Una fotografia di Lea Garofalo
Lea Garofalo

«Monza è stata il teatro della tragedia di Lea Garofalo e oggi non può restare in silenzio davanti alla morte di sua figlia Denise». È il messaggio lanciato dalla consigliera regionale lombarda Martina Sassoli durante il Consiglio comunale di Monza.

«Ci sono luoghi che diventano, loro malgrado, parte della storia di una famiglia. Per Lea Garofalo quel luogo è stato Monza. E oggi, davanti alla morte di sua figlia Denise, la nostra città non può permettersi di considerare questa vicenda come una semplice storia di cronaca», ha dichiarato Sassoli.

Il ricordo della tragedia di Lea Garofalo a Monza

La consigliera regionale ha ricordato il proprio impegno istituzionale nel 2012, quando ricopriva il ruolo di assessore nella Giunta Mariani.

«Nel 2012 ero assessore della Giunta Mariani quando fui contattata da un giornalista che mi segnalò una cosa che ancora oggi ricordo con particolare emozione: Monza non aveva ancora un luogo in cui ricordare Lea Garofalo».

«Ricordo perfettamente quei giorni. Ricordo soprattutto lo sgomento nel comprendere che l’orrore che aveva colpito Lea, una donna e una madre, si era consumato proprio qui. A Monza. In via Marelli, nel cuore di San Fruttuoso».

«Una donna era stata uccisa e sciolta nell’acido nella nostra città. Una tragedia familiare e criminale di proporzioni terribili si era consumata in un luogo apparentemente normale, dentro quella Monza che tutti conoscevamo come città ordinata, laboriosa, democratica e sicura».

La targa al cimitero di San Fruttuoso

Martina Sassoli ha ricordato anche la decisione di installare una targa dedicata a Lea Garofalo al cimitero di San Fruttuoso.

«Fu uno shock. E fu proprio quello shock a spingerci ad agire. Il primo passo fu l’installazione di una targa dedicata a Lea al cimitero di San Fruttuoso. Un piccolo gesto, ma il riconoscimento che Monza aveva una responsabilità: ricordare ciò che era accaduto sul proprio territorio e non far finta che quella storia appartenesse a qualcun altro».

Sassoli: “La storia di Lea non si è fermata con Lea”

«Oggi, davanti alla morte di Denise, quella responsabilità torna drammaticamente attuale. Ho provato la stessa incredulità del 2012, ma con una consapevolezza ancora più dolorosa: la storia di Lea non si è fermata con Lea. Le conseguenze di quella tragedia hanno continuato a vivere nella vita di sua figlia».

La consigliera ha precisato di non voler utilizzare la tragedia per puntare il dito, sottolineando però la necessità di interrogarsi su quanto accaduto negli anni successivi.

«Se Monza è stata il luogo nel quale si è consumato l’orrore contro Lea, oggi deve essere anche il luogo dal quale parte una riflessione seria sulla tutela di chi è rimasto a portarne il peso».

La tutela dei figli dei collaboratori di giustizia

«I figli dei collaboratori di giustizia non possono essere considerati un elemento collaterale delle vicende giudiziarie dei loro genitori. Sono persone, figli e vite che devono essere accompagnati e protetti».

Secondo Sassoli, la vicenda di Lea ha dimostrato che la criminalità organizzata può attraversare anche una città come Monza e nascondersi dietro un’apparente normalità.

«La morte di Denise ci impone ora un passo ulteriore: Monza non deve limitarsi a ricordare Lea, ma deve chiedersi che cosa è successo a Denise dopo Lea e se tutto ciò che poteva essere fatto per proteggerla e sostenerla sia stato realmente fatto».

«Per questo la morte di Denise deve rappresentare un punto di non ritorno. Lea appartiene alla memoria di Monza. Denise appartiene alla nostra responsabilità. E proprio perché Monza è stata il teatro della tragedia di Lea, oggi non può restare in silenzio davanti alla tragedia di sua figlia».

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