Denise Cosco
Denise Cosco

Per anni il volto di Denise Cosco è rimasto lontano da giornali e social, protetto per ragioni di sicurezza. Dopo la morte della figlia di Lea Garofalo, la zia Marisa ha scelto di pubblicare una fotografia e un messaggio dedicato alla nipote. Un ricordo privato diventato pubblico, mentre la Procura di Velletri prosegue gli accertamenti sulla morte della donna, avvenuta a 35 anni.

La vicenda è stata ricostruita dal Quotidiano del Sud e da Repubblica. Dai nuovi elementi emerge il dolore della famiglia, insieme ai passaggi di un’indagine che deve ancora chiarire le ultime ore di Denise.

Denise Cosco, il messaggio della zia Marisa

Marisa Garofalo ha pubblicato sui social una fotografia della nipote, la cui immagine era rimasta a lungo riservata a causa delle misure di tutela adottate dopo l’omicidio di Lea.

«Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti… posso mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi».

Parole che raccontano il dolore della zia e, allo stesso tempo, la vita difficile di una donna costretta per anni a proteggere la propria identità.

Gli accertamenti della Procura di Velletri

La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per istigazione al suicidio. Si tratta di un’attività investigativa finalizzata a ricostruire gli ultimi giorni di Denise e che, allo stato attuale, non implica responsabilità accertate a carico di terzi.

Secondo quanto riferito da Repubblica, l’autopsia non avrebbe evidenziato segni di difesa né elementi tali da far ipotizzare un intervento diretto di altre persone. Sono attesi gli esiti degli esami tossicologici.

Gli investigatori stanno inoltre analizzando il telefono della donna e le immagini delle telecamere della zona. Anche il compagno dovrebbe essere ascoltato nell’ambito degli accertamenti. Su questo passaggio non risultano contestazioni nei suoi confronti e resta necessario attendere gli sviluppi ufficiali dell’inchiesta.

Il legame con Monza e il ritrovamento dei resti di Lea

La storia di Denise e di sua madre è legata profondamente anche a Monza. Lea Garofalo venne uccisa nel 2009 e i suoi resti furono ritrovati nel 2012 a San Fruttuoso, quartiere nel quale la città continua a custodirne la memoria.

Come già raccontato da MonzaNews, a San Fruttuoso il ricordo di Lea è legato al giardino e alla Porta di Lea nel cimitero del quartiere. Dopo la notizia della morte di Denise, cittadini e associazioni hanno deposto fiori per ricordare madre e figlia.

La vita sotto protezione dopo l’omicidio della madre

Denise aveva avuto un ruolo decisivo nel procedimento giudiziario per l’uccisione di Lea. Ancora giovanissima, scelse di testimoniare contro il padre Carlo Cosco e di schierarsi dalla parte della verità.

Dopo il processo aveva vissuto lontano dai riflettori e con un’identità protetta. La pubblicazione della sua fotografia restituisce oggi un volto a una persona che, per ragioni di sicurezza, era rimasta nell’ombra.

La sua storia interroga anche le istituzioni sul prezzo pagato da chi sceglie di ribellarsi alla criminalità organizzata e sulla necessità di non lasciare sole le persone inserite nei percorsi di protezione.

Dove chiedere aiuto

Se tu o una persona vicina state attraversando un momento di grave difficoltà, in caso di pericolo immediato è possibile chiamare il 112. È inoltre disponibile Telefono Amico Italia al numero 02 2327 2327, tutti i giorni 24 ore su 24.

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