Davide Erba: ecco la decisione della Procura dopo la frode fiscale da oltre 4 milioni
Chiesta l’estradizione dell’imprenditore dopo l’inchiesta sui crediti d’imposta fantasma
Negli ultimi mesi il tema dei crediti d’imposta è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria, soprattutto per l’uso distorto di strumenti pensati per sostenere imprese e formazione. Le agevolazioni fiscali, nate per favorire innovazione e crescita, sono diventate in alcuni casi terreno fertile per operazioni complesse e opache, difficili da intercettare senza indagini approfondite.
La Guardia di Finanza e la magistratura stanno concentrando l’attenzione su sistemi strutturati, che coinvolgono professionisti e imprenditori, e che avrebbero prodotto danni rilevanti alle casse dello Stato. Un filone investigativo che non riguarda solo i numeri, ma anche le responsabilità individuali e i riflessi su realtà economiche e editoriali radicate sul territorio.
In questo scenario si inserisce un nuovo sviluppo giudiziario che riguarda Davide Erba, già al centro dell’inchiesta avviata nelle scorse settimane.
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Davide Erba e l’estradizione: la richiesta della Procura
Secondo quanto riportato dai colleghi de Il Giorno, sarà la Procura Generale di Milano a chiedere al Ministero della Giustizia l’estradizione di Davide Erba, imprenditore brianzolo di 45 anni e proprietario dello storico bisettimanale Il Cittadino. Su di lui pende un mandato di arresto emesso dal Tribunale di Monza per indebita compensazione legata all’utilizzo di crediti d’imposta ritenuti inesistenti.
L’imprenditore, residente a Biassono ma da anni trasferito a Dubai, è accusato di aver preso parte a una frode fiscale da oltre 4 milioni di euro, basata su presunti corsi di formazione 4.0 mai realmente svolti. Le indagini ipotizzano che il meccanismo abbia consentito a numerosi imprenditori di abbattere indebitamente i propri debiti tributari attraverso crediti d’imposta fittizi.
Crediti d’imposta e associazione a delinquere: il ruolo dei consulenti
Nell’inchiesta risultano coinvolti anche due consulenti fiscali: il commercialista Lorenzo Rigoni (42 anni) e l’avvocato Diego Zerri (59 anni), entrambi finiti agli arresti domiciliari. I due sono comparsi davanti alla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, Silvia Pansini, per l’interrogatorio di garanzia.
Rigoni si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Zerri ha rilasciato dichiarazioni spontanee che, secondo quanto riferito, avrebbero comportato una sostanziale ammissione di responsabilità. Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Monza e Brianza descrivono un’associazione per delinquere ideata e promossa dai due professionisti, che si sarebbero prestati a Davide Erba e ad altri 13 imprenditori operanti tra Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.
Attraverso una società di consulenza con sede a Milano, sarebbe stato offerto un vero e proprio “pacchetto fiscale” alle aziende in difficoltà economica, consentendo l’accesso indebito a crediti d’imposta creati ad arte e formalmente collegati a corsi di formazione fantasma.
Il revisore compiacente e i sequestri
A certificare i benefici fiscali non spettanti, secondo l’accusa, sarebbe stato anche un revisore legale compiacente, che avrebbe fornito il via libera all’utilizzo dei crediti inesistenti in cambio di compensi rilevanti. Questo aspetto ha portato a contestare anche i reati di corruzione e falsità ideologica.
Complessivamente sono stati denunciati 14 imprenditori per dichiarazione fiscale fraudolenta e 3 professionisti per indebita compensazione, corruzione e atti contrari ai doveri d’ufficio. Contestualmente sono state sequestrate le quote societarie dello studio di consulenza milanese e beni per circa 300.000 euro, ritenuti provento dell’attività illecita.



