Michele Criscitiello
Michele Criscitiello

Ci sono libri che nascono per raccontare. E poi ci sono libri che, almeno nelle intenzioni di chi li firma, nascono per fare rumore. Michele Criscitiello ha presentato in tv il suo nuovo lavoro, Il libro nero del calcio italiano, annunciandolo con il tono di chi sa perfettamente di aver appena acceso una miccia dentro uno dei mondi più amati, discussi e controversi del Paese.

Non una semplice uscita editoriale, non il classico libro da scaffale sportivo. Nelle parole del direttore di Sportitalia, il volume promette di entrare nelle pieghe più scomode del calcio italiano, tra Serie A, Serie B, Serie C, Serie D, procuratori, retroscena, carte, nomi e cognomi. Un racconto che farà tappa anche in Brianza, territorio sempre più legato all’universo Sportitalia e a un modo di vivere il calcio che unisce televisione, eventi, pubblico e comunità.

Michele Criscitiello e il libro sul calcio italiano che promette scintille

La frase scelta da Criscitiello per presentare il libro è già un manifesto: “Ho scritto il libro nero del calcio italiano. Se prima ho preso venti querele in totale, ora prenderò venti querele solo sino al capitolo due”.

Una battuta, certo. Ma anche un modo per dire che il volume non vuole muoversi in punta di piedi. L’obiettivo dichiarato è raccontare ciò che, secondo l’autore, non funziona nel sistema: dai campionati professionistici fino alla base del movimento, passando per i meccanismi interni, i rapporti di potere, i giri dei procuratori e quelle zone grigie che spesso restano sullo sfondo del racconto pubblico.

Criscitiello ha spiegato di essere stato contattato per approfondire il tema del “disastro del calcio italiano” e di aver accettato la sfida pur non definendosi un amante dei libri, della scrittura o della lettura. Una confessione molto in linea con il suo personaggio televisivo: diretto, veloce, spesso divisivo, mai neutro.

Il risultato, stando alla presentazione fatta in tv, è un lavoro costruito con l’aiuto di Giada Giacalone e pensato per mettere insieme “tutto quello che abbiamo detto e tutto quello che non abbiamo detto”. Una formula che, nel linguaggio del calcio, suona come una promessa pesante: portare fuori dallo studio televisivo ciò che spesso resta tra corridoi, telefonate, indiscrezioni e mezze frasi.

Il libro nero del calcio italiano arriva anche in Brianza

La notizia interessa da vicino anche la Brianza, perché il libro sarà presentato anche sul territorio, nel percorso promozionale annunciato dallo stesso Criscitiello. Non solo librerie e circuiti editoriali tradizionali, quindi, ma anche luoghi legati alla forza territoriale di Sportitalia, compreso lo Sportitalia Village in Lombardia.

Ed è proprio qui che la vicenda assume un sapore particolare. La Brianza non è più soltanto periferia del grande calcio: è diventata negli ultimi anni un laboratorio sportivo, mediatico e imprenditoriale. Il Monza, con la sua recente storia tra sogni di Serie A, proprietà ambiziose, cadute, ripartenze e discussioni infinite, ha trasformato il territorio in un osservatorio privilegiato sul calcio moderno.

Per questo un libro che promette di raccontare il dietro le quinte del calcio italiano può trovare in Brianza un pubblico molto attento. Qui il calcio non è solo risultato della domenica: è identità, dibattito, impresa, televisione, social, passione popolare. È una materia viva, spesso accesa, dove ogni scelta societaria, ogni mercato, ogni nome e ogni progetto vengono discussi con intensità.

Dalla Serie A alla Serie D: il calcio sotto accusa

Nel racconto di Criscitiello non ci sarebbe soltanto il vertice del pallone. Il direttore di Sportitalia ha citato esplicitamente Serie A, Serie B, Serie C e Serie D, lasciando intendere un viaggio dentro l’intera piramide del calcio nazionale.

È questo, forse, l’aspetto più interessante per il lettore: non il singolo retroscena, non la frase destinata a far discutere, ma l’idea che il problema del calcio italiano non sia concentrato solo dove ci sono telecamere, milioni e grandi club. La crisi, se raccontata in profondità, riguarda il sistema nel suo insieme: governance, sostenibilità, rapporti economici, gestione dei club, settori giovanili, procuratori, regole, controlli e visione futura.

Criscitiello parla di “magna magna”, di nomi e cognomi, di carte e documenti. Parole forti, da maneggiare con attenzione, ma perfette per accendere il dibattito. Perché il calcio italiano vive da anni dentro un paradosso: tutti ne denunciano i problemi, pochi riescono davvero a cambiare le cose. E ogni estate, tra iscrizioni, bilanci, ricorsi, penalizzazioni, plusvalenze, diritti tv e mercato, la sensazione è quella di un sistema che continua a rincorrere le emergenze invece di costruire una riforma vera.

Un libro che divide già prima di uscire

Il libro uscirà il 30 giugno e sarà disponibile in libreria, con la possibilità di acquistarlo anche online. Ma, ancora prima dell’arrivo sugli scaffali, la presentazione televisiva ha già ottenuto il suo primo risultato: far discutere.

C’è chi leggerà il volume per curiosità, chi per cercare nomi e retroscena, chi per capire se dentro quelle pagine ci sia davvero una fotografia nuova del pallone italiano. E ci sarà anche chi lo contesterà, magari prima ancora di leggerlo. Con Criscitiello, del resto, succede spesso: raramente lascia indifferenti.

La domanda, però, è un’altra: questo libro sarà soltanto un detonatore mediatico o diventerà anche uno spunto serio per parlare del futuro del calcio italiano? Perché oltre alle accuse, alle denunce e ai passaggi più duri, il tema decisivo resta sempre lo stesso: come si può ripartire?

La Brianza, che negli ultimi anni ha vissuto il calcio da protagonista attraverso il Monza e attraverso la crescita di realtà mediatiche e sportive del territorio, osserverà con attenzione. Perché quando si parla di calcio italiano, alla fine, non si parla mai solo di pallone. Si parla di comunità, soldi, sogni, errori, potere, passione e futuro.

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