x

x

Mi sarebbe piaciuto trattare solo di calcio giocato in questo mio “punto”. Avrei scritto che non occorre fare un dramma se la corazzata Inter, la chiara favorita per lo scudetto, ha strapazzato il Monza con un risultato che nella forma va forse oltre quanto si è visto in campo.  Avrei detto che, nonostante la serataccia per i colori biancorossi, ho visto un Pessina in ripresa e freddissimo nel tornare a segnare dal dischetto, oltre ad un Sorrentino che mi ha dato qualche certezza in più.

Oggi, però, voglio trattare un altro tema. Per dire chiaramente che questo calcio non mi piace più. Voglio dire a coloro che hanno meno di 20/25 anni che questo non è il vero gioco del calcio e che sono davvero ammirevoli se riescono ad appassionarsi a questo sport che non ha nulla a che fare con la bellezza, l’immediatezza, la spontaneità del calcio esistito fino a una decina di anni fa.   

 Come in ogni delitto, ci sono i killer e i mandanti. Il primo killer di quel calcio che non c’è più si chiama VAR e tutto quello che le gira intorno. Questo supporto tecnologico ha un difetto all’origine, perché interviene solo ed esclusivamente se viene chiamato in causa per volontà e scelta umana (l’addetto al VAR posizionato a Lissone). Detto questo, c’è un’altra considerazione che mi rende il VAR ancora più indigesto. La sublimazione del calcio è il gol, è il momento in cui la palla gonfia la rete, prescindendo dal fatto che sia bella o brutta l’azione da cui la segnatura è scaturita. Quindi, l’attesa di troppi minuti per sapere se chi ha fatto gol aveva un’anca, l’unghia dell’alluce, un ciuffo ribelle di capelli più avanti di mezzo millimetro rispetto all’ultimo difensore è qualcosa di disarmante. Con gli arbitri in campo che, ridotti a puri esecutori di decisioni non prese in prima persona, sono tra le vittime di questo meccanismo che ha contribuito ad abbassarne il livello qualitativo.

 Tutto ciò è tra l’altro in contraddizione con un’altra regola introdotta in questi ultimi anni. Quella che non interrompe un’azione offensiva di gioco anche se c’è un palese offside. La ragione è quella di consentire che lo “show must go on” e di vedere finalizzare la stessa azione che può portare allo spettacolo di un gol. Che poi verrebbe giustamente annullato. Ma che spettacolo è un’ assurdità tale? Allora, perché non fermare subito quella giocata irregolare, che oltretutto, se non interrotta, sottrae tempo al gioco effettivo?

 Mah...Credo proprio che sia necessario che il buon senso torni nelle teste di chi sta ai vertici del calcio mondiale e nazionale. Di coloro che sono i mandanti di questo scempio. Avremmo maggior semplicità, maggior genuinità, maggior naturalezza di uno sport che era il più bello del mondo. Questo calcio sta pericolosamente uscendo dai binari. E’ il calcio dove si squalifica un giocatore (Papu Gomez) ad un anno di distanza dal presunto reato commesso. Dopo però avergli consentito di giocare e vincere un campionato del mondo con la propria nazionale. Non credo di dover aggiungere altro. Paolo Corbetta