masciocco sagra

Mangiare una cassoeula a Ferragosto, magari dopo una giornata nella quale il termometro ha ricordato a tutti che siamo pur sempre nel cuore di agosto, non è probabilmente la prima prescrizione che verrebbe in mente a un dietologo e neppure l’immagine classica dell’italiano alle prese con il pranzo della Madonna Assunta, diviso tra insalata di riso, anguria e qualche grigliata più o meno riuscita. Eppure a Camparada, dove certe tradizioni hanno evidentemente una capacità di resistenza superiore alle mode gastronomiche e alle temperature estive, la questione non sembra aver mai rappresentato un problema serio.

È anche per questo che la Sagra del Masciocco, arrivata nel 2026 alla sua 44ª edizione, continua ad essere uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’estate brianzola, con la Cascina Masciocco di via Resegone che dal 12 agosto e fino a domani, domenica 16, torna a riempirsi di tavoli, volontari, piatti della cucina locale e persone che, invece di cercare a tutti i costi qualcosa di nuovo, sembrano apprezzare proprio il fatto che qui molte cose siano rimaste ostinatamente uguali.

Sono oltre cento i volontari degli Amici del Masciocco coinvolti nell’organizzazione della manifestazione, un numero che, soprattutto se rapportato alle dimensioni di Camparada, racconta probabilmente meglio di qualsiasi slogan che cosa rappresenti questa festa per il paese e per una parte della Brianza che continua a riconoscersi in un appuntamento nato più di quarant’anni fa e sopravvissuto anche alla lunga interruzione imposta dalla pandemia.

Cassoeula, büseca e polenta: qui Ferragosto si fa alla brianzola

Il menù, da questo punto di vista, non fa molto per nascondere le intenzioni degli organizzatori e anzi rivendica senza timidezze una cucina che con la leggerezza estiva ha ben poco a che vedere: cassoeula, büseca, ossobuco, capriolo, lumache, salamelle, costine e polenta, con formaggi come gorgonzola e taleggio a completare un’offerta che sembra uscita più facilmente da una sera di novembre che da quella di Ferragosto.

Ed è probabilmente proprio questo uno degli elementi che hanno trasformato il Masciocco in una tradizione, perché qui non si è mai avvertita l’esigenza di rendere la cucina brianzola più elegante, più contemporanea o, come si usa dire oggi, più “instagrammabile”: la si prepara, la si serve e la si mangia, affidandosi a ricette che hanno alle spalle una storia molto più lunga delle tendenze gastronomiche degli ultimi anni.

Anche oggi, sabato 15 agosto, la macchina organizzativa comincerà a muoversi dal tardo pomeriggio, con l’aperitivo previsto dalle 18, l’apertura della cucina dalle 19 e la musica dalle 20.45. La serata di Ferragosto sarà accompagnata da Nunzia Tulipano, mentre domani, 16 agosto, sarà Gianni Cosmai a chiudere l’edizione 2026.

E qui vale la pena fermarsi un momento, perché parlare semplicemente di una cena seguita da una serata musicale significherebbe probabilmente non capire molto del Masciocco: uno degli elementi che continuano a caratterizzare la manifestazione è infatti il ballo nell’aia, espressione che oggi potrebbe sembrare quasi uscita da un romanzo sulla Brianza contadina e che invece, per cinque sere all’anno, continua ad avere un significato assolutamente concreto.

La sagra è giovane rispetto al luogo che la ospita

Se la manifestazione è arrivata alla 44ª edizione, la storia della Cascina Masciocco obbliga però a spostare molto più indietro le lancette, perché quello che oggi ospita tavoli, cucine e serate danzanti non è affatto un contenitore scelto casualmente per organizzare una festa, ma un pezzo del patrimonio rurale di Camparada e della Brianza.

La presenza di un oratorio nella località è documentata già nel Settecento e la chiesetta, inizialmente intitolata alla Madonna del Carmine, sarebbe stata successivamente dedicata a Santa Eurosia, figura particolarmente cara al mondo agricolo perché tradizionalmente invocata a protezione dei raccolti e contro le calamità atmosferiche.

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Una dedica che, vista oggi, sembra quasi raccontare da sola il rapporto tra questo luogo e la civiltà contadina che per generazioni ha scandito la vita della cascina. L’edificio religioso venne poi ricostruito tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, fino alla benedizione avvenuta nel 1911, mentre il complesso del Masciocco continua ancora oggi ad essere censito tra le testimonianze dell’architettura rurale lombarda.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della festa: mentre una parte enorme della Brianza è cambiata, trasformandosi nel corso dei decenni tra industrie, capannoni, grandi arterie stradali e nuovi insediamenti urbani, per alcune sere di agosto al Masciocco ricompare una dimensione che appartiene a un’altra epoca, nella quale la cascina non era il suggestivo sfondo di una festa ma il centro di una piccola comunità.

La serata per Grisciano e quella solidarietà che non nasce nel 2026

Anche la solidarietà, termine utilizzato ormai con una frequenza tale da rischiare qualche volta di trasformarsi in una formula buona per ogni comunicato stampa, al Masciocco ha una storia concreta, dato che i proventi raccolti attraverso la manifestazione vengono utilizzati dagli organizzatori per sostenere associazioni, iniziative e progetti sociali.

L’edizione di quest’anno ne ha dato una dimostrazione particolare proprio ieri sera, 14 agosto, quando una parte della sagra è stata dedicata a Grisciano, frazione di Accumoli colpita dieci anni fa dal terremoto che devastò ampie zone del Centro Italia.

Per l’occasione, in mezzo alla tradizione culinaria brianzola, è comparsa anche la pasta alla gricia, piatto indissolubilmente legato proprio a Grisciano, mentre una sottoscrizione speciale metteva in palio una bicicletta elettrica. I proventi dell’iniziativa erano destinati agli Amici di Grisciano, realtà con la quale gli Amici del Masciocco hanno costruito negli anni un rapporto che ha superato evidentemente i confini geografici tra Lombardia e Lazio.

E se qualcuno pensasse che si tratti semplicemente dell’iniziativa benefica scelta per rendere più interessante l’edizione 2026, basterebbe ricordare quanto accaduto appena pochi giorni prima dell’apertura della sagra, quando gli Amici del Masciocco hanno finanziato due borse di studio da 2mila euro ciascuna, destinate a studenti di Lesmo e Camparada e intitolate a Roberto Beretta, storico presidente dell’associazione e figura che per oltre trent’anni ne ha accompagnato la crescita.

In altre parole, dietro ai piatti serviti nei cinque giorni della festa c’è una macchina di volontariato che continua a trasformare una manifestazione gastronomica in risorse da rimettere sul territorio.

Il Ferragosto di chi non ha alcuna intenzione di lasciare la Brianza

E arriviamo così a oggi, 15 agosto 2026, giornata nella quale molta parte dell’Italia si svuota, le città rallentano e perfino chi non è partito cerca generalmente di inventarsi qualcosa che assomigli a una vacanza. A Camparada, invece, la risposta è decisamente più semplice: si riapre la cascina, si accendono le cucine e si ricomincia.

Non sarà l’evento più innovativo dell’estate lombarda e probabilmente agli Amici del Masciocco interessa pochissimo che lo diventi, perché il successo di una manifestazione arrivata a 44 edizioni sembra risiedere esattamente nel contrario: nella capacità di non snaturarsi, di continuare a proporre gli stessi sapori, lo stesso ballo nell’aia, la stessa dimensione comunitaria e un volontariato che coinvolge più di cento persone.

Per chi vuole trascorrere il Ferragosto in Brianza, dunque, l’appuntamento è alla Cascina Masciocco di Camparada, con aperitivo dalle 18, cucina dalle 19 e musica dalle 20.45. La festa proseguirà poi domenica 16 agosto per l’ultima serata.

Quanto alla cassoeula con il caldo di agosto, ognuno naturalmente è libero di pensarla come vuole.

Ma dopo quarantaquattro edizioni, più che chiedersi perché continuino a prepararla, forse bisognerebbe cominciare a chiedersi perché la gente continui a tornare a mangiarla.