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La scomparsa di Joe Barone, dirigente della Fiorentina morto dopo un malore in ritiro a 57 anni, ha scosso il mondo del calcio. Massimo Lopes Pegna, ex giornalista della Gazzetta, ha rivelato sui social il sogno del dirigente della Viola: “Voleva diventare come Adriano Galliani”. 

joe barone

Il giornalista svela: ‘Ecco come ho conosciuto Joe Barone’ 

Questo il post del giornalista che per anni è stato corrispondente per la Gazzetta degli Usa: "Joe Barone lo conoscevo già da tanti anni, per i nostri trascorsi comuni anche a Brooklyn, ma non ci avevo mai davvero parlato. Un anno prima di quello scatto, quando Rocco Commisso diventò proprietario dei New York Cosmos, Joe, come vice presidente di quella gloriosa società di soccer, mi aveva telefonato e proposto un'intervista a Rocco. Ma quel giorno dentro al Rocco Commisso Stadium, il 7 luglio 2018, fu il momento in cui lo conobbi meglio. Il momento in cui iniziò un rapporto professionale, più che di amicizia, ma di assoluto reciproco rispetto. Quel giorno, nel campus della Columbia University, io e un collega di Sky eravamo lì per sapere da Rocco e Joe se davvero avevano comprato il Milan. Una settimana prima era stato Joe a rivelarmi che il misterioso Mister X, a caccia della società rossonera, era proprio Rocco. Mi fece fare una gran bella figura con il mio giornale e per questo lo avevo spesso ringraziato. Mi raccontò molte cose, con la solita raccomandazione di sempre: "Oh, tutto off the record". 'Off-the-record', sarebbe stato il ritornello preferito delle nostre telefonate. Ma era anche diventata la password con cui m'invitava a scrivere pari pari sulla Gazzetta tutte le cose che sosteneva di raccontarmi in gran segreto. Teneva molto alla Gazzetta, anche se successivamente il rapporto fra il giornale e la Fiorentina si era un po' guastato. Quel pomeriggio di luglio 2018 finimmo a cenare in un ristorante italiano dell'Upper West Side di Manhattan" le parole di Massimo Lopes Pegna

Il giornalista vicino a Joe Barone: ‘Voleva diventare come Galliani' 

Il giornalista prosegue così nel racconto: "Joe era eccitato all'idea che di lì a poco si sarebbe trasferito nella sua Italia, anche se molto più a nord di Pozzallo, a Milano, per diventare il direttore generale di una delle squadre più blasonate del mondo. Che farai al Milan Joe? "Quello che faccio ai Cosmos: mi piacerebbe diventare il nuovo Galliani", disse con gli occhi che fissavano un punto lontano. Non era una frase pronunciata con superbia, era il sogno di chi la Serie A l'aveva guardata in tv come tutti noi e adesso lo realizzava. Poi quell'operazione non andò a buon fine e seguirono mesi di forte delusione. Ma l'anno dopo, e siamo al presente, Rocco comprò la Fiorentina. E Joe ne diventò il direttore generale. Sapeva che io tifavo per la Viola e così fu lui stavolta a tempestarmi di domande: sull'ambiente, sulla città, sulla squadra. Una curiosità persino infantile. Era davvero felice. Mi disse che aveva una missione da compiere: fare la storia in una città che non vinceva nulla da 55 anni. Sembrava un'ambizione assolutamente genuina. Ci siamo sempre mantenuti in contatto, a volte sporadici. Ma non ci siamo mai completamente persi, anche se io da oltre due anni sono in pensione. L'ultima volta che l'ho sentito è stato dopo Monza Fiorentina del 22 dicembre. Non eravamo riusciti a incrociarci allo stadio e a mezzanotte passata mi era squillato il cellulare. Era Joe: "Massimo, perdonami l'ora volevo scusarmi con te perché non sono riuscito a salutarti". Joe non era un mio amico, c'era però simpatia e rispetto. La notizia della sua morte è una botta pesante. Faccio le mie più sentite condoglianze a tutta la famiglia" ha concluso il cronista. 

 

 

 

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