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Lo smart working non è più un’eccezione post pandemia, ma una modalità ormai strutturale. E la provincia di Monza e Brianza si conferma tra le realtà italiane dove il lavoro da remoto è più diffuso.

Secondo l’ultimo rapporto Istat “Smart working: da necessità a nuovo stile di vita”, nel 2023 quasi 3,4 milioni di occupati in Italia, pari al 13,8% del totale, hanno svolto almeno una parte della propria attività lavorativa da remoto nelle quattro settimane precedenti al 1° ottobre.

In Brianza la percentuale sale al 21%. In pratica, un lavoratore su cinque.

I numeri nazionali

Nel dettaglio, 1,436 milioni di persone (5,9%) hanno lavorato da casa per almeno metà dei giorni lavorativi, mentre 1,933 milioni (7,9%) hanno utilizzato lo smart working in modo più occasionale.

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Nonostante la crescita rispetto al periodo pre-Covid, l’Italia resta sotto la media europea del 9,1% per chi lavora prevalentemente da remoto. La Finlandia guida la classifica con il 22,2%, mentre Germania e Francia superano comunque il 10%.

Lombardia tra le regioni più smart

A livello territoriale il Nord-Est è l’area dove il lavoro a distanza è più diffuso, con il 17,1% dei dipendenti coinvolti.

Tra le regioni, il Lazio è primo con il 21,5% dei lavoratori in smart working, seguito dalla Lombardia con il 18,6% e dal Piemonte con il 14,5%. In coda Valle d’Aosta e Basilicata con l’8,8%.

Milano prima, Brianza subito dopo

Tra le province spicca la Città Metropolitana di Milano, che sfiora il 30% di lavoratori da remoto.

Subito dietro si colloca Monza e Brianza con il 21%, una delle percentuali più alte del Paese. Al Centro, la provincia di Roma arriva al 25%, mentre nel Sud è Napoli a guidare con il 12,7%.

Un dato che conferma come il lavoro da remoto sia ormai parte integrante dell’organizzazione produttiva del Nord Italia.