Filippo Blengino
Filippo Blengino

Nel cuore del centro storico, davanti a famiglie, passanti e curiosi, alcuni attivisti hanno acceso degli spinelli sotto l’Arengario di Monza. Non una bravata improvvisata, ma un gesto pubblico e dichiaratamente politico: una disobbedienza civile per chiedere la legalizzazione della cannabis e contestare le attuali politiche proibizioniste.

La manifestazione si è svolta sabato 18 luglio nell’ambito dell’iniziativa “Disobbedire alla paura”. A guidarla è stato Filippo Blengino, segretario nazionale di Radicali Italiani, già protagonista di altre azioni dimostrative sullo stesso tema. 

Cannabis all’Arengario di Monza: la protesta dei Radicali

L’appuntamento era fissato alle 17.30 in uno dei luoghi più frequentati e riconoscibili della città. Proprio la scelta dell’Arengario ha dato alla protesta un peso particolare: la cannabis è stata portata fuori dal dibattito astratto e mostrata apertamente nel salotto di Monza.

Gli attivisti hanno fumato insieme rivendicando il gesto come un atto di disobbedienza civile contro il proibizionismo. L’obiettivo dichiarato era accendere i riflettori sulle conseguenze delle leggi attuali, considerate punitive nei confronti dei consumatori e incapaci di sottrarre il mercato delle sostanze alla criminalità organizzata.

Un’iniziativa destinata inevitabilmente a dividere. Per i promotori si è trattato di una battaglia politica condotta a volto scoperto; per chi contesta la legalizzazione, invece, la scena degli spinelli accesi in pieno centro rappresenta una provocazione difficile da accettare.

Filippo Blengino porta a Monza la battaglia sulla cannabis

Al centro della manifestazione c’era Filippo Blengino, giovane segretario di Radicali Italiani. La sua presenza non è casuale: Blengino ha già partecipato a numerose iniziative antiproibizioniste e in passato ha affrontato anche conseguenze giudiziarie per azioni legate alla cannabis.

La strategia radicale resta quella inaugurata da Marco Pannella: violare apertamente una norma, assumendosi le relative responsabilità, per obbligare politica, opinione pubblica e tribunali a confrontarsi con il problema.

Portare questa battaglia a Monza, sotto un monumento simbolo della città, ha trasformato un sabato pomeriggio in un confronto politico a cielo aperto. La domanda sollevata dagli organizzatori è netta: ha ancora senso punire il consumatore oppure sarebbe più efficace regolamentare il fenomeno?

La protesta divide Monza e riapre un dibattito nazionale

La legalizzazione della cannabis rimane uno degli argomenti più divisivi del dibattito italiano. Da una parte ci sono coloro che chiedono regole, controlli sulla qualità e la sottrazione del mercato alle mafie; dall’altra chi teme una normalizzazione del consumo e possibili conseguenze soprattutto tra i più giovani.

La manifestazione monzese non ha risolto questo scontro, ma è riuscita nel suo primo intento: farne parlare. E la scelta di fumare pubblicamente in pieno centro ha reso impossibile ignorare il messaggio.

Resta però un punto che merita di essere discusso senza slogan: una protesta così esplicita aiuta davvero a spiegare le ragioni della legalizzazione oppure rischia di ridurre una questione complessa alla sola immagine di alcuni spinelli accesi davanti all’Arengario?

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