Il Comune di Monza può imporre lo spegnimento quotidiano di slot machine e videolottery per sei ore. È quanto stabilito dal Tar della Lombardia, che ha respinto i ricorsi presentati contro l'ordinanza comunale che disciplina gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco.

La misura prevede tre interruzioni nell'arco della giornata: dalle 7.30 alle 9.30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21, anche nei giorni festivi. Il provvedimento era stato contestato sotto diversi profili, dalla proporzionalità delle limitazioni alla solidità dell'istruttoria compiuta dal Comune.

Il Tribunale amministrativo, però, ha ritenuto che questa volta l'amministrazione abbia raccolto elementi sufficienti per giustificare la scelta. E nella sentenza mette anche a confronto l'attuale disciplina con il precedente provvedimento del 2018, quando le limitazioni erano state molto più estese.

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Slot machine a Monza, perché il Tar ha confermato le sei ore di stop

Il punto centrale della decisione riguarda la proporzionalità delle sei ore complessive di sospensione. Secondo il Tar, la riduzione degli orari di funzionamento rappresenta uno degli strumenti a disposizione dell'amministrazione per prevenire e contrastare il rischio di gioco d'azzardo patologico (GAP), senza impedire agli esercizi di rimanere aperti.

I giudici hanno quindi ritenuto che la nuova ordinanza non presenti gli stessi problemi del precedente provvedimento del 2018. La differenza, sottolineata nella sentenza, sta innanzitutto nell'entità della limitazione: l'attuale disciplina si mantiene entro la soglia delle sei ore giornaliere considerata adeguata e proporzionata dalla giurisprudenza e richiamata nell'ambito dell'Intesa della Conferenza Unificata del 7 settembre 2017.

Anche la scelta di distribuire lo stop in tre fasce orarie è stata ritenuta legittima. Le contestazioni sull'efficacia dei singoli intervalli, secondo il Tribunale, non sono sufficienti a dimostrare una «macroscopica illogicità o incongruenza» nella decisione dell'amministrazione.

Il principio seguito dal Tar è quindi quello del bilanciamento tra gli interessi economici degli operatori e la tutela della salute pubblica. La limitazione degli orari, osservano i giudici, costituisce un intervento preventivo che incide sui tempi di utilizzo degli apparecchi, senza vietare l'attività delle sale da gioco.

Monza e gioco d'azzardo, i dati che hanno convinto il Tar

È soprattutto sull'istruttoria che emerge una delle differenze più importanti rispetto al passato. Il Comune ha infatti costruito la nuova ordinanza utilizzando una serie di dati provenienti da fonti diverse.

Tra gli elementi esaminati dal Tar figurano il Servizio per le Dipendenze dell'ASST Monza, il report sulla mappatura dell'offerta di gioco e sull'analisi dei questionari rivolti alla popolazione giovanile di Monza e Brianza e i dati dell'applicativo S.M.A.R.T. dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, utilizzato per il monitoraggio della raccolta territoriale del gioco fisico.

Ed è proprio dai dati S.M.A.R.T. che arriva uno dei numeri più significativi contenuti nella sentenza. Tra gennaio e dicembre 2024, a Monza la spesa complessiva per il gioco è stata quantificata in 30.796.522,91 euro. Per i soli apparecchi indicati dall'articolo 110, comma 6, lettere a) e b) del TULPS, la spesa è stata invece pari a 13.257.354,77 euro.

Il Tar richiama inoltre i dati del SerD, dai quali emerge il numero delle persone assistite per GAP nella provincia di Monza e Brianza e un trend definito in costante crescita negli ultimi anni, fatta eccezione per il periodo dell'emergenza pandemica.

Per i giudici non è necessario dimostrare il superamento di una determinata soglia numerica di casi di ludopatia per poter intervenire. Il fenomeno, sottolinea la sentenza, presenta anche una componente sommersa: una parte dei giocatori patologici non si rivolge alle strutture sanitarie o assistenziali.

La differenza con l'ordinanza del 2018

Il confronto con il passato è un altro passaggio decisivo della sentenza. Nel 2018 il Comune di Monza aveva già introdotto una forte limitazione degli orari di gioco, ma quel provvedimento era stato successivamente annullato in sede di ricorso straordinario.

Il problema individuato allora riguardava soprattutto istruttoria e motivazione: la precedente disciplina si discostava sensibilmente dalla soglia delle sei ore richiamata dall'Intesa del 2017 senza fornire una motivazione sufficiente per spiegare quella scelta.

Secondo il Tar, la situazione attuale è diversa. La nuova ordinanza mantiene infatti la sospensione complessiva entro le sei ore, una soglia che la giurisprudenza amministrativa considera compatibile con l'obiettivo di tutela della salute. Per questo, spiegano i giudici, non è necessaria la stessa motivazione puntuale che sarebbe stata richiesta per una limitazione molto più ampia.

Il Comune, inoltre, non si è limitato a fissare gli orari, ma ha supportato la decisione con dati sulla diffusione del gioco e sul fenomeno della dipendenza. È questo insieme di elementi che ha portato il Tribunale a escludere il denunciato difetto di istruttoria e di motivazione.

Due ricorsi contro il Comune: entrambi respinti

La decisione del Tar non riguarda un'unica contestazione. Le sentenze esaminate riguardano due distinti ricorsi contro la disciplina introdotta dal Comune.

In entrambi i casi il Tribunale ha concluso per il rigetto delle domande. Per uno dei ricorsi, il dispositivo dispone inoltre la condanna della parte ricorrente al pagamento di 3.000 euro di spese di lite in favore del Comune di Monza; analoga condanna è prevista nell'altra decisione.
Il Tar ha infine richiamato anche il principio di precauzione, ritenendo che la misura adottata dal Comune sia coerente con l'esigenza di garantire un elevato livello di tutela della salute attraverso interventi preventivi in presenza di un rischio potenziale.

La disciplina delle slot a Monza, dunque, supera il vaglio del giudice amministrativo: per il Tar, le sei ore quotidiane di spegnimento e le tre fasce individuate dal Comune rappresentano una limitazione adeguata rispetto all'obiettivo di prevenire i rischi legati al gioco d'azzardo patologico.

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