Volevano fare le spie di Putin: ecco cos'è successo ai due imprenditori brianzoli
Due imprenditori brianzoli condannati per presunto spionaggio a favore della Russia. Indagini su dash cam e “case sicure”.
Un progetto che sembra uscito da un film, ma che è finito in tribunale. Due imprenditori brianzoli sono stati condannati per aver tentato di mettersi al servizio dell’intelligence russa.
Secondo gli inquirenti, avrebbero offerto la propria disponibilità anche in cambio di criptovalute, senza però riuscire a portare a termine operazioni concrete.
Le condanne e l’inchiesta
La sentenza è arrivata a Milano, dove la giudice per l’udienza preliminare ha inflitto pene di 2 anni e 6 mesi e di 2 anni e 2 mesi ai due imputati, di 34 e 60 anni.
Le indagini, condotte dal Ros dei carabinieri e coordinate dalla Procura, avevano già delineato il quadro nel novembre 2024. Il processo si è svolto con rito abbreviato.
Al centro del fascicolo, il sospetto di una collaborazione con ambienti legati alla Russia guidata da .
Il piano: dash cam e “zone grigie”
Secondo le accuse, i due avrebbero elaborato un progetto preciso. Tra le idee proposte, anche un piano per installare dash cam gratuite sui taxi milanesi.
L’obiettivo sarebbe stato quello di raccogliere immagini utili a mappare i sistemi di videosorveglianza cittadini, individuando le cosiddette “zone grigie”, ovvero le aree non coperte da telecamere.
Un’attività che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto facilitare operazioni riservate.
Le “case sicure” a Milano
Un altro elemento emerso riguarda la creazione di una rete di alloggi destinati a cittadini russi in transito.
Le cosiddette “case sicure” sarebbero servite per ospitare persone senza registrazione ufficiale, garantendo anonimato e discrezione. Strutture tipicamente utilizzate in contesti di intelligence per incontri riservati o appoggi logistici.
I contatti e le accuse
I contatti con presunti referenti russi sarebbero avvenuti tramite Telegram. La Procura ha contestato il reato di corruzione del cittadino da parte dello straniero.

È stata invece esclusa l’aggravante della finalità di terrorismo ed eversione.
Un dettaglio che ridimensiona il quadro, ma non cancella la gravità delle accuse.
Un solo obiettivo raggiunto
Nonostante i piani, l’attività concreta sarebbe rimasta limitata. L’unico episodio rilevante riguarda un presunto dossieraggio ai danni di un imprenditore attivo nel settore dei droni e della sicurezza.
Un’azione che avrebbe incluso pedinamenti e raccolta di informazioni.
Successivamente, anche grazie all’autodenuncia del più giovane dei due, sono scattate le perquisizioni e il sequestro dei dispositivi.
Indagini ancora aperte
Dopo questo filone, gli investigatori hanno avviato ulteriori approfondimenti per verificare l’eventuale esistenza di una rete più ampia e possibili collegamenti con soggetti russi presenti in Italia.
Al momento, però, restano solo ipotesi da accertare.
Conclusione
Un caso che intreccia affari, tecnologia e scenari internazionali.
La vicenda si chiude con due condanne, ma lascia aperti interrogativi su quanto il fenomeno possa essere più esteso e strutturato.



