Dodici aule, due laboratori, un edificio in legno destinato a dare ossigeno a uno dei poli scolastici più grandi della Brianza. Nell’autunno del 2020, quando il cantiere dell’Omnicomprensivo di Vimercate entrò nel vivo, il messaggio pubblico era semplice: quelle nuove aule sarebbero arrivate entro un anno.

La fine dei lavori, però, sarebbe stata certificata soltanto il 10 maggio 2024.

In mezzo ci sono un cantiere fermo, una controversia, la risoluzione del contratto con l’impresa subentrata, un nuovo affidamento, una variante da circa 202mila euro sul contratto di completamento e, infine, una determina dell’agosto 2026 con altri 22.306,41 euro da impegnare per sistemare alcune voci rimaste fuori o calcolate in maniera incompleta.

Non è la storia di un’opera semplicemente “costata 22mila euro in più”. Sarebbe una lettura sbagliata. È piuttosto la storia, ricostruita attraverso atti e comunicazioni ufficiali, di un intervento che ha attraversato anni, imprese e scadenze diverse.

Tutto comincia prima del cantiere: la gara del 2018

Il fascicolo dell’ampliamento del centro scolastico di via Adda porta il CUP B48H17000060002.

La gara viene pubblicata nel 2018 e riguarda la progettazione esecutiva e la realizzazione di un nuovo fabbricato con struttura portante in legno X-Lam. L’esito pubblicato in Gazzetta Ufficiale indica un importo di aggiudicazione pari a 2.291.216,17 euro, dopo un ribasso del 10,312 per cento.

È importante chiarire subito un punto: quella cifra rappresenta l’importo dell’appalto aggiudicato e non coincide automaticamente con il quadro economico complessivo dell’intervento.

Il finanziamento pubblico associato all’opera era infatti più alto. La documentazione relativa ai Mutui BEI indica per l’ampliamento di Vimercate un importo di 3.514.229,42 euro. Lo stesso valore verrà poi richiamato nelle comunicazioni sull’avvio dei lavori.

Ottobre 2020: “entro un anno”

Nell’ottobre del 2020 i lavori entrano nella fase concreta.

Il progetto prevede 12 nuove aule, spazi polivalenti e ambienti di servizio, all’interno di un fabbricato di circa 1.500 metri quadrati di superficie utile complessiva, distribuito su due livelli.

La notizia viene presentata con una prospettiva temporale molto precisa: entro un anno le nuove aule avrebbero dovuto essere disponibili. La comunicazione dell’epoca richiama anche il finanziamento BEI da 3.514.229,42 euro.

Quella previsione pubblica non va però confusa con il termine contrattuale originario della gara. Sono due piani diversi: uno è la comunicazione fatta al momento dell’avvio del cantiere, l’altro è la disciplina tecnica e amministrativa dell’appalto.

È una distinzione necessaria, soprattutto quando si ricostruiscono a posteriori responsabilità e ritardi.

Poi il cantiere si ferma

La tabella di marcia si rompe.

Nel luglio 2022 è la stessa Provincia di Monza e Brianza a comunicare che il cantiere risultava fermo dall’ottobre 2021 e che, in quel momento, era stato realizzato circa il 50 per cento dei lavori, con struttura portante in legno e partizioni interne già messe in opera.

La vicenda, a quel punto, non era più soltanto edilizia.

Nella comunicazione provinciale veniva riferito che l’ente aveva affidato un incarico legale per la difesa in giudizio e che la ditta aveva diffidato la Provincia dall’entrare nel cantiere in presenza della causa pendente, mentre gli uffici stavano lavorando alla risoluzione del contratto.

Sono fatti riportati dalla Provincia stessa. Non autorizzano, naturalmente, a ricavarne accuse ulteriori né a trasformare una controversia contrattuale in qualcosa di diverso da ciò che gli atti documentano.

Nel 2022 arriva la risoluzione del contratto

La decisione formale arriva nell’agosto 2022.

La determina provinciale del 2026, ricostruendo a posteriori l’intero iter, ricorda che il contratto con Andreola Srl, società subentrata nel 2020 all’aggiudicataria originaria attraverso l’affitto di ramo d’azienda, venne risolto in danno.

Le motivazioni riportate nell’atto sono esplicite: “grave ritardo nell’esecuzione dei lavori” e “grave inadempimento delle obbligazioni contrattuali”.

Sono espressioni dell’amministrazione contenute in un provvedimento ufficiale. È a quelle, e soltanto a quelle, che ci si può attenere.

Nello stesso periodo emerge anche il problema dell’aumento dei prezzi e delle difficoltà di approvvigionamento dei materiali.

Nell’aprile 2022 veniva riportata la decisione di destinare 1,5 milioni di euro al completamento delle nuove aule, spiegando che dopo gli stop si era resa necessaria una revisione dell’appalto e un aggiornamento delle tariffe.

Anche qui serve cautela: quei 1,5 milioni non possono essere semplicemente sommati ai 3,514 milioni iniziali per ricavare il costo finale dell’opera senza conoscere esattamente la struttura del quadro economico e le eventuali riallocazioni delle risorse.

Entra una nuova impresa

Bisogna comunque terminare l’edificio.

Nel dicembre 2022 la Provincia affida i lavori di completamento a Impredima Srl, per un importo contrattuale di 1.010.681,62 euro oltre Iva.

L’obiettivo torna a essere quello di chiudere un cantiere ormai molto più lungo di quanto immaginato nella comunicazione del 2020.

E nel marzo del 2023 arriva una nuova data.

La Provincia presenta pubblicamente lo stato della riqualificazione dell’Omnicomprensivo e, parlando proprio delle nuove aule e dei due laboratori di informatica, indica un importo totale stimato di circa 2,5 milioni di euro e fissa il termine dell’intervento al 4 agosto 2023.

È una seconda scadenza precisa.

Neppure quella, però, coinciderà con la fine effettiva dei lavori.

Dicembre 2023: il contratto aumenta di circa 202mila euro

A fine 2023 interviene un altro passaggio.

Con la determinazione n. 3267 del 28 dicembre viene approvata una perizia suppletiva e di variante.

L’importo del contratto di completamento passa da 1.010.681,62 euro a 1.212.458,20 euro oltre Iva. La differenza è di 201.776,58 euro.

È uno dei punti sui quali la documentazione che abbiamo consente di dire molto, ma non tutto.

L’atto del 2026 certifica l’esistenza della variante e il nuovo importo. Non contiene però il dettaglio delle singole lavorazioni o delle circostanze tecniche che hanno prodotto quell’aumento.

Senza la determina 3267 e la relativa perizia completa sarebbe scorretto attribuire a quei 201mila euro una causa precisa.

Questo è uno dei punti che resta aperto.

La data finale c’è: 10 maggio 2024

Per stabilire quando siano davvero terminati i lavori bisogna andare oltre i comunicati e arrivare alla documentazione sulla performance della Provincia.

Nella Relazione sulla Performance 2024, riferendosi espressamente all’“Ampliamento Centro Scolastico di Vimercate”, l’ente scrive che con verbale prot. 47874/2024 “è stata certificata la fine dei lavori in data 10.05.2024”.

È il dato che permette di chiudere finalmente la cronologia materiale del cantiere.

La Provincia aveva indicato il 4 agosto 2023 come termine nel marzo dello stesso anno. La fine lavori viene invece certificata il 10 maggio 2024, oltre nove mesi dopo quella previsione.

E rispetto all’annuncio dell’autunno 2020 che parlava di nuove aule entro un anno, il percorso si è evidentemente protratto molto più a lungo.

Questo non significa, da solo, poter imputare l’intero scostamento a un unico soggetto o a una sola causa: nel mezzo ci sono lo stop del cantiere, la controversia con l’impresa, la risoluzione del contratto, il nuovo affidamento e la variante.

La cronologia, però, è quella.

2,5 milioni, 3,5 milioni, 4 milioni: perché le cifre non vanno sommate

È forse il punto più delicato dell’intera ricostruzione.

Nel corso degli anni attorno alla nuova palazzina compaiono diverse cifre.

Il finanziamento BEI associato all’intervento è di 3.514.229,42 euro.

L’aggiudicazione originaria dell’appalto era pari a 2.291.216,17 euro.

Nel marzo 2023 la Provincia, parlando delle nuove aule e dei laboratori, indica un importo totale stimato di circa 2,5 milioni.

Nel dicembre 2024, descrivendo la nuova palazzina ormai destinata ad accogliere parte degli studenti del Vanoni, la stessa Provincia parla invece di un investimento di circa 4 milioni di euro.

La tentazione sarebbe semplice: mettere le cifre una accanto all’altra e parlare di un costo “salito” da 2,5 a 4 milioni.

Non sarebbe corretto.

I numeri vengono utilizzati in documenti diversi, in momenti diversi e potrebbero riferirsi a perimetri economici non perfettamente sovrapponibili: importo di gara, finanziamento complessivo, contratto, quadro economico, stime divulgative.

Il dato giornalisticamente interessante è un altro: nei documenti pubblici compaiono valori differenti per descrivere l’intervento e manca, tra gli atti fin qui esaminati, un quadro economico finale sintetico che consenta al lettore di capire con immediatezza quale sia stato il costo complessivo effettivo della palazzina.

Quella è una domanda legittima. Non un’accusa.

La palazzina viene indicata come investimento da circa 4 milioni

Nel dicembre 2024 la Provincia torna sull’Omnicomprensivo in risposta anche alle polemiche sullo stato del grande polo scolastico.

Tra gli interventi già realizzati viene citata proprio la nuova palazzina, descritta come un investimento di circa 4 milioni di euro, destinato ad accogliere da gennaio 2025 parte degli studenti dell’Istituto Vanoni.

A quel punto i lavori risultavano già terminati da maggio.

Restava però da chiudere il percorso amministrativo.

Il collaudo arriva a fine 2025

La determina dell’agosto 2026 ricorda che le risultanze del collaudo dei lavori sono state approvate con determinazione n. 3960 del 24 dicembre 2025.

Anche qui bisogna evitare un errore frequente: la data del collaudo non coincide con quella di fine lavori.

Ora sappiamo che i lavori erano stati certificati come conclusi il 10 maggio 2024. L’approvazione delle risultanze del collaudo arriva invece oltre un anno e mezzo più tardi.

E nell’agosto 2026 spuntano altri 22.306 euro

Quando la vicenda sembra ormai consegnata agli archivi arriva l’atto del 5 agosto 2026.

La Provincia deve assumere nuovi impegni di spesa per 22.306,41 euro.

Ma sarebbe fuorviante presentarli come “altri 22mila euro di lavori”.

La determina spiega precisamente da dove arrivano.

La prima quota è di 1.410,95 euro. Nel precedente affidamento del servizio di collaudo tecnico-amministrativo, scrive la Provincia, per un “mero errore materiale” non era stata impegnata la quota relativa al contributo integrativo spettante all’affidatario.

La parte decisamente maggiore, 20.895,46 euro, riguarda invece gli incentivi per le funzioni tecniche destinati ai dipendenti provinciali.

Nel calcolo precedente non erano state considerate la quota relativa ai lavori eseguiti dall’impresa della prima fase e la successiva perizia di variante. Da qui la rideterminazione dell’importo.
È dunque una integrazione contabile, non un nuovo cantiere.

Quello che sappiamo e quello che ancora manca

Dopo aver messo insieme bandi, determine, comunicati e documenti di programmazione, la storia è molto più chiara.

La gara risale al 2018.

Il contratto originario viene stipulato nel 2019.

Il cantiere entra nel vivo nel 2020, con la prospettiva pubblicamente indicata di completare le nuove aule entro un anno.

Nell’ottobre 2021 i lavori si fermano.

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Nel 2022 la Provincia comunica che è stato realizzato circa il 50 per cento dell’intervento; arriva poi la risoluzione del contratto e viene individuata una nuova impresa.

Nel 2023 la Provincia indica il 4 agosto come nuova data di conclusione. A dicembre viene approvata una variante che porta il contratto di completamento da 1,010 a 1,212 milioni di euro.

I lavori risultano ufficialmente conclusi il 10 maggio 2024.

A dicembre dello stesso anno la Provincia parla della palazzina come di un investimento di circa 4 milioni di euro.

Il collaudo viene approvato nel dicembre 2025.

Nell’agosto 2026 arriva infine l’integrazione da 22.306 euro per il contributo legato al collaudo e per il ricalcolo degli incentivi tecnici.

Quello che ancora manca è altrettanto interessante: il quadro economico finale completo dell’intervento, la ricostruzione puntuale delle ragioni della variante da circa 202mila euro e la possibilità di capire esattamente come si raccordino tra loro le diverse cifre comunicate nel corso degli anni.

Non serve parlare di scandalo, spreco o responsabilità che gli atti non dimostrano.

Bastano i documenti.

Perché dietro le dodici nuove aule dell’Omnicomprensivo rimane una vicenda amministrativa iniziata molti anni prima della loro apertura: due imprese nella fase esecutiva, uno stop prolungato, una risoluzione contrattuale, una variante, più scadenze e conti sistemati ancora nel 2026.

La palazzina è stata completata. La cronologia, però, racconta quanto sia stato lungo il percorso necessario per arrivarci.