partita, schiacciando il Monza nella sua metà campo. Mancano tempi e spazi ai brianzoli, spaccati in due dalle percussioni nel mezzo e nel gioco associativo del team di Gattuso, con combinazioni nello stretto e sempre veicolate a creare la superiorità. 

Dal possibile rigore su Birindelli, i biancorossi restano in 10 uomini. Ngonge fa posto a Goglichidze, poi all'intervallo Juric rimette in ordine il suo scacchiere con una tripla sostituzione: dentro Mota, Maye e Ondoa al posto di Zeballos, Carboni e Folorunsho. 

Nella ripresa il copione del match cambia radicalmente: i brianzoli avvertono la scossa dell'allenatore ed entrano in campo con un altro piglio, sbottonando il cappotto del carattere e liberando quella mentalità vista nelle cinque giornate precedenti. 

A Roma è una partita da Dottor Jekyll e Mr. Hyde: la Lazio stacca la spina e assomiglia al Monza del primo tempo; il Monza accende il motore e fa la Lazio della prima frazione di gioco. 

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L'uscita di Ngonge dopo l'espulsione di Lucchesi - Foto: MorAle

Primo tempo shock, ripresa di qualità

“In 10 si gioca meglio” diceva il Barone Liedholm e non aveva tutti i torti. Nella sofferenza organizzata, la banda di Juric si scrolla di dosso la pressione, togliendo i riferimenti ai biancocelesti e cercando la verticalità con maggior frequenza. 

Dinamismo, baricentro alto e marcature più assidue: i brianzoli mutano pelle e, con una disposizione più centrata, trovano più fluidità nella manovra. Mota spacca la partita, Goglichidze accorcia le distanze, poi piovono occasioni che non vengono finalizzate. Mandas è chiamato agli straordinari con due miracoli sul 47 portoghese, che qualche minuto dopo sforna l'assist per Birindelli: il suo tiro strozzato in diagonale si spegne sul fondo. Anche Varela ha un'altra chance ma non gonfia la rete. 
I biancorossi non riescono a capitalizzare l'ampia produzione offensiva, smarrendo quel cinismo essenziale per conquistare i risultati. 

Gattuso prova a smuovere la sua squadra, un po' spenta e appagata; il Monza non ne approfitta e alla fine incassa il 3-1 definitivo di Pinamonti.

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L'allenatore del Monza Ivan Juric - Foto: MorAle

Alla ricerca del giusto equilibrio

Quarta sconfitta in campionato, 4 punti in classifica e tanti rimpianti per le opportunità non sfruttate. Nelle sei partite disputate finora, al netto di sbagli e disattenzioni, il Monza ha dimostrato di avere un'identità forte, ma anche fragile quando la stessa identità viene messa in discussione dal modo di giocare degli avversari. 

Così è stato a San Siro, così è accaduto all'Olimpico: la formazione di Juric fatica a raccogliere quello che semina, ma mantiene vivo il suo spirito, reagendo sempre alle difficoltà. Emblematico è il dato degli Expected Goals: 1.84 per il Monza contro l'1.51 della Lazio. Numeri che certificano la vocazione offensiva dei biancorossi, ma anche un feeling non ottimale con il gol. 

C'è tanto lavoro da fare, soprattutto nel controllo del match e nella capacità di riconoscere quale chiave utilizzare nei vari momenti, più solida e compatta quando c'è da soffrire, più corsara e smaliziata quando c'è da affondare il colpo. In una parola: equilibrio.

Lunedì 19 ottobre alle 18:30 al Brianteo arriva il Cagliari dell'ex Maldini, una formazione difficile da affrontare, con un buon basamento difensivo e grande gamba nelle ripartenze. Per questo non sono ammesse distrazioni: il Monza dovrà fare la sua gara, con determinazione e personalità, dimostrando di potersela giocare con chiunque a prescindere dal blasone o dalla posizione in classifica. La strada è quella giusta: l'importante è non perdere il volante e la direzione. 

Andrea Rurali