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Non è stato facile, ma ce l'hanno fatta. Rocco Langone, la moglie Maria Donata Caivano e il figlio Giovanni, originari di Triuggio, in Brianza, sono tornati a casa dopo quasi due anni di prigionia in Mali, dove vivevano come Testimoni di Geova. I tre brianzoli sono stati rapiti il 19 maggio 2022 nella loro abitazione di Koutiala, una città a sud est della capitale Bamako, da un gruppo armato legato ad al-Qàida. Da allora, solo silenzio e angoscia, fino a martedì 27 febbraio 2024, quando sono atterrati all'aeroporto di Ciampino, a Roma, accolti dalle autorità e dai familiari.

Il sindaco di Triuggio: "Una grande gioia per tutta la comunità"

A esultare per il ritorno dei suoi concittadini è stato il sindaco di Triuggio, Pietro Giovanni Cicardi, che ha seguito con apprensione il caso dei tre brianzoli. "La liberazione dei coniugi Langone e di loro figlio è una grande gioia per tutta la comunità triuggese: siamo felici che questa brutta storia sia finita bene e che i nostri concittadini possano riabbracciare i loro cari - ha dichiarato il primo cittadino - La notizia è stata una bella sorpresa, anche se l’altro figlio rimasto in Italia, con il quale sono sempre stato in contatto, mi aveva fatto capire che le cose stavano andando nella giusta direzione. Sono contento che stiano tutti bene e non vedo l'ora di poterli accogliere qui a Triuggio".

Il rapimento ad opera di un gruppo jihadista

Brianzoli rapiti

I tre brianzoli erano stati sequestrati da una fazione jihadista riconducibile al Jnim, il gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani, una coalizione di milizie fedeli ad al-Qàida, attiva in gran parte dell’Africa Occidentale. L'area dove si sono verificati i fatti è una delle più pericolose del Mali, teatro di frequenti attacchi terroristici e di scontri tra gruppi rivali. La famiglia Langone si era trasferita a Koutiala diversi anni prima, per raggiungere il figlio Giovanni, che viveva nel paese africano da tempo, e aveva deciso di restare, integrandosi nella comunità locale di Testimoni di Geova.

Il ruolo dell'Aise e del ministero degli Esteri nella liberazione

La liberazione dei tre italiani è stata possibile grazie all'intensa attività avviata dall’Aise (i servizi segreti italiani per l’estero), di concerto con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che ha mantenuto i contatti con le autorità locali e con le personalità tribali della zona. Lo ha reso noto una nota di palazzo Chigi, che ha aggiunto che i componenti della famiglia Langone godono di buone condizioni di salute, nonostante la lunga prigionia. Ad accoglierli all'aeroporto di Ciampino, oltre ai familiari, anche il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, che ha espresso il suo ringraziamento all'Aise e al ministero degli Esteri per il loro lavoro. Anche la premier Giorgia Meloni ha manifestato la sua soddisfazione per la liberazione dei tre connazionali: "Voglio esprimere le mie più sentite felicitazioni per la liberazione dei nostri tre connazionali sequestrati nel 2022 in Mali: Rocco Langone, la moglie Maria Donata Caivano e il figlio Giovanni. E ringraziare per lo straordinario lavoro l’Aise che, di concerto con il Ministero degli Esteri, ha consentito questo non facile risultato".

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