La Folgore Caratese in campo
La Folgore Caratese in campo

Ha vinto, ma soprattutto ha cambiato il modo di raccontare una vittoria. Dopo la promozione in Serie C con la sua Folgore Caratese, Michele Criscitiello ha parlato a TMW Radio senza scegliere la strada delle frasi comode. Nessuna celebrazione di facciata, nessun trionfalismo vuoto: il presidente-giornalista ha rivendicato un modello di calcio diverso, costruito in Brianza tra ingresso gratuito allo stadio, gestione diretta del mercato, attenzione all’indotto e una visione molto netta sul futuro della società.

La Folgore Caratese non è arrivata tra i professionisti per caso. La vittoria del girone B di Serie D è il risultato di una programmazione che, nelle parole di Michele Criscitiello, parte da lontano: centro sportivo, settore femminile, Academy, organizzazione interna e una struttura pensata per non farsi trovare impreparata. Una promozione diversa, perché ottenuta non partendo da una potenza già consolidata, ma da una realtà che ha scelto di crescere rompendo schemi antichi.

michele criscitiello 

Michele Criscitiello e Folgore Caratese, il modello che cambia lo stadio

Uno dei passaggi più forti dell’intervista a TMW Radio riguarda la scelta di non far pagare il biglietto. Michele Criscitiello lo ha spiegato con la schiettezza che lo contraddistingue: «Quest’anno non facevo pagare il biglietto». Una decisione che non nasce da romanticismo, ma da una precisa logica imprenditoriale.

L’idea è semplice: meno barriere all’ingresso, più persone allo stadio, più famiglie, più giovani e maggiori ricavi sull’indotto. Bar, merchandising, consumi interni: secondo il presidente della Folgore Caratese, il pubblico finiva per lasciare comunque più del prezzo di un normale biglietto. Un modo nuovo di vivere il calcio di provincia, trasformando la partita in un’esperienza e non solo in novanta minuti da guardare.

È qui che la promozione in Serie C assume un significato più ampio. La Folgore Caratese non ha soltanto vinto un campionato di Serie D, ma ha provato a costruire una comunità intorno alla squadra. In una piccola realtà della Brianza, questo può fare la differenza tra una società che sopravvive e una società che diventa riconoscibile.

Serie C e Lega Pro, la linea dura di Criscitiello sul calcio italiano

Nel racconto di Michele Criscitiello, la nuova avventura in Serie C non cancella le sue critiche al sistema. Anzi, le rende ancora più forti. Il presidente della Folgore Caratese ha ribadito la sua posizione contro le squadre B, contro alcune regole sugli stadi e contro un modello di Lega Pro che, a suo giudizio, rischia di penalizzare chi lavora con serietà.

La frase chiave è una: «Non cambio idea perché cambio ruolo». È forse il punto più politico dell’intervista a TMW Radio. Criscitiello entra tra i professionisti, ma non smette di contestare ciò che considera sbagliato. Dalle norme sulle strutture ai campionati condizionati dai fallimenti, il messaggio è diretto: una società virtuosa deve essere messa nelle condizioni di crescere, non frenata da regole considerate poco coerenti.

Anche sul mercato la posizione è netta. Alla Folgore Caratese non c’è spazio per chi cerca soltanto uno stipendio o una sistemazione comoda. Michele Criscitiello ha spiegato di occuparsi personalmente della costruzione della squadra insieme al collaboratore Daniele Paparusso: i profili vengono individuati, seguiti durante la stagione e poi scelti con un criterio preciso. L’allenatore allena, il presidente costruisce.

Folgore Caratese e giovani, il riferimento all’Udinese e il caso Caldirola

Quando parla di modello sportivo, Michele Criscitiello non usa giri di parole: il riferimento è l’Udinese. Una società studiata da vicino, vissuta per dieci anni e presa come esempio per organizzazione, valorizzazione dei giovani e capacità di generare plusvalenze. La filosofia è chiara: far crescere i calciatori, valorizzarli e venderli al momento giusto.

In questo ragionamento rientra anche il tema dei settori giovanili. Criscitiello ha sollevato una questione centrale: perché una società dovrebbe investire su un ragazzo se poi rischia di perderlo a zero? Secondo il presidente della Folgore Caratese, servono regole diverse per rendere davvero conveniente il lavoro sui giovani italiani. Altrimenti, il sistema continuerà a spingere molte società verso soluzioni estere o scorciatoie di mercato.

Il caso Caldirola, ex capitano del Monza, racconta bene questa mentalità. Una plusvalenza definita “assurda” per la Serie D, nata da un’operazione fuori dagli schemi. Anche qui emerge il tratto distintivo di Michele Criscitiello: non innamorarsi dei calciatori, ragionare da club, vendere quando arriva l’occasione giusta. Un principio che la Folgore Caratese proverà ora a portare anche in Serie C.

Brianza, Serie C e futuro: l’ambizione misurata della Folgore Caratese

La forza dell’intervista non sta solo nelle frasi taglienti, ma anche nella lucidità degli obiettivi. Michele Criscitiello non promette sogni impossibili. La Folgore Caratese, nelle sue parole, è ormai troppo strutturata per la Serie D, ma ancora troppo piccola per pensare alla Serie B. L’obiettivo è un altro: diventare una realtà solida di Serie C.

È una dichiarazione che pesa, perché mette insieme ambizione e realismo. In un calcio spesso dominato dagli slogan, la Folgore Caratese vuole crescere senza perdere il controllo della propria identità. Una società della Brianza che ha scelto di non copiare il passato, ma di costruire un percorso diverso: più moderno, più diretto, più imprenditoriale.

La promozione in Serie C è quindi un punto di partenza, non un traguardo definitivo. E l’intervista di Michele Criscitiello a TMW Radio conferma una cosa: la Folgore Caratese non vuole essere una comparsa. Vuole entrare nel professionismo con un’idea precisa, anche a costo di dividere. Perché nel calcio, oggi, farsi notare è già una vittoria. Restarci, però, sarà la vera sfida.

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